Champagne: andamento spedizioni 2013 nei primi dieci Paesi importatori

ExportChampagne

I decrementi complessivamente superiori agli incrementi

Ho cercato di approfondire un po’ come mi era possibile – il rapporto completo dettagliato sul 2013 non è ancora disponibile on line – comparando i dati definitivi relativi al 2012 ai dati sommari relativi all’anno scorso sinora forniti, l’andamento delle spedizioni dello Champagne nei principali dieci mercati.

Nessuna rivoluzione, ma qualche cambiamento significativo sicuramente ci è stato. Il Regno Unito resta, e non c’erano dubbi in merito, il primo mercato export con 30.786. 727 bottiglie, ma con un calo da non trascurare di un milione seicentotremila pezzi (1.663.708). Rispetto al 2007, quando si superò quota 39 milioni, il decremento è quasi di otto milioni e mezzo di esemplari e dal 2010 al 2013 di quattro milioni settecento.

Gli Stati Uniti con quasi 18 milioni di pezzi resta il secondo mercato, con un aumento di 170 mila pezzi, la Germania resta il terzo con poco più di dodici milioni, perdendo duecentomila esemplari.

Gli incrementi interessanti li troviamo al quarto, quinto e sesto posto nella classifica degli importatori, rispettivamente appannaggio di Giappone, Belgio e Australia, che complessivamente crescono rispetto al 2012 di quasi due milioni quattrocentomila esemplari.

Il Giappone cresce di 600 mila e arriva a quota 9.674.446, il Belgio di quasi un milione duecentomila arrivando a 9.525.304, l’Australia supera di poco i sei milioni di unità, con una crescita di 600.000 rispetto al 2012.

Un altro piccolo incremento, di 170 mila bottiglie, fa registrare, al decimo posto, la Svezia che oggi sfiora quota due milioni e mezzo di bottiglie di Champagne.

Brusco passo indietro e retrocessione al settimo posto, superata dall’Australia, per l’Italia, dove nel 2013 si sono importate quasi 900 mila bottiglie in meno (nel 2012 erano state sei milioni duecento quarantacinquemila) e piccole perdite, contenute rispettivamente in duecentomila e sessantamila pezzi, per Svizzera, che resta comunque al di sopra dei cinque milioni e Spagna (tre milioni).

Tenendo sempre conto dei primi dieci Paesi importatori i decrementi sono superiori agli incrementi di 300 mila unità.

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