Eliseo Bisol Cuvée del Fondatore 2002 Bisol

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
7


LupiRossese 011Non spiccano certo per fantasia i produttori di “bollicine”, metodo classico e non, italiane. Spesso, volendo rendere omaggio alle persone che hanno dato vita o conferito un’impronta forte alle aziende che hanno ideato e fatto crescere, e volendo dedicare loro un vino che reputano particolarmente importante, finiscono inevitabilmente, manco non sapessero di ripercorrere cammini già tracciati, per usare per quel vino un nome già utilizzato.

Peccato, perché l’idea di celebrare con una speciale bottiglia il fondatore di un’azienda sarebbe bellissima se di Cuvée e Riserva del Fondatore, o variazioni sul tema, non ce ne fossero sul mercato almeno quattro o cinque. Il che ci conferma, con una battuta, che l’Italia non è solo, come si suol dire, un “Paese di santi poeti e navigatori”, ma anche di fondatori…

In questo caso per parlare del “fondatore” bisogna tornare a metà Ottocento, anzi al 1855, data di nascita di Eliseo Bisol, che diede vita alla realtà che oggi conosciamo soprattutto per la produzione di Conegliano Valdobbiadene tra i più apprezzati, ma che da molti anni, parlo almeno degli anni Settanta, dedica energie e passione anche ad una piccola produzione di metodo classico.

Pochi gli ettari dedicati a Chardonnay, Pinot Nero e, la cosa non deve sorprendere, visto il valore di questo vitigno e le sue potenzialità, anche nel cuore dell’area di produzione della Glera, anche a Pinot Bianco, vigneti esposti a Est Sud-Ovest in medio alta collina, allevati a cordone speronato, e vini anche grazie ad un lunghissimo affinamento sui lieviti mostrano una più che positiva evoluzione nel tempo. E’ questo il caso della Cuvée del Fondatore Eliseo Bisol di cui ho ritrovato in cantina e messo alla prova nientemeno che l’edizione 2002, con sboccatura risalente al caldo agosto 2012.

Sicuramente storceranno un po’ la bocca, di fronte agli undici anni d’età del vino, coloro che ad un metodo classico chiedono soprattutto freschezza, piacevolezza, immediatezza, nerbo, e le persone persuase che un vino con il suo carico di annetti sulle spalle anche se tenuto vivo da una bella acidità tenda un po’ ad appesantirsi, a perdere smalto, ad essere più largo e corposo, quando la struttura c’è, che dotato di una  coda lunga.

E’ quello che generalmente penso anch’io, che tendo anche a diffidare di liqueur d’expédition complicate (e in questo caso la scheda tecnica dichiara una “esasperata selezione delle miscele che costituiscono la liqueur”) ma perplessità confermata sulla scelta del nome “cuvée del Fondatore”, visto che sarebbe bastato chiamarlo Cuvée Eliseo Bisol e ricordare in retro etichetta chi sia stato e quale il suo ruolo, ma come già mi era successo altre volte, cito il caso di un Extra Brut pari anno, resto puntualmente spiazzato dai vieux millésimes Bisol.

E mi chiedo cosa conferisca loro questa tenuta da fondisti, questa capacità di venire fuori bene alla distanza, di reggere, di avere ancora equilibrio e non essere vini che stanno in piedi tirati per i capelli.

“Misteri”, se ci sono, che custodiscono gelosamente nella storica azienda di Santo Stefano di Valdobbiadene o forse merito del carattere di “divertissement”, di divagazione a margine, di queste produzioni in pochi esemplari (8130 per questo 2002) che vengono fatte non certo per motivi economici, il business in casa Bisol lo fanno con il Prosecco Superiore Docg, ma per una passione, passata con il testimone ad ogni generazione, per la tecnica della rifermentazione in bottiglia.

Intenso il colore, un paglierino oro piuttosto pronunciato, che fa subito capire di trovarsi di fronte ad un vino non nato ieri, ancora un apprezzabile perlage, di buona finezza e vivacità, e naso giocato sulle note della secchezza, ma largo, maturo, piuttosto caldo e variegato, con mandorle e nocciole tostate, una vena di miele e e di cacao, fieno e fiori secchi, ananas e mango, e una vivace sapidità. Un naso che si evolve, si allarga e non si perde nel bicchiere, che mostra una salda tenuta, una coerenza, una buona tessitura.

Discorso che vale anche passati all’assaggio, all’entrata in bocca, dove il vino si dispone ben strutturato, persistente, con spalla sostenuta e corpo ampio, morbido e rotondo al punto giusto, ma con un’acidità ancora viva che si fa sentire ed equilibra la materia ricca, una spiccata sapidità e una certa freschezza, che non è proprio quella che ci si deve attendere da un metodo classico giovane, pimpante e ancora nervoso, ma da un vino che con saggezza guarda e vive il trascorrere del tempo e ha ancora energie da spendere. E piacevolezza da regalare a chi senza farsi condizionare dall’annata in etichetta, 2002, lo stappi e lentamente lo assaggi…

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