Franciacorta Brut Contadi Castaldi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


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Su questo blog mi sono occupato di rado, nonostante le sue importanti dimensioni, qualcosa come circa 130 ettari vitati ed una produzione prossima al milione di pezzi, dell’altra azienda vinicola franciacortina della “galassia” Terra Moretti, la Contadi Castaldi di Adro.

Oltre un anno fa ho scritto, ricordando che questa azienda è quella che maggiormente ha creduto a questa tipologia e ne produce il maggior numero del Satèn, e mi piace ricordare come abbia saputo, in 25 anni di storia, sviluppare una personalità peculiare, diversa da quella della “casa madre” e gioiello, la Bellavista di Erbusco.
Meno sfarzo e glamour rispetto all’azienda simbolo, forse dovuta anche al posto particolarissimo che ospita la cantina, un simbolo del lavoro manuale, un’antica cava, la Fornace Biasca, ristrutturata riportando a nuova vita, recuperando e ridisegnando le vecchie costruzioni, demolendo i “corpi fatiscenti e senza valore storico-architettonico” e dando vita ad un esempio di archeologia industriale molto moderno e in linea con quel pragmatismo molto bresciano e lombardo che ha caratterizzato l’attività di Vittorio Moretti.

Per tornare a scrivere di Contadi Castaldi ho scelto nella produzione vasta ma non vastissima, due diversi Satèn e due Rosé, uno Zero millesimato, il prodotto base, il Brut. Sono difatti convinto che proprio il Brut, il vino più diretto, quello le cui maggiori e più scoperte ambizioni sono quelle di farsi bere piacevolmente e senza troppi problemi, di incontrare il gusto del pubblico meno “impallinato”, di essere facile da capire ed essere apprezzato anche e soprattutto nel servizio al bicchiere, dia spesso l’idea di come un’azienda lavora.

Se lo faccia “al risparmio”, di fatto limitandosi a compiacere un gusto più morbido, dolce e rotondo, per non dire “ruffiano” oppure impegnandosi, anche con il Brut, a creare un vino che sia comprensibile ma non banale, e dotato di uno stile proprio.

Riassaggiandolo di recente, ho trovato che il Brut, che non è millesimato, ma il mio campione era figlio dell’annata 2009, riesca ad essere un vino sufficientemente personale, con la sua sintesi calibrata delle tre uve presenti in Franciacorta, una predominanza netta dello Chardonnay (80%), completata da un dieci per certo di Pinot bianco e di Pinot nero, tanto per dare la giusta dose di finezza e sapidità e di struttura in più al vino.

Uve ovviamente provenienti da zone diverse della Franciacorta, dalle sei diverse “unità vocazionali”, dove un’azienda da grandi dimensioni come questa ha i propri vigneti, una quindicina di anni d’età di media, e da 3000 a 5000 ceppi ettaro. Una parte delle basi fa affinamento in legno e la fermentazione malolattica è parzialmente svolta. L’affinamento sui lieviti varia, a seconda delle annate, da 20 a 26 mesi, ed il dosaggio degli zuccheri, almeno sul campione da me degustato, era piacevolmente contenuto in cinque gradi, quando con la tipologia Brut si potrebbe, volendo, essere meno secchi.

Il mio campione presentava come data di sboccatura il dicembre 2012, ed ecco le mie note di degustazione: colore paglierino oro squillante luminoso, con perlage abbastanza fine e continuo, naso decisamente agrumato, aperto, fragrante, di buona intensità ed espressività, con pompelmo, ananas, pesca bianca un accenno di mela e di pan brioche in evidenza a comporre un insieme piacevole e fragrante.

All’attacco la bocca mi è parsa larga, di buona ampiezza e struttura, con un gusto sorprendentemente moderatamente secco e incisivo, con una bolla croccante, un carattere solare molto franciacortino e una certa quale piacevolezza da Brut che gioca più in ampiezza e maturità in rotondità che in verticalità e mineralità, sapientemente giocato sul frutto.

10 commenti

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10 commenti

  1. Gabriele Battaglia

    febbraio 24, 2014 alle 11:57 am

    Buongiorno sig.Ziliani una domanda per cortesia, io sono abbastanza appassionato di spumanti Trentini… Ora vorrei assaggiare a botta sicura un Satèn e ne sarei felice se me lo consigliasse lei da esperto com’é e come la ritengo un bravo professionista!!! Ne ho presi un paio, ma pur amando lo chardonnay in purezza a mio grosso malgrado ne sono stato un pochetto deluso…. Grazie e complimenti sinceri

  2. Gabriele Battaglia

    febbraio 24, 2014 alle 4:45 pm

    Buongiorno sig.Ziliani una domanda per cortesia, io sono abbastanza appassionato di spumanti Trentini… Ora vorrei assaggiare a botta sicura un Saten e ne sarei felice se me lo consigliasse lei da esperto com’é e come la ritengo un bravo professionista!!! Ne ho presi un paio, ma pur amando lo chardonnay in purezza a mio grosso malgrado ne sono stato un pochetto deluso…. Grazie e complomenti sinceri

    • Franco Ziliani

      febbraio 24, 2014 alle 4:47 pm

      ovviamente lei mi chiede di consigliarle un Franciacorta Satèn, perché sa bene che questa tipologia viene prodotta solo nella zona bresciana e non in Trentino…

  3. Gabriele Battaglia

    febbraio 24, 2014 alle 5:34 pm

    Esatto!! Non ne ho buona conoscenza e ripeto avendo giá “toppato” un paio di volte e sentendone parlare bene x appunto vorrei un consiglio….

  4. Gabriele Battaglia

    febbraio 24, 2014 alle 8:52 pm

    Ovviamene! Ne sento parlar molto bene di questi Franciacorta a bassa pressione… Ma come le dicevo ho “toppato” l’acquisto evidentemente… Vorrei proprio un consiglio da chi li conosce e li apprezza!!! Grazie e ancora complimenti

    • Franco Ziliani

      febbraio 25, 2014 alle 9:47 am

      se cerca nell’archivio del blog alla voce Satèn troverà tutta una serie di miei articoli dedicati a Franciacorta Satèn che mi hanno particolarmente convinto. Posso dirle che apprezzo regolarmente il Satèn del Mosnel

      • Gabriele Battaglia

        febbraio 25, 2014 alle 11:42 am

        Grazie e scusi, ma sembra non pubblicare quello che scrivo il vostro blog, ma poi in realtá lo trovo pubblicato!! Grazie ancora e complimenti

        • benux

          febbraio 25, 2014 alle 5:32 pm

          di saten non ne ho bevuti tantissimi ma quello che mi è piaciuto di più è stato il magnificentia di Uberti

          • Franco Ziliani

            febbraio 25, 2014 alle 5:34 pm

            é sicuramente uno dei classici, uno dei più noti e apprezzati

  5. Davide

    febbraio 28, 2014 alle 2:16 pm

    non perché oggetto dell’articolo ma io ho sempre trovato un buon rapporto qualità prezzo nel satèn di contadi, lo bevo almeno un paio di volte all’anno dal 2005 senza sorprese inaspettate ma anzi con piacevole meraviglia ogni volta. Così come trovo il saten Bellavista e il saten Cà del Bosco degni di nota ma, ahimè, non con il medesimo rapporto qualità prezzo

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