Flûte: da conservare come una romantica reliquia del passato, o da rottamare?

fluteallungata

Un interessante articolo su Decanter di marzo

Torna d’attualità, come dimostra un’intera pagina dedicata all’argomento pubblicata sull’uscita di marzo della rivista britannica Decanter, la discussione su quale sia il bicchiere più adatto per servire Champagne (e metodo classico in genere). Anzi, ci si chiede con assoluta chiarezza e con una certa durezza, quando si fanno i titoli si cerca sempre di fare effetto, se la flûte debba essere messa “fuorilegge”.

Intendiamoci, è una chiara forzatura, ogni ristoratore e titolare di wine bar continuerà ad essere libero, nel Regno Unito e altrove, di scegliere il tipo di bicchiere prediletto senza dover temere di fare qualcosa di non autorizzato, o di incorrere nei rigori delle leggi. E’ interessante però che questo tipo di discussione sui limiti congeniti della flûte venga posto e non solo da parte dell’amministratore delegato della più nota azienda produttrice di bicchieri, l’austriaca Riedel, e che praticamente veda tutti concordi sulla necessità di consegnare la flûte, com’è accaduto a suo tempo con la coppa, al passato del servizio di Champagne e metodo classico. Agli annali della storia, con tutto il doveroso rispetto per il ruolo che questo bicchiere ha avuto per tanti anni.

A parte alcune difese, dovute a motivi più che altro “romantici”, oppure alla consapevolezza che mentre gli addetti ai lavori le giudicano superate, inattuali, inadatte a consentire ai vini di sprigionare tutte le loro complessità olfattive, per tantissimi operatori continuano a rappresentare il tipo naturale di bicchiere dove servire i vini prodotti con la tecnica della rifermentazione in bottiglia, e che sostituirli, anche gradatamente, comporterebbe una spesa notevole e al momento difficilmente sostenibile, la stragrande maggioranza delle persone interpellate da Decanter non hanno dubbi sull’esigenza di “rottamare” la flûte. E di considerarla superata e obsoleta.

Perché accentua oltremisura la nota di acidità nei vini, mentre oggi, oltre ad una giusta acidità, si tende ad apprezzare anche la componente fruttata, la maturità di frutto, il corpo. Perché le flûte tendono ad appiattire i vini e renderli unidimensionali, a comprimerne gli aromi, perché persino in Champagne tendono ad utilizzarle meno che in passato e sia chef de cave che produttori pensano che sia il caso di preferire loro calici più ampi.

Le difese della flûte sono abbastanza deboli e se da un lato si riconducono a vedere quel tipo di bicchiere come un simbolo della celebrazione (ma non si è anche detto che si punta a de-stagionalizzare i consumi dei metodo classico e a proporli come vini da servire a tutto pasto? E per farlo non è meglio rinunciare ad un tipo di bicchiere associato all’idea di bicchiere da occasione speciale, da festa?) e nel considerare la flûte, parliamo dei tipi di flûte più semplici, più pratica da servire e lavare e meno costosa, e adatta per la preparazione di cocktail che prevedano l’uso di Champagne, e nel sostenere che il pubblico non sarebbe pronto per un cambiamento così radicale, tecnicamente non si vedono ragioni per continuare ad utilizzarle.
fluttino

So benissimo che anche in Italia le flûte, anzi i “fluttini” come vengono spesso definiti, sono estremamente diffuse e le si trova un po’ ovunque, spesso piccole, tozze, orripilanti, inadatte anche al servizio di un succo di frutta, ma a pensarci bene, anche se gli irriducibili non mancano anche da noi, le si vede utilizzare soprattutto nei banchetti, nei ricevimenti senza particolari pretese.

E se nei ristoranti, almeno quelli con un minimo di attenzione alla forma e alla qualità del servizio, progressivamente finiscono nel dimenticatoio, nei bar generici continuano ad essere il bicchiere più utilizzato per “spumanti” generici e sono considerati, anche in questo caso non credo a ragione, il bicchiere classico per il “prosecchino” da aperitivo. Anche perché il guadagno, minore è il volume del bicchiere, più piccolo e stretto il “fluttino”, è maggiore.

Anche il mondo del metodo classico italiano, parlo dei produttori e dei Consorzi hanno da tempo scelto di andare oltre la flûte: dalla Franciacorta, con il suo ampio (e da me inizialmente discusso) calice, all’Alta Langa con il calice (non bellissimo) progettato da Giugiaro, al Trento Doc, un po’ tutti hanno preferito puntare su bicchieri più ampi, larghi, capienti e mettere in soffitta la stretta e un po’ noiosa flûte.

AltaLangaGiugiaro

Anche senza pensare di passare improvvisamente dalla flûte tristanzuola ai calici più elaborati, ricercati, eleganti, e costosi, messi a punto dalle varie aziende – e alcune soluzioni sembrano francamente puntare sull’eccesso e sull’estro ed essere addirittura troppo voluminose e inadatte per un servizio “a bicchiere” che non va mai dimenticato riguardare larga parte dei consumi – il mercato attuale dei bicchieri da Champagne e metodo classico offre una tale articolata gamma di soluzioni che trovare il bicchiere più adatto, anche ai livelli di spesa possibili, è tutt’altro che difficile o impossibile.

Quanti di voi, volendo degustare in maniera giusta un vino si accontentano di un bicchiere qualsiasi? E quanti nello stappare un signor “méthode champenoise” decidono consapevolmente di condizionarne le prestazioni versandolo in una flûte? Allora, anche senza metterla “fuorilegge” come esagera volutamente il titolo di Decanter, è ora di salutare la flûte, dirle grazie e dirle adieu mettendola in soffitta…

6 commenti

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6 commenti

  1. Carla

    febbraio 19, 2014 alle 11:41 am

    come si fa a rinunciare alla vecchia flûte? L’abbiamo usata per imparare a bere bollicine e ora rottamarla mi sembra crudele

  2. Oscar

    febbraio 19, 2014 alle 11:42 am

    d’accordo niente più flûte ma con quale bicchiere sostituirla? Un normale ampio calice da vino bianco o qualcosa di speciale?

  3. dino

    febbraio 19, 2014 alle 12:41 pm

    La flûte dovrebbe permettere di valutare meglio il perlage: fitto e persiste come suol dirsi. Tuttavia sono d’accordo che trattasi di formato obsoleto, sa di baretto di provincia…

  4. Zakk

    febbraio 20, 2014 alle 7:31 am

    Provare il calice Universal della Zalto.
    Dopo tutto il resto sembrerà vetraccio.

    La flûte è inutile per il perlage perchè le bollicine vanno valutate sul palato. Alla vista anche certe flûte non rilasciano perlage, è un problema di detergenti e troppa perfezione della superficie dl bicchiere.

  5. silvana

    febbraio 21, 2014 alle 11:23 pm

    Ho trovato molto piacevole bere champagne nei bicchieri in cui si bevono i grandi rossi, particolarmente nel riedel tondo e panciuto che chiamiamo “Soldera”. Un formato che permette di ‘respirare’ lo champagne, avvicinandolo a sé.
    Nella mia famiglia lo si beveva in vecchi sottilimi bicchieri svasati e ondulati (che conservo), con cui i miei sono usciti dalla guerra. Bere per ricordare!

  6. Davide

    febbraio 23, 2014 alle 2:09 pm

    riqualifichiamo il flute per berci il sorbetto. approvo io pure il bicchiere ampio, spesso la pulizia e il lievito di uno spumante in un calice stretto non permettono di cogliere alcune sfumature che il bicchiere ampio permettono facendosi veri “aerosol” di spumante. Ma io rilancio: a me piace bere gli spumanti a temperatura ambiente. Ok, ora tirate pure le pietre.

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