Cava Gran Reserva Brut Celler Batlle 2001 Gramona

Denominazione: Cava
Metodo: classico
Uvaggio: Xarel.lo, Macabeo
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


gramona-celler-batlle-gran-reserva-brutMentre siamo ancora in attesa, come ho già scritto, che il Consejo Regulador del Cava renda noto (siamo già a marzo ed evidentemente i calcoli devono essere complessi o i risultati non esaltanti…) l’andamento delle expediciones “caviste” nel 2013, vale la pena rifarsi la bocca stappando e mettendo alla prova uno dei prodotti di punta di una delle migliori case produttrici di metodo classico attive in Spagna.

Sto parlando di Gramona, che come ho già avuto modo di scrivere nacque dall’unione di due dinastie familiari legate al mondo del vino: Batlle e Gramona. I Gramona diedero nome all’azienda mentre “Nel 1881, Pau Batlle, approfittando della crescente domanda dovuta alla fillossera in Francia, inizia la vinificazione in strutture costruite nel “Celler Batlle” nel retro della casa di famiglia a San Sadurní d’Anoia”.

Le prime bollicine vedono la luce intorno al 1921, commercializzate come “champagne” e affinate nelle vecchie cantine di Sant Sadurní d’Anoia. Oggi che l’azienda ha compiuto 133 anni ed è alla sua quinta generazione familiare la gamma dei vini prodotti da Gramona è piuttosto ampia e comprende sia Cava espressione di uve autoctone sia con il contributo di Chardonnay e Pinot nero, sia vini fermi rossi rosati e bianchi da varietà aromatiche. Va ricordato che Gramona con “III Lustros” diede vita nel 1971 ad uno dei primi ”Brut Nature“ del mercato del Cava.

Il Cava di cui intendo occuparmi oggi è uno dei vini più ambiziosi della serie, un Brut Gran Reserva millesimato 2001 che riposa sui lieviti oltre otto anni e che porta il nome storico di Celler Batlle che rimanda alle origini dell’avventura aziendale. Un Cava espressione di un terroir particolare, denominato La Plana, sintesi di 70% Xarel·lo e 30% di Macabeo, la prima delle due uve eccellente per esaltare la nota aromatica, mentre il Macabeo, con la sua maturazione tardiva assicura buona struttura.

Anche se non veniva riportata in retroetichetta la data di sboccatura doveva essere di qualche anno precedente. Personalmente, come ho spesso scritto, sono sempre timoroso di fronte ai metodo classico che hanno trascorso un lunghissimo periodo di affinamento sui lieviti, perché sovente quel che guadagni in potenza e struttura sacrifichi in armonia e leggerezza. Contemporaneamente sono molto ammirato dal coraggio delle aziende di tentare la strada di un invecchiamento prolungato e spero sempre che si sia trattata di una scelta ben ponderata e ragionata.

Nel caso di questo Celler Batlle 2001 lo è stata ampiamente perché il vino mostra non solo un savoir faire tecnico e un perfetto controllo di tutti gli aspetti, ma una vitalità che sarebbe stato difficile attendersi dato il suo millesimo.

Bello il colore, un paglierino oro molto intenso con una vena leggermente ramata, sottile e persistente, ancora ricco di energia, il perlage. Il naso mostra inizialmente un’impressione di maturità avanzata e un predominio di aromi terziari, frutta secca tostata, noce moscata, spezie, ma poi emerge lentamente e prende ampiezza e densità la frutta esotica, mango e papaia e la maturità, grazie ad una nitida vena salata e quasi salmastra, ad un tono minerale, si combina bene con la freschezza.

La bocca apre subito ricca, molto secca, dinamica, con buona articolazione e una notevole croccantezza delle bolle, per poi allargarsi, giustamente matura, su un frutto dotato ancora di una naturale dolcezza e soavità, con buona persistenza lunga, nerbo e piacevolezza. Vino dall’indubbio carattere gastronomico, da un proporre come aperitivo o su antipasti, ma su preparazioni elaborate di pesce.

6 commenti

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6 commenti

  1. giulo

    marzo 13, 2014 alle 4:41 pm

    Altra particolarità del Celler Battle è che il tiraggio viene fatto utilizzando un tappo di sughero aggraffato, e non il solito tappo corona.

    Secondo Jaume Gramona la pratica, pur raddoppiando teoricamente il rischio di gusti di tappo, conferisce una complessità particolare al prodotto.

  2. Cristian

    luglio 20, 2014 alle 3:04 pm

    Buongiorno ma in Italia dove si possono trovare i gava? Non ne avevo mai sentito parlare di metodo classico in Spagna…

    • Franco Ziliani

      luglio 21, 2014 alle 1:07 pm

      Alcune tra le più importanti bodegas di Cava sono regolarmente distribuite in Italia

  3. Piero

    settembre 10, 2016 alle 4:58 pm

    Buongiorno, conservo una bottiglia Celler Batlle Gramona Gran Reserva 2000 Brut Cava. Posso sapere qual’è il suo prezzo di mercato. Grazie

  4. Stefano

    novembre 3, 2017 alle 11:52 am

    Frequentiamo Gramona dal 2008, conosciamo bene Roc, ultimo della dinastia che sta affinando le sue tecniche e le sue conoscenze in giro per il mondo. Portiamo ogni anno 40-60 studenti dell’agrario di Bergamo per far scoprire loro le meraviglie di questa realtà e in estate e a capodanno riforniamo, per noi e per i nostri amici che hanno imparato ad apprezzare questi vini-cava, le nostre cantine.
    Non sono un esperto ma trovo il loro modo di lavorare, il loro entusiasmo e la loro tenacia un esempio per molte aziende che sacrificano la qualità per il cassetto. Mireia, abile sommelier e capace di rendere tutto semplice per chi studia di vino, tutti i suoi collaboratori che rendono la visita un piacevole momento di studio del vino

    • redazione

      novembre 3, 2017 alle 1:03 pm

      Stefano, lei porta studenti di Bergamo da Gramona e non porta me che a Bergamo abito?? Verguenza!

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