Bollicine italiane stravincono all’export: crescono volumi e valore

Comolli.

Il punto di vista, molto particolare, di Giampietro Comolli 

Ho molta stima e simpatia per Giampietro Comolli, che vanta un curriculum professionale, alla testa di importanti Consorzi e poi di aziende, di assoluto rispetto. Negli ultimi anni ha lavorato molto per l’Altamarca Trevigiana e ha creato l’Osservatorio economico vini spumanti effervescenti.
Periodicamente Comolli diffonde dei comunicati che definirei vagamente “trionfalistici” esaltando le performance, che indubbiamente esistono, di quelle che lui chiama indifferentemente “Bollicine e spumanti Italiani”. In questi comunicati Comolli cita abbondantemente numeri e statistiche che dice essere frutto di innumerevoli contatti ed elaborazioni dotate di una credibilità e base scientifica.
Io ho qualche perplessità, pur con tutta la simpatia umana per Comolli, in merito, ad esempio quando parla di “3,7 milioni di bottiglie importate (Champagne e Cava)” in Italia nel 2013 (quelle di Champagne erano oltre 6 milioni nel 2012 e non possono certo essersi ridotti del 50%), e penso che la sua visuale sia “vagamente” filo prosecchista.
E non capisco cosa Comolli intenda dire, quando parla, senza spiegare, di un “mercato italiano bloccato, infedele, discontinuo, ma non ancora maturo”.
Ho però deciso di pubblicare, come documento, e come contributo al dibattito, l’ultimo elaborato di Comolli, proponendolo all’attenzione dei lettori di questo blog. Buona lettura

“Bollicine e spumanti Italiani sulla cresta dell’onda. La produzione annua è stata di 434 milioni di bottiglie con un valore all’origine di 735 €/mil. Crescita dei volumi del 9,1%. Per il solo export ancora meglio: volumi a +11,5% e valore +16% rispetto al 2012.

Consumi totali stimati a 419.960.000 bottiglie di cui 397.250.000397.250.000 di bottiglie di metodo italiano e 22.710.000 di metodo tradizionale, ancora per il 92% consumato tutto in Italia e troppo legato alla “regionalità”. 277,6 milioni di bottiglie sono state stappate all’estero (in 78 Paesi) e 142,4 milioni sono state consumate in Italia. Giro d’affari al consumo totale stimato di 3,071 €/miliardi.
Al consumo, il valore di una bottiglia è in crescita anche del 18-20% in alcuni Paesi, a significare la crescita dell’appeal del binomio bollicine-Italia nel mondo, con una identità nazionale concentrata sulla tipologia di vino aromatico. Il mondo Prosecco (Valdobbiadene, Conegliano, Cartizze, Asolo, Prosecco Doc, Glera) incide per due bottiglie ogni tre. 307 milioni di bottiglie contro 304, per la prima volta la Piramide Prosecco supera il Mondo Champagne.

Il mercato italiano si presenta bloccato, infedele, discontinuo, ma non ancora maturo. Eccessivo il distacco fra produttore e consumatore: la complessa difficoltà della domanda impone più elasticità di metodi d’offerta. Il consumo nazionale, per il terzo anno consecutivo regredisce, -8,1 milioni di bottiglie (il 6,2%) in totale, compreso 3,7 milioni di bottiglie importate (Champagne e Cava).
Le bollicine nazionali hanno contribuito (per prezzo, qualità e immagine) a sostituire i vini importati. Rispetto al 2012, il dato generale del consumo in Italia è a –1,8%; mentre il valore al consumo registra un +0,5%. Un calo volumi 2013 più contenuto rispetto al divario fra 2011 e 2012 che aveva fatto registrare un –2,7%, ma non si può parlare di inversione di tendenza.

In 3 anni l’Horeca ha fatto registrare un calo di consumi di bollicine del 11%, soprattutto per le etichette con prezzi intermedi. Tengono i marchi più noti e di alto valore. In GD si riscontra una certa stabilità dei volumi, un leggero calo delle High Tags, crescono leggermente i volumi dei primi prezzi, il fatturato tiene o cresce leggermente a seconda delle insegne. <Il mercato nazionale ha bisogno di una nuova programmazione di marketing e strategia lungo periodo: più promozione commerciale e contatto diretto con il consumatore finale per crescita dei consumi. Il supporto conoscitivo e formativo fanno parte del mix di vendita: queste azioni devono essere più localizzate, soggettive e private, con inviti a toccare con mano, in fase di contrazione, discontinuità.> dice Giampietro Comolli

 

5 commenti

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5 commenti

  1. Nicola

    marzo 11, 2014 alle 5:00 pm

    Il documento è interessante, tuttavia non capisco l’ostinazione nel mettere a confronto prosecco e champagne come se si trattasse di prodotti simili. Per non parlare poi dei prezzi di vendita.

  2. M.Grazia

    marzo 12, 2014 alle 2:51 pm

    Quindi, Franco, a legger tra le righe è avvenuto il sorpasso di cui Comolli parlava un paio d’anni fa e il confronto viene riproposto.
    http://www.vinoalvino.org/blog/2011/06/champagne-sorpassato-dal-prosecco-uninformazione-insensata.html

    • Franco Ziliani

      marzo 12, 2014 alle 3:12 pm

      forse in puri termini numerici un sorpasso ci sarà anche stato, anche se mi sembra che avvenga tra soggetti profondamente diversi tra loro che mettere a confronto, anzi, in gara, non ha alcun senso.

  3. roberto m moschella

    marzo 13, 2014 alle 7:16 am

    Purtroppo nessuno parla o scrive sull’impatto ambientale di questa avanzata del prosecco.Si e’ esagerato e basta! Penso che chi e’ amante del bere bene si debba porre il problema (etico anche?)e comportarsi di consequenza. Dopo mia verifica e documentazione di riscontro, mi permetto di postare un link a riguardo:http://www.conegliano5stelle.it/pesticidi-e-sbancamenti-di-colline-non-e-prosecco/

  4. roberto m moschella

    marzo 13, 2014 alle 9:22 am

    Sulla questione ”cresce il prosecco ed aumentano i pesticidinella zona ” che ho postato:
    per evitare riserve e preconcetti vari, siccome ho riportato (a caso) un link di un noto gruppo politico, segnalo su argomento affine, un link dal website dell’autorevole Franco Giacosa :http://www.nutrizionenaturale.org/il-diserbo-chimico/
    dove e- riportato un dato statistico sulle tonnellate di prodotti chimici scaricati nella sola provincia di Treviso

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