Accordo Gruppo Lunelli – Bisol: continuano le perplessità sull’operazione

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Continuano ad apparire un mistero le motivazioni, leggi articolo qui, che hanno portato il Gruppo Lunelli, proprietario del marchio di universale notorietà Ferrari, leader indiscusso del metodo classico in Trentino a decidere di entrare al 50% in Bisol da sempre marchio di riferimento nel mondo del Prosecco Superiore mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale “volto a finanziare un ambizioso piano di crescita da realizzare nel segno della continuità” o meglio “per permettere alla storica cantina di Valdobbiadene di affrontare da protagonista la sfida del mercato globale”.
Stupisce la quota del 50% sottoscritta che mantiene le due famiglie sullo stesso piano e non vede nessuna prevalere in termini percentuali, come sarebbe invece avvenuto con un 49% contro un 51%, e che presuppone un perfetto e continuo accordo decisionale e operativo.
Parlando lunedì al Vinitaly con diversi “trentodocchisti” ho colto in tutti una notevole perplessità nei riguardi di questo accordo che di fatto vede l’immagine e l’operatore numero uno del Trento Doc entrare a patti e sostenere l’immagine e il “piano di crescita” di un prodotto che oggettivamente è concorrente anche se profondamente diverso.
L’unica spiegazione possibile è che essendosi un po’ arenato il mercato interno dei loro Trento Doc, che o mantengono le posizioni o cedono leggermente, ed essendo indispensabile aumentare la quota, che quest’anno è leggermente cresciuta, dell’export dei loro metodo classico appoggiarsi ad un marchio fortissimo all’estero dove Bisol, possa aiutare a vendere più Trento.
Non so con quali politiche commerciali studiate insieme dai due alleati, magari con il sistema “ti vendo Bisol tra i leader del Prosecco e tu compri insieme uno dei leader del metodo classico italiano”, resta il fatto che tra gli operatori trentini, i cui stand al Vinitaly nel padiglione 3 erano intensamente frequentati, in particolare quelli di Ferrari, Rotari Mezzacorona e Cavit, e quello collettivo del Trento Doc, permane molta perplessità su questa ennesima operazione che vede un protagonista regionale scegliere di investire fuori regione e sostenere un prodotto, il Prosecco Superiore, che è antagonista non solo del Trento Doc, ma del tanto “spumante” Charmat che viene prodotto in provincia di Trento.

Nuovo sito Internet per l’Istituto Trento Doc

 

Bollicinemontagna

A proposito di Trento Doc va segnalato il completamento e la pubblicazione on line della nuova versione del sito Internet dell’Istituto Trento Doc realizzato in collaborazione con l’Agenzia di comunicazione Archimede di Trento.
La prima impressione, sia dal punto di vista grafico che della funzionalità, (sorprende il fatto che nella galleria di ognuna delle quaranta cantine aderenti oltre ad un breve testo di presentazione di ognuna di loro non ci sia il rimando alle rispettive pagine Web aziendali) è positiva, il sito è fresco, vivace e si presenta bene. Peccato che si sia rinunciato a presentare il Trento Doc o TrentoDoc per se stesso, basta il nome, ma lo si sia ripetutamente definito “spumante”. Come uno Charmat cosa da cui un metodo classico è profondamente diverso.
E così’ leggiamo “bollicine di montagna spumante di montagna”, “Trentodoc è uno spumante metodo classico”, “spumanti metodo classico Trentodoc”, “Trentodoc – vino spumante metodo classico” e l’assicurazione che il Trento Doc è “tra i migliori spumanti italiani”. Come a dire che la sicurezza sulla capacità di comunicazione del marchio e della denominazione non è poi così forte si si continua a ricordare che è uno spumante…

3 commenti

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3 commenti

  1. fabry

    aprile 8, 2014 alle 5:07 pm

    Io non capisco le perplessità dei “trentodocchisti”. Comprare il 50% di una azienda che produce un prodotto concorrente vuol dire scendere a patti? Se poi si legge la frase “per permettere alla storica cantina di Valdobbiadene di affrontare da protagonista la sfida del mercato globale” si capisce chi comanda. Probabilmente il 50-50 è stato temporaneamente imposto da qualcuno per non perdere su tutta la linea, vedrà che tra poco se la prenderà tutta.
    Possedere il 50% di un “nemico” non la vedo proprio una brutta mossa o no?

    • Franco Ziliani

      aprile 9, 2014 alle 9:59 am

      e chi ha mai detto che comprando il 50% di un’azienda che produce un vino concorrente significa “scendere a patti”? Mai scritto e mai pensato…

  2. giuseppe verdi

    maggio 1, 2014 alle 5:33 pm

    Comincio a credere che “in epoca renziana” l’uso del termine spumante possa essere anche un atto di onestà intellettuale…

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