Trento Doc Maso Nero Dosaggio Zero 2010 Zeni

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot bianco
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
7


ComitississaCocciGrifoniZeni 003

Torno a parlare se non di eresie di scelte inconsuete rispetto alla strada normalmente percorsa nel mondo del metodo classico, che in Italia è o chardo-pinonereggiante o chardonnay-centrica e solo di rado, soprattutto in rosa, pinotnereggiante, per segnalarvi, dopo il Franciacorta “eretico” di Quadra, del tutto alieno da Chardonnay, un vino trentino, totalmente a sé nel panorama dei Trento Doc. Un panorama dove a parte qualche raro Blanc de Noir la regola del Blanc de Blanc a dominanza Chardonnay è la prassi, favorita anche da una dotazione straordinaria superiore a quella di qualsivoglia regione italiana credo, di quest’uva.

Ebbene, Roberto Zeni ed i suoi figli, ai quali si devono già due validi Trento Doc di stampo traditional, il Maso Nero Riserva (Chardonnay in purezza) ed il Maso Nero Rosè (60% Pinot nero), con una tradizione di spumantizzazione che risale al 1986, hanno pensato bene che nel loro maso di collina più importante, il Maso Nero, posto sulla collina di Sorni, lungo la Strada del Vino a quattrocento metri di altezza, dodici ettari di vigneto ora sistemati a ritocchino, con i filari che corrono lungo la linea di massima pendenza, si potesse tentare un esperimento.

Quello che nemmeno più a nord, in provincia di Bolzano, dove pure il piccolo drappello di metodoclassicisiti ama “giocare” con percentuali significative di quest’uva, arrivando anche al 30 per cento e più, aveva mai tentato. E tantomeno in Franciacorta, dove il Pinot bianco è pur presente in diverse cuvée anche importanti. L’avrete capito, l’esperimento era quello di provare ad ottenere un metodo classico dove il Pinot bianco fosse l’assoluto solista.

Sicuramente un azzardo, perché come mi hanno raccontato in Alto Adige l’uso di uve provenienti da terreni con cospicuo contenuto di porfido, o dotati di grande mineralità, può regalare, se le uve non sono mature al punto giusto e se le vinificazioni non vengono condotte con estremo rigore, note spiacevolmente amare.

E in terra bresciana dove pure sono molti a non voler rinunciare ad un pizzico di Pinot bianco per conferire freschezza ed eleganza e sale al più corposo e fruttato Chardonnay (che qui è più “largo” e potente in genere che in Trentino), fanno pure molta attenzione ad utilizzarlo e nessuno, che io sappia, si è mai sognato di produrre un “eretico” Franciacorta solo con Pinot bianco.

Qualche perplessità, quando ho letto dell’idea degli Zeni, mi è venuta, soprattutto dopo aver appurato che quello del Maso nero è terreno calcareo dolomitico e che quindi il rischio di cui parlavano gli altoatesini poteva ancora più manifestarsi. Ma conoscendo gli Zeni da molti anni e sapendoli bravi produttori non solo di Teroldego rotaliano, Nosiola, Pinot nero e Moscato rosa (nonché dei molti altri vini che da bravi trentini hanno in gamma) ho pensato trattarsi di un rischio calcolato in tutte le sue sfumature, di un’idea, un “pallino” maturato dalla vendemmia 2008, facendo tesoro del grande potenziale aromatico e della longevità del Pinot Bianco.

Vigneto a spalliera esposto a sud ovest, uve seguite con grande attenzione in ogni fase della loro maturazione e quindi la scelta, altrettanto rischiosa, di una prassi di vinificazione che avviene completamente in legno partendo dalla fermentazione tra i 18 e 20 gradi con un lungo affinamento nelle stesse barrique, malolattica svolta e sosta in legno fino al momento del tiraggio. Affinamento di 24 mesi in bottiglia e la scelta di mantenere inalterate le caratteristiche del vino con la tipologia del Dosaggio Zero.

Il risultato è un Trento Doc gastronomico, corposo, strutturato, io ho provato un campione con sboccatura dichiarata 2013, giocato apertamente sulla potenza. Per il momento solo una prova realizzata in un numero limitato di esemplari. Colore paglierino oro intenso molto luminoso, si fa apprezzare per il perlage molto sottile e continuo, mentre il naso, forse ancora un po’ giovane mostra una grande densità e maturità, una prorompente ricchezza, con note di frutta gialla, albicocca, miele, mandorle tostate, sfumature speziate una leggera impronta di caramello e una vena tostata.

Identica la sensazione al gusto, largo, pieno, molto fruttato, pieno e strutturato, più ricco e maturo che verticale, sorprendentemente carente di quel nerbo che mi sarei aspettato da un Pinot bianco. Un vino importante, molto pieno, voluminoso, sicuramente ben fatto, ma che non è riuscito ad entusiasmarmi.

 

1 commento

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Un commento

  1. benux

    febbraio 11, 2014 alle 6:19 pm

    un vino che dalla sua descrizione sembra veramente ottimo per uno come me che ama più la pienezza alla verticalità anche nelle bollicine.
    peccato solo il prezzo

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