Questa cuvée non si venderà mai, sei fuori! Parola di Flavio Briatore

Apprentice

Cà del Bosco scenario della puntata del 31 gennaio di The Apprentice Italia

E ora chi potrà più tenere i professionisti dell’enosnobismo anti franciacortino,  detrattori delle tecniche di marketing e comunicazione, nonché di un prodotto in particolare, di una delle aziende leader della denominazione?

La notizia, una semplice news relativa ad un momento di vita aziendale sembra fatta apposta per offrire loro alimento per scatenarsi nei loro sarcasmi, nelle loro critiche, un po’ a senso unico, secondo le quali se si producono e si vendono bene oltre un milione di bottiglie di un vino che rappresenta una fetta importante del fatturato di un’azienda, si è degli industriali del vino. Si producono bottiglie “da banchetti”, da neofiti del vino e parvenu, da non conoscitori, o, peggio ancora, da… Billionaire. Indicando in questa discoteca in Costa Smeralda creata dall’ex team manager di formula uno e ora imprenditore Flavio Briatore, il simbolo di ogni nefandezza.

Tenetevi forte cari enosnob, perché, ironia della sorte, il cerchio si chiude. E Flavio Briatore arriva, anzi è già stato, a Cà del Bosco, come protagonista di una delle puntate, la terza, del talent show The Apprentice Italia, nei panni dello spietato “boss” che elimina in ogni puntata un concorrente.

Il successo di Briatore conduttore e show man della prima edizione della trasmissione andata in onda sul canale Cielo nell’autunno 2012 è stato tale da indurre a programmare una seconda serie, trasmessa dal 17 gennaio sul canale satellitare SkyUnoHD.

CàdelBosco-logo

Ma cosa c’entra Cà del Bosco con Briatore ed il suo show? C’entra eccome, perché con una brillante trovata, chiamatela di marketing o di product placement o come volete, l’azienda produttrice dei Franciacorta Vintage Collection e della Cuvée Prestige è stata, come si potrà vedere venerdì 31 gennaio alle 21.10, scenario del programma.
Di una puntata dove due squadre di concorrenti, una maschile e una femminile, dovranno affrontare il severo giudizio di Briatore relativo alle loro capacità di personalizzare, da un punto di visto grafico e organolettico, un Franciacorta scelto nella gamma della maison erbuschese.

E poiché nella logica di Briatore, ma anche della vita, quello che contano sono i risultati e business is business, a determinare il successo di una delle due squadre saranno il valore delle strategie di vendita messe in campo ed il fatturato. Vincerà insomma la squadra che avrà fatturato di più. E come sempre uno dei componenti della squadra perdente si sentirà dire da Briatore “sei fuori!”.

Voi giudicatela come volete questa cosa, possibilmente senza farvi condizionare in alcun modo dalla simpatia, che ammetto essere difficile provare, per Flavio Briatore ed il suo personaggio. Ma ragionando il più lucidamente e laicamente possibile faccio davvero fatica a criticare la scelta dell’azienda bresciana di cogliere l’occasione che le è stata offerta di essere protagonista di una puntata di un talent show.
E di offrire ad un pubblico di non addetti ai lavori come quello che segue quel programma la possibilità di capire, perché le immagini hanno una forza superiore alle parole, cosa significhi, dalla vendemmia sino alla commercializzazione, passando per le varie pratiche di cantina al confezionamento, produrre un Franciacorta.
A me sembra un modo valido di comunicare, perché questa mi sembra comunicazione e non mera pubblicità, la realtà di un’azienda, di una zona vinicola, di un prodotto.

E poiché non ricordo altri esempi di aziende del mondo del vino che siano state scenario di un programma televisivo, mi sembra che il risultato portato a casa da Cà del Bosco sia positivo sotto ogni angolazione. Sapete anzi cosa vi dico? Che più ci penso e più mi sento di rivedere quanto affermavo all’inizio, perché ragionandoci sopra mi sono convinto che anche i più tenaci esponenti dell’eno-snobismo anti franciacortino in servizio permanente effettivo non potranno che essere d’accordo con me.
Perché rinunciare ad un’opportunità del genere, dire di no a Briatore e a Sky, non portare le telecamere di The Apprentice Italia tra i vigneti e le cantine di Cà del Bosco quello sì che sarebbe stato un esempio clamoroso e imperdonabile di snobismo….

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

24 commenti

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24 commenti

  1. Zakk

    gennaio 29, 2014 alle 12:48 pm

    Trovata commerciale geniale.
    I vini base dell’azienda (e anche qualche altro un po’ piu su) però secondo me rimangono mediocri, non basta un Briatore a render buona la cuvée prestige.

    • Franco Ziliani

      gennaio 29, 2014 alle 3:54 pm

      non é la qualità dei vini base dell’azienda il tema del post, ma la trovata commerciale e comunicativa che persino Zakk trova “geniale”…

  2. Nicola

    gennaio 29, 2014 alle 4:58 pm

    Evidentemente lo stile cafonal ha sempre il suo fascino.

    • Franco Ziliani

      gennaio 29, 2014 alle 6:01 pm

      a chi parla di “stile cafonal” ancora prima di aver visto il programma chiedo innanzitutto di guardare prima di giudicare e di non farsi condizionare da all’antipatia per Briatore.
      A Nicola chiedo un’altra cosa: se Cà del Bosco fosse sua e le fosse stata offerta l’opportunità che é stata proposta ai suoi proprietari lei avrebbe detto di no perché c’era Briatore?
      Ci pensi bene e poi mi dia una risposta

  3. fabry

    gennaio 29, 2014 alle 6:50 pm

    Dal punto di vista pubblicitario e di comunicazione non c’è assolutamente niente da dire, anzi, applausi.
    E poi il mondo franciacortino é un mondo, passate il termine, giovane e quindi necessita di tutti i canali di comunicazione.
    Stile cafonal? Se lo avesse fatto biondi santi SI a mio parere.
    molte volte bisogna pensare chi fa cosa e soprattutto perché…in questo caso ottima scelta

  4. Nicola

    gennaio 29, 2014 alle 8:02 pm

    Sapevo che l’avrei punta sul vivo.
    Andiamo con ordine. Il programma l’ho visto dato che sono un abbonato Sky. A mio gusto è un programma assolutamente ridicolo ma so che ha avuto successo. Faccio notare che anche il Grande Fratello è un grande successo. A me Briatore piace moltissimo, proprio per lo stile cafonal. Va’

    • Franco Ziliani

      gennaio 30, 2014 alle 10:34 am

      ha visto il programma, ma non ha visto la trasmissione, che andrà in onda solo domani sera.
      Nessuna prevenzione da parte mia, semplicemente conoscendo i miei polli mi aspettavo stroncature aprioristiche come le sue. E cosa c’entra poi lo “stile cafonal”?
      Qui per il momento, non essendo ancora andata in onda la puntata della trasmissione che ha Cà del Bosco come scenario, si tratta solo di chiedersi se abbia fatto bene l’azienda, oppure n – secondo me ha fatto benissimo – a cogliere questa opportunità di essere protagonista di un programma televisivo, in prima serata, su un canale satellitare tra i più seguiti.
      Il resto, mi permetta, sono solo congetture e critiche per partito preso

  5. Nicola

    gennaio 29, 2014 alle 8:08 pm

    Continuo la risposta.
    Ca’ del Bosco ha fatto benissimo ad accettare, i vini li compra anche chi ama il cafonal e sono tantissimi. Io non ho criticato Ca’ del Bosco, è lei Ziliani che parte prevenuto. 🙂

  6. davidao

    gennaio 29, 2014 alle 10:22 pm

    In Italia, come dicevo in un altro commento ad un articolo di Ziliani, abbiamo una concezione del vino un po’ austera, seria, seriosa, spesso. E va bene. però, diamine, i francesi riescono a fare ottimi prodotti anche per i “maranza”. E’ fatturato anche quello, ragazzi. Moet Chandon Piper e altri hanno una loro gamma pensata apposta per un pubblico meno serioso: bottiglie pitonate, a specchietti tipo discoteca, oppure tutta bianca da sborone (pardon!). VA BENE! Chiaro, è un tipo di operazione che possono permettersi solo case grosse, è una nicchia, ma una nicchia che ha la sua resa. Ca’ Del Bosco ha i mezzi per farlo, e allora lo faccia per dio, che ci guadagna tutto il consorzio Franciacorta!

  7. Ste

    gennaio 30, 2014 alle 12:46 pm

    Non critico la scelta dell’azienda, si tratta certamente di una comunicazione nuova e d’impatto e immagino che nei panni dell’azienda avrei fatto la stessa scelta (immagino perché non conosco le condizioni/accordi con il programma).
    Vedo però in questo blog la tendenza a vedere tutto bianco o tutto nero, e preciserei invece che la scelta può essere giusta ma comunicando in questa direzione, con questi mezzi e ad un certo pubblico un po’ di credibilità e appeal verso un altro tipo di pubblico si può perdere.
    Insomma bene per i fatturati ma poi non si lamenti l’azienda se si dice che la cuvée prestige è un po’ da cafoni e se questa percezione piano piano si allarga al nome dell’azienda.

    • Franco Ziliani

      gennaio 30, 2014 alle 12:52 pm

      Ste, può gentilmente spiegarci e farci capire perché arrivi ad affermare che, a suo dire, la Cuvée Prestige sarebbe, come scrive, “un po’ da cafoni”?
      Quali elementi oggettivi determinerebbero questa sua peculiarità?
      E cosa vuole dire, riferendoci ad un vino, essere “da cafoni”?
      La ringrazio per il suo contributo.

      • marco de simone

        gennaio 30, 2014 alle 5:31 pm

        bè credo non ci siano tanti dubbi che il CDB Prestige sia un pò il prodotto per il pubblico tendente al cafone,per cafone intendo chi esibisce smaccatamente un marchio,probabilmente non capendo nulla del prodotto…il cafone non si compra di sicuro il Ferghettina brut…e poi deviando un secondo dal vino,col Porsche Cayenne è la stessa cosa..tempo 2 anni e anche il Moncler lo vedremo solo su aspiranti tronisti,50enni brillanti che giocano a fare i giovanotti e le sempiterne emule di Donatellona Versace

        • Franco Ziliani

          gennaio 31, 2014 alle 3:15 pm

          informo le persone che scelgono la Cuvée Prestige, che secondo il Signor De Simone tendono al cafone. Non ci spiega cosa voglia dire, in cosa consista questa “cafonaggine”, ma visto che fare osservazioni del genere lo fa felice lascio pure che si diverta.
          Diceva Ennio Flaiano: ” in Italia si perdona tutto tranne il successo”

          • Zakk

            gennaio 31, 2014 alle 8:42 pm

            Calma, calma! Informo le persone che scelgono cuvée prestige che è segno che hanno un palato pessimo. Anche se sono super eleganti e raffinate.

      • Ste

        febbraio 3, 2014 alle 3:21 pm

        Buongiorno, chiedo scusa per il ritardo. Credo sia un po’ da cafoni perché secondo me si tratta di un vino “normale” che punta tutto sul packaging e sulla visibilità.
        Essere da cafoni, sempre secondo me, nel vino ma anche nell’abbigliamento ed in altri settori significa mostrare troppo la marca, come elemento di rassicurazione per la propria scelta e per far vedere agli altri che si fa la scelta “giusta”.
        E tutto questo mi sembra confermato dalla scelta aziendale di copiare la bottiglia e la velina di Cristal.
        Non credo siano elementi oggettivi, non so neanche quali lo siano in questo campo perché non ho mai visto un prodotto con l’etichetta “solo per cafoni” credo sia tutto abbastanza chiaro.
        Come vedere un abito Versace a fianco ad uno di Armani

        • Franco Ziliani

          febbraio 4, 2014 alle 9:24 am

          registro il suo punto di vista sul quale non sono d’accordo

  8. Nicola

    gennaio 30, 2014 alle 12:58 pm

    Evidentemente Lei, Ziliani, ha risposto senza aver letto attentamente la mia risposta.
    Io non ho stroncato nessuno né ho criticato Ca’ del Bosco, anzi.
    Che Briatore sia l’icona dello stile cafonal, penso ci sia poco da discutere. Penso sia pure evidente che questo stile sia ancora molto diffuso.
    Pertanto bene ha fatto Ca’ del Bosco ad associare la sua immagine a quella di Briatore. Anzi, ritengo che l’abbinamento Ca’ del Bosco – Briatore/The Apprentice verrà percepito come un plus dal consumatore medio della Cuvèè Prestige, che dalle mie parti si trova in ogni secchiello di ogni bar all’ora dell’aperitivo, e contribuirà ad aumentare il carisma della maison di Erbusco oltre alle vendite.
    Dove sta la stroncatura?
    Domanda, ma Lei il programma l’ha mai visto?

    • Franco Ziliani

      gennaio 30, 2014 alle 2:59 pm

      la logica di ogni blog é quella di consentire ad ogni persona che lo legge e sceglie liberamente di commentare di esprimere liberamente il proprio punto di vista. E’ quello che ho fatto pubblicando il suo ultimo intervento, che non ha più il carattere dell’opinione, del libero giudizio, ma dell’insulto gratuito, che lascia il tempo che trova e qualifica chi ne é autore.
      Lei magari penserà anche di essere brillante e spiritoso con le sue parole, contento lei…
      Di fronte ad uscite del genere ogni dialogo diventa per me estremamente difficoltoso, anzi, inutile

  9. Nicola

    gennaio 30, 2014 alle 4:31 pm

    E chi avrei offeso di grazia? E in quale parte del mio intervento? Risponda cortesemente alla mia domanda invece di inventare insulti inesistenti proprio lei che non esita a dare del trinariciuto a chi dissente dal suo parere. Ripeto cortesemente, dove legge la mia stroncatura?

  10. Nicola

    gennaio 30, 2014 alle 5:51 pm

    Le assicuro che ho riletto e di insulti non ne vedo l’ombra. Nondimeno mi scuso se posso aver involontariamente offeso qualcuno.

    Lei invece Ziliani quando imparerà a scusarsi per i suoi insulti voluti e gratuiti (vedi post sul trentodoc di montagna)?

  11. Massimo

    gennaio 30, 2014 alle 6:17 pm

    Scusate se mi intrometto in questa polemica, ma credo caro Ziliani che sia del tutto inutile. Benissimo ha fatto Cà del Bosco ad approfittare di tale situazione, e ci mancherebbe altro!! Ma credo che ognuno di noi poi possa avere le proprie opinioni su un vino rispetto ad un altro e se proprio debbo essere sincero la Cuvée in questione la ritengo poco elegante e sgraziata. Non per questo vuol dire che non apprezzi l’azienda o che voglia offendere Lei!!!

  12. zakk

    gennaio 31, 2014 alle 1:37 am

    in effetti Nicola mi sembra che abbia espresso delle opinioni nel rispetto di tutti.
    O “prevenuto” è un’offesa lavabile solo col sangue?

    Tornando in tema chi fa certi numeri di bottiglie deve trovare i canali di vendita più disparati e credo che con questa trovata Cà del Bosco qualcosa raccoglierà. E poi chi beve più “alto” mica guarda Briatore in tivvù

  13. Giuseppe

    febbraio 4, 2014 alle 10:43 am

    Io ho visto la puntata, devo dire che la cosa che più mi ha sorpreso è stato vedere il marketing Ca del Bosco complimentarsi con le concorrenti per aver saputo vendere una normale bottiglia di Annamaria Clementi, con l’unica particolarità di essere dosaggio zero, al prezzo di centodieci euro a bottiglia. Non credo sia una pubblicità positiva, quale credibilità può avere un’azienda che si comporta così?

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