C’è anche lo Spritz a motivare il successo del Prosecco

Aperolspritz

Ci si interroga spesso sul successo, internazionale, del Prosecco (Doc o Docg poco cambia). I motivi sono più volte stati indicati e sono innumerevoli: prezzo moderato e popolare, gusto accattivante e non impegnativo, nome facile da ricordare anche all’estero, massa di prodotto disponibile, l’abilità nel proporsi come sinonimo di “spumante” italiano.
E poi aggiungerei, oltre all’universale diffusione del prodotto, alla sua diffusa modalità di consumo a bicchiere, soprattutto nei bar (e non è più un fenomeno del Nord Est, ma coinvolge tante regioni italiane e alcuni Paesi esteri, soprattutto di lingua tedesca), una comunicazione e pubblicità che definirei trasversale che riesce facilmente a raggiungere il pubblico giovane.
Se poi si aggiunge che si tratta di una pubblicità effettuata attraverso quel canale potentissimo che si chiama televisione, allora è facile capire quale forza possa avere. Non so se avete notato in questo periodo, in onda su tutti i canali, pubblici e privati (non solo i grossi network nazionali ma anche quelli a diffusione regionale o locale) lo spot, che potete vedere qui, di un celeberrimo aperitivo analcolico dal colore arancione, nato inizialmente a Padova e dal 2003 prodotto da un potente Gruppo multinazionale.
Nello spot che pubblicizza una particolare variante di questo aperitivo, si legge chiaramente più volte il nome Prosecco (anzi prosecco con la p minuscola), perché lo Spritz, questo il suo nome, “si ottiene miscelando in un bicchiere con ghiaccio tre parti di prosecco, due dell’aperitivo in oggetto e una di seltz aggiungendo alla fine una fetta di arancia”.
Si tenga conto che il gruppo multinazionale è proprietario di un celebre marchio, nato a Torino, che come altri marchi storici piemontesi è stato indotto dalle logiche del mercato a commercializzare anche Prosecco. Ovviamente Prosecco Doc, come viene indicato nella pubblicità.
Grazie a spot tambureggianti come questo, ad iniziative di marketing quale questa che si realizzerà a breve in UK, un certo pubblico giovane che di vino magari sa poco o niente scopre l’esistenza, per il momento quale ingrediente principale dello Spritz, del Prosecco. E poi potrà essere indotto a provarlo e conoscerlo in sé e magari, tramite questa via, diventerà un prosecchista. Questo grazie ad uno spot televisivo ad ampia diffusione realizzato e diffuso grazie alle ingenti possibilità finanziarie della multinazionale.
Bene, se ci si fa caso, nessun altro “concorrente” del settore “spumantistico”, non dico i vari protagonisti del metodo classico, ma nemmeno l’Asti, possono contare su un effetto traino così potente come quello rappresentato da una forma di advertising simile.
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Va dunque detto che il consumo e le vendite di Prosecco sono in aumento anche perché il vino veneto-friulano è utilizzato come componente numero uno di un particolare popolare aperitivo.
Poco conta che per parecchi suoi utenti il Prosecco possa essere concepito solo come tale e che delle sue qualità enoiche, della sua storia, delle differenze tra il Prosecco Superiore della zona storica ed il Prosecco Doc prodotto nel resto del Veneto ed in Friuli Venezia Giulia, non si sappia nulla.
Intanto lo si utilizza e lo si vende come tale ed il resto è una forma di investimento e di comunicazione a favore di nuovi potenziali consumatori o di tradizionali conoscitori e bevitori di vino che attraverso lo spot di un aperitivo si vedono ricordare e pubblicizzare un vino, in questo caso una wine commodity, a loro già ben noto.
Come stupirsi dunque se i Prosecco riescono a raggiungere numeri che per i metodo classico sono irraggiungibili?

4 commenti

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4 commenti

  1. silvana biasutti

    maggio 14, 2014 alle 2:05 pm

    Io penso, da sempre, che il successo del Prosecco nasca nelle famigliole italiane. Un vino “della festa”, un vino che “non se la tira” (lo dico da non appassionata del genere), un’occasione per guardarsi negli occhi brindando alle piccole gioie quotidiane (esistono anche quelle). Insomma un fenomeno (in Italia e alle sue origini) piccolo borghese che poi si è evoluto ed è divenuto consistente. E’ solo una mia percezione?

  2. Matteo

    maggio 14, 2014 alle 4:53 pm

    Ancora più buono se ci si spreme dentro un po’ di arancia!!
    Per chi interessa sul nostro blog c’è un articolo sul successo del prosecco, tesina presentata per un esame del WSET Diploma.

  3. GiovanniP

    maggio 14, 2014 alle 6:14 pm

    Solo una piccola annotazione : l’aperitivo arancione al quale fa riferimento non è analcolico ma , se non sbaglio, dovrebbe avere una gradazione di 11%VolAlc.

  4. andrea

    maggio 19, 2014 alle 10:53 pm

    Spritz “da uomo” (tradizionale) : 1/2 vino bianco (non necessariamente Prosecco) 1/2 seltz, + una “macchiatura” di Bitter , scorza di limone .
    Spritz “da donna” come sopra ma aperitivo arancione .
    Tutto il resto può essere evoluzione , imitazione , innovazione , mistificazione a seconda delle convinzioni …..

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