Spending rewiew: ma ha ancora senso oggi personalizzare le bottiglie dei metodo classico?

punto-interrogativo-e-pensatore

Non ha assolutamente alcuna pretesa di essere particolarmente originale o innovativo il piccolo ragionamento che vado a proporre, ma credo che nel clima generale di “spending rewiew” che tocca tutte le aziende – oltre che i consumatori – non sia peregrino, soprattutto nell’ottica di quel prezzo finale che non solo deve essere giustificato effettivamente dalla qualità, ma il più possibile contenuto, fare un discorso relativo ai contenitori dei vini, ovvero alle bottiglie.

E’ spettacolo diffuso, non sarà sfuggito ai più attenti osservatori, a coloro che le bottiglie non solo osservano ma maneggiano, che un po’ in tutte le zone spumantistiche italiane, metodo classico e Charmat, negli ultimi anni si è diffusa la tendenza (non la chiamo ancora moda) di personalizzare le bottiglie. Mi riferisco non solo e non tanto alla grafica delle etichette, che cambiano con un turn over che fa felici grafici e stampatori, ma alla forma vera e propria della bottiglia.

A molti la classica champagnotta sembra non andare più a genio, pare superata, demodé, una soluzione banale e quindi, probabilmente con la volontà di farsi notare, di spiccare sullo scaffale, ecco che si parte alla ricerca della soluzione personalizzata, della forma speciale che quando la incontri non puoi non notarla.

Siamo in un libero mercato e quindi nessuno può impedire di seguire la strada che tanti anni fa, con grande successo e lungimiranza, seguì e indicò Bellavista in Franciacorta. Ma quello che aveva un senso, eccome, oltre trent’anni fa, rischia di apparire oggi solo un “capriccio” soprattutto nel caso di aziende che non esordiscono sul mercato, non sono le ultime arrivate e hanno la stringente necessità di farsi notare, di dire “ci sono anch’io!”, (e in questo senso do una qualche giustificazione alla speciale bottiglia, vagamente d’ispirazione champenoise…, della franciacortina Derbusco Cives…) ma sul mercato sono presenti da molto tempo.

Immagino già le obiezioni: ma queste bottiglie speciali, progettate, studiate, realizzate con stampi particolari, sono riservate a cuvée particolari prodotte in piccoli numeri, servono a caratterizzare il prodotto! E se così fosse, e così è, sarebbero ancora più costose perché richiederebbero un costo supplementare per pochi esemplari e di fatto annullerebbero qualsiasi discorso di economia di scala. Che sussiste, ma sempre con una spesa supplementare,  che ovviamente è a carico del consumatore finale, anche quando la  bottiglia di foggia speciale, è destinata non solo ad una cuvée limitata e numerata ma ai diversi metodo classico che rappresentano la gamma di un’azienda.

Domanda: ma il consumatore normale di oggi, non l’estroverso che apprezza tutto quanto è originale, glamour, variopinto, ha proprio bisogno, per scegliere il vino di quella determinata azienda e non di un’altra, che quel vino con le bollicine gli venga proposto in un contenitore stile “famolo strano”?

Ha davvero bisogno della bottiglia che sembra disegnata da un designer addetto ai flaconi di profumo o dai super fantasiosi inventori di tante bottiglie di grappa degli anni Novanta? Vuole essere “catturato” dalla stranezza, dalla particolarità, dall’estro, dalla forma inusuale o forse preferirebbe essere convinto dalla qualità del contenuto della bottiglia, anche se di normale champagnotta si trattasse?

Per concludere, non c’è il rischio, mi chiedo con un pizzico di cattiva fede, e di reo confessa ignoranza delle leggi (sottili) del marketing, che il messaggio che alla fine passa è relativo alla forma della bottiglia e non alle prerogative organolettiche del vino?

E infine, visto che risparmiare “necesse est”, perché non cominciare a farlo rinunciando a queste forme di personalizzazione che sanno tanto di epoca prima della crisi? Questo il mio modesto punto di vista: voi cosa ne pensate?

3 commenti

Condividi

3 commenti

  1. Vittorio Merlo

    marzo 19, 2014 alle 6:33 pm

    Il consumatore erudito ed appassionato di vino certamente non ha bisogno di queste operazioni di marketing per acquistare una bottiglia. Ma certamente il consumatore medio, che rappresenta la maggioranza degli acquirenti di vino, basa la scelta soprattutto sul packaging e sul marchio, reso identificabile anche dalla bottiglia personalizzata. Inoltre oramai le ditte produttrici nel loro portfolio hanno una gamma variegata di bottiglie,che di fatto non causa un eccessivo aumento dei costi per la cantina.

  2. bevo_eno

    marzo 20, 2014 alle 3:57 pm

    da consumatore penso che un packaging curato sia sinonimo di un prodotto altrettanto curato (attenzione ho usato la parola CURATO, diverso da APPARISCENTE),
    viceversa
    un packaging anonimo e/o sciatto non può certo valorizzare il prodotto

  3. andrea brocchetti

    marzo 24, 2014 alle 9:03 pm

    Pienamente d’accordo con i commenti precedenti;per un buon conoscitore di vino o un appassionato non c’è bisogno della bottiglia estrosa…questo serve per far colpo soprattutto sul cliente occasionale che tra le tante bottiglie non sa quale scegliere e il suo occhio cade sul packaging più accattivante! Questa tesi è cmq confermata dai produttori stessi! E questo spiega il boom di bottiglie ed etichette nuove in forme e colori…essendo poi che il franciacorta punta sempre più a un mercato globale,una cura maggiore della confezione colpisce maggiormente i nuovi consumatori!

Lascia un commento

Connect with Facebook