Allegria! Per Giuseppe Vaccarini i metodo classico italiani non sono altro che “spumanti”!

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Chi legge regolarmente questo blog si sarà facilmente accorto con quale ostinazione io mi batta contro l’utilizzo del generico termine “spumanti” (o “spumante”, che nell’ampio uso comune connota sia i vini prodotti con la tecnica della rifermentazione in bottiglia sia i vini prodotti velocemente in autoclave con metodo Martinotti/Charmat.
Ho ripetuto un sacco di volte sino alla nausea che nessuna confusione è possibile tra tipi di vini che in comune hanno una solo cosa, le “bollicine”, e chi comunica, ed il consumatore, deve abituarsi a chiamare i vini con il loro nome senza usare termini che generano solo confusione. Perché “spumante” può significare indifferentemente il Trento Doc Giulio Ferrari, il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Vigneti del Fol di Bisol, un Prosecco Doc, l’Asti Docg La Selvatica di Romano Dogliotti o uno spumantino generico.
Oggi ho però scoperto una persona che quando scrive e dice “spumanti” ha le idee chiare e sa bene a quale tipo di prodotto faccia riferimento. Per lui “spumanti” non vale indifferentemente per le diverse e inconciliabili tipologie di prodotto sopra indicate, e nemmeno, come verrebbe da pensare, vista la frequenza con la quale si legge che “spumante” italiano è ormai sinonimo di Prosecco (e al massimo di Prosecco e di Asti), significa Prosecco Doc e/o Docg.
Come si può leggere a pagina 59 del numero di marzo/aprile della rivista Ristorazione&catering quando Giuseppe Vaccarini, Presidente dell’Aspi e past president dell’A.I.S., usa il termine Spumante si riferisce nientemeno che ai vini metodo classico prodotti in terra italiana.
Sorpresi data l’esperienza, la professionalità, l’indubbia preparazione dell’autore? Avete ben ragione di esserlo, e lo sareste ancora di più se leggeste l’intero articolo (cosa che potete fare scaricando il file PDF) dove Vaccarini esordisce chiedendosi se Spumanti e Champagne siano amici o nemici, quindi esprimendo il dubbio, a proposito del grande vino francese, “che chissà se quella terra, che in fondo è solo una regione della Francia e non tutto il paese, riesca veramente a produrre tutto quel po’ po’ di roba….” e poi definendo ripetutamente i metodo classici italiani spumante o spumanti.

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Questo essendo consapevole, visto che lo scrive, che ci si trova di fronte all’esistenza di “alcune denominazione italiane di spumanti”, che però si guarda bene dal nominare e dire quale siano, tanto per lui sono solo “spumanti”.
Denominazioni, aggiunge, alcune delle quali hanno “raggiunto negli anni obiettivi importanti, obiettivi che hanno reso famose queste denominazioni”, famose ma non per Vaccarini, che non ci dice quale siano, mentre “in altri territori l’obiettivo principale, tutt’altro che quello della compattezza e coesione d’intenti, scade ad essere quello della guerra al vicino, quello dell’assoluto individualismo e narcisismo”.
Accuse, quelle fatte a questi produttori italiani di metodo classico, pardon, di “spumanti”, espresse senza fare alcun nome, alla faccia della correttezza e completezza dell’informazione.
Prendersela per questo modo di fare? Niente affatto, il grande sommelier già campione del mondo nel 1978, è assolutamente coerente. Così come con procedimento innovativo e creativo preferisce chiamare “spumanti” i vini metodo classico che possono contare su ben precise denominazioni, Alta Langa, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trento, con altrettanto riserbo e ritrosia nel fare i nomi non ci dice chi non voglia “affermarsi al di là del proprio giardinetto” e faccia “la guerra al vicino” con “assoluto individualismo e narcisismo”. Tu chiamala, se vuoi, informazione…

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