L’impegno per l’ambiente dei coltivatori delle DOCG Prosecco

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Molto interessante e di vitale importanza il tema che Alessandro Carlassare pone in questo suo intervento che riguarda la zona di produzione dei Prosecco Docg, ma si può benissimo estendere, visto che l’impegno per l’ambiente riguarda tutti, anche ad altre zone di produzione. Buona lettura

Abito e vivo nella zona delle DOCG Prosecco: pochi minuti da casa mia e mi posso ritrovare in centro a Valdobbiadene oppure ad Asolo, le due capitali delle DOCG Prosecco (anche se Valdobbiadene divide tale compito con Conegliano), pertanto mi sarebbe stato impossibile non cogliere le forti discussioni sull’impatto che la viticultura ha nei confronti del territorio. Discussioni spesso pretestuose, alcune volte giuste, altre errate, ma comunque mai sviluppate con la dovuta imparzialità.

Ne ho discusso con Andrea, persona alquanto sensibile al discorso “ambiente che ci circonda” (visto che, come me, abita e vive a pochi metri da campi coltivati e vigneti) ma che da tecnico obbiettivo ama il confronto aperto.

Questo è quanto emerso dalla nostra chiacchierata.

Accusati, spesso a vanvera, di pensare troppo ai soldi e di infischiarsene della salute e dell’ ambiente, i coltivatori ed i produttori  delle due DOCG (spesso frettolosamente e genericamente denominati “Prosecchisti”) si stanno impegnando per adottare delle pratiche sostenibili nel processo di coltivazione .

Le critiche arrivano soprattutto da comitati di pseudo ambientalisti, partecipati da alcuni duri puri, convinti in modo integralista delle loro verità e in altri da delusi e arrabbiati che, una volta scoperto che la campagna dove si sono costruiti la prima o la seconda casa (sempre con il beneplacito della locale giunta comunale che, sino a qualche anno fa, trasformava terreni da agricoli ad edificativi per pura simpatia) era stranamente un luogo produttivo e non un’ arcadia di giovani pastorelle con armenti …

E quindi via con la raccolte di firme, pressioni politiche, articoli sulla stampa e sul web, (a volte puro ed autentico terrorismo mediatico), richiesta di approfondite indagini sanitarie (che assolvendo quasi sempre i produttori vengono zittite al suono di “non attendibili” ). Tutte azioni spesso ispirate e cavalcate da qualche politico che coglie l’occasione per garantirsi la perpetuazione di poltrona …

Per fortuna i “Prosecchisti” sono  pratici e realisti e, pur sopportando malvolentieri le accuse (quasi sempre ingiuste), non sono rimasti con le mani in mano.

Recentemente si sono posti le seguenti domande :

Senza sacrificare la produzione posso impattare meno ?

Vivo e lavoro meglio utilizzando principi attivi meno tossici?

L’ immagine di un produzione più sostenibile può essere argomento di marketing?

Posso spendere meno ?

Le risposte sono tre si ed un sonoro no .

Si può impattare  meno sull’ambiente senza intaccare la produzione: si sono introdotti infatti dei nuovi principi attivi che offrono quasi la stessa protezione dalla peronospora del famigerato “mancozeb”: basta usarli seguendo attentamente le indicazioni dei tecnici .

E si può limitare il numero dei trattamenti con una precisa rilevazione e accurata interpretazione  dei dati agro-meteorologici.

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Vivo e lavoro meglio se utilizzo dei principi attivi meno tossici ?

Ovvio che si: sul trattore ci sono io viticoltore, mica chi protesta! Basta non fissarsi con l’antico adagio che se 10 grammi per ettolitro fanno bene, 20 faranno sicuramente meglio…

Basta attenersi a regole e principi dettati dalla scienza e non dall’empirismo, e magari non fissarsi sull’ utilizzo del rame a tutti i costi (ammesso in agricoltura biologica), che rimane sempre un metallo pesante con problemi di accumulo non ancora completamente valutati .

L’immagine di una produzione più sostenibile è certamente un ottimo argomento di marketing, soprattutto nei mercati europei e nord americani, anche per la promozione dell’enoturismo .

E’ interesse dei produttori ricostruire una verginità del territorio dopo due decenni di “più facciamo meglio è” e di quello che si può definire tranquillamente “il paesaggio del capannone selvaggio” (di questo la colpa va addossata a pseudo artigiani e pseudo industriali).

Spendere meno?

Sicuramente no: le nuove molecole e l’assistenza qualificata, gli interventi mirati e le nuove macchine costano parecchio, e di questo i “Prosecchisti” se ne rendono conto, ed il tutto deve procedere speditamente ma anche con economicità.

Nel territorio delle due Prosecco DOCG, nel campo della difesa, sono impegnati coltivatori , tecnici , sperimentatori , controllori etc. Gli effetti  di tutto questo lavoro si possono già riscontrare  sul campo:

Protocolli di difesa che privilegiano le molecole meno impattanti ,

Rilevamento dei dati agro meteo precisa e conseguente  informazione capillare, la quale permette di ridurre i trattamenti allo stretto indispensabile.

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Costante ricerca e sperimentazione su nuovi principi attivi meno tossici per l’ ambiente ,

Revisione delle macchine irroratrici ben prima dell’obbligo di legge ,

Introduzione (ove possibile) degli atomizzatori con recupero della deriva. (e su questo punto insisterei sino allo sfinimento)

E’ utile specificare che tutte le pratiche di cui sopra sono adottate volontariamente in aggiunta alle disposizioni di legge vigenti ed ai controlli obbligatori:  registro dei trattamenti, abilitazioni all’impiego tramite relativi corsi ed esami, revisione delle irroratrici, ispezioni di USL, NAC (ex NAS), AVEPA, VALORITALIA, GDF, ICQRF, INPS , INAIL , ISPETTORATO DEL LAVORO, CFS , etc, etc,

Un po’ alla volta anche i più reticenti stanno considerando la sostenibilità alla stregua di un normale fattore produttivo, da introdurre nei processi per la costruzione e mantenimento del fenomeno Prosecco.

Nonostante  qualcuno tenti di irridere all’impegno profuso resta comunque la speranza che questi sforzi vengano riconosciuti dai consumatori di Prosecco, dagli abitanti della zona e perché no anche dai responsabili dei comitati di cui sopra…. ed alla lunga vedremo!

Alessandro Carlassare

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