Cava D.O. ancora nessun dato ufficiale sulle expediciones nel 2013

D.O.CAVA_

Stranamente, siamo ormai a fine febbraio, dal pianeta Cava, parlo del metodo classico simbolo della Spagna, e dal solitamente aggiornatissimo sito Internet del Consejo Regulador di una D.O. che conta su 32.255 ettari vitati, 163 imprese di elaborazione vino base e 212 bodegas elaboradoras de Cava non trapelano notizie su come siano andate le cose, commercialmente parlando, per le bollicine spagnole.

E’ sorprendente, anche perché cercando in Rete a parte una dichiarazione molto generica di inizio dicembre della rivista specializzata Mercados del vino, che riferiva di un’industria vinicola pronta ad affrontare con ottimismo le festività natalizie, che concentrano il 50% delle vendite annuali (in Spagna evidentemente la destagionalizzazione dei consumi è un processo ancora tutto da realizzare…) e fiduciosa di ottenere risultati migliori rispetto al 2012 “anno complicato per il consumo sul mercato interno”, non si riescono a trovare notizie più precise. E sicuramente non le dichiarazioni ufficiali rese tempestivamente note dallo Champagne e, in Italia, dalla Franciacorta.

Non sappiamo pertanto ad oggi se le cose nei consumi interni di una Spagna attanagliata dalla crisi economica siano andate meglio rispetto ad un anno scorso, quando con circa 82 milioni di pezzi consumati ci fu un decremento del 6,28%, che aveva fatto seguito al – 8,71% fatto segnare nel 2011. Con un calo complessivo biennale, del 15%, nel 2011-2012, pari a quasi 14 milioni di bottiglie.

Non sappiamo ancora ufficialmente se a tenere in piede le sorti della denominazione, che nel 2012 aveva comunque spedito 243 milioni di bottiglie, 161 milioni destinate all’export e 81,825 consumate in Spagna, siano state ancora una volta com’è ovvio pensarlo, le esportazioni, con Germania, Regno Unito, Belgio, Stati Uniti, Giappone e Francia (che aveva importato cinque milioni di pezzi) nelle prime posizioni.

Vedremo quando i dati definitivi saranno comunicati, per capire come questo popolarissimo metodo classico dai prezzi, salvo alcune speciali selezioni di eccellente livello e pensate come grandi vini e non wine commodity da battaglia, abbia saputo trarre profitto da una congiuntura dove i vini a basso prezzo, disponibili in importanti volumi, sono naturalmente privilegiati.

 

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