Opera Semplice metodo classico Dosaggio Zero Suavia

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Trebbiano di Soave
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


FotoCucchiaio-ottobre2013 064

Non fate caso e non fatevi condizionare dal nome, Opera Semplice. Non è stato di certo un gioco, o una banalità, in terra di Soave, dove a dettare il ritmo dei vini è a larga maggioranza quel vitigno identitario che è la Garganega, decidere di esplorare, lavorandola in purezza, tutte le potenzialità dell’altra uva presente in questo territorio dove nascono alcuni dei più interessanti vini bianchi italiani, ovvero il Trebbiano di Soave. Vitigno dalle antiche origini, diffuso nell’area veneto-lombarda, tanto che lo ritroviamo nella zona gardesana con il nome di Trebbiano di Lugana, mentre in passato veniva qui definito Turbiana o Trebbiano veronese.

Così particolare e intrigante questo Trebbiano, la cui presenza nella denominazione Soave è estremamente limitata ad alcune sottozone, di grandissimo pregio, quali Castelcerino, Fittà, Calvarino, che in una delle aziende leader di questa grande terra da bianchi veronese, Suavia, non si sono limitati a vinificarla in purezza destinandola ad un vino bianco fermo già originale di per sé, il Massifitti, ma hanno pensato bene, e non tacciamoli di estrosità o di compiacere una deriva modaiola che porta oggi a spumantizzare ogni uva, ad esplorare la strada, impervia, della rifermentazione del vino in bottiglia.

Inedita, che io sappia, a Soave e dintorni, questa strada, se ci ricordiamo bene l’identificazione Trebbiano di Soave con il Trebbiano di Lugana, è già stata percorsa, e con successo, proprio nell’area gardesana del Lugana, dove sono svariati e spesso convincenti gli esempi di metodo Martinotti/Charmat e metodo classico ottenuti dall’uva locale.

TrebbianodiSoave

E così, con una prima prova elaborata in piccoli quantitativi, i Tessari (i Tessari di Suavia, visto che questo cognome, molto diffuso in zona, è quello dei titolari di diverse altre aziende soavesi), dinastia di viticoltori dai primi dell’Ottocento, e realtà produttiva in proprio dal 1982, hanno fatto la loro sperimentazione. Che risponde alla disposizione al nuovo impersonata dalla più giovane generazione aziendale, le giovani Meri, Valentina e Alessandra, figlie dei fondatori dell’azienda Giovanni e Rosetta.

Per loro questa Opera Semplice, VSQ metodo classico, rappresenta un ulteriore passo in avanti del nostro progetto di recupero dell’antico Trebbiano di Soave e una modalità dell’indagine sulla personalità del Trebbiano di Soave, favorita dalla disponibilità aziendale di vocatissimi vigneti posti su terreni di chiara origine vulcanica caratterizzati da substrato basaltico e tessitura argilloso-limosa. Parlerei addirittura di una selezione di vigneto, visto che le uve utilizzate provengono dal celebre cru Fittà, 300 metri di altezza con esposizione sud-ovest, tre ettari allevati a guyot disposti su terrazzamenti che seguono la naturale morfologia della collina.

VignetoFittà

Trebbiano di Soave in purezza, produzione per ettaro contenuta in 50 quintali e per esaltare ancora di più la “voce” dell’uva utilizzata e della sua interazione con il terroir d’origine una duplice scelta qualificante quella della tipologia dosaggio zero e della pressatura soffice di uve intere senza l’aggiunta di solfiti. Fermentazione alcolica delle uve in acciaio, senza ricorso a lieviti selezionati, niente malolattica ed un affinamento sui lieviti che si è protratto per 20 mesi, con dati analitici che parlano di acidità totale di 6,50 e 3,10 di pH.

Bene, posso immaginare lo scetticismo, che io stesso condivido, verso la “spumantizzazione” a 360 gradi, magari effettuata con la benedizione di un luminare della ricerca italiana, il professor Attilio Scienza, di qualsivoglia varietà, pensando magari di seguire il successo commerciale del Prosecco/Glera.

Non credo che un’uva valga l’altra e che i risultati che si ottengono storicamente dalla rifermentazione in bottiglia di vini ottenuti da varietà dalla consolidata vocazione come Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco, possano essere eguagliati utilizzando le mille varietà che impreziosiscono il patrimonio ampelografico italiano.

Penso che valga la pena, a livello di sperimentazione, provare la via del metodo classico (che io a differenza di Scienza penso assicuri risultati superiori in termini di finezza e complessità rispetto al Martinotti/Charmat) anche su uve come il Trebbiano di Soave. Ma con la chiara consapevolezza che i vini così ottenuti resteranno sempre delle produzioni marginali, anche se tecnicamente ineccepibili, all’interno di denominazioni (Soave, Verdicchio, Lugana, Blanc de Morgex et de la Salle, Erbaluce di Caluso, per citare solo le prime che mi vengono in mente) che sono sinonimo di vini bianchi fermi e non di vini con le “bollicine”. E quindi saranno sempre relegati nel limbo di “spumanti” generici, VSQ, e non di vini a denominazione d’origine, come accade fortunatamente con i metodo classico prodotti in Trentino e Franciacorta.

Ciò detto, non posso che plaudire, dato il risultato della prova assaggio, a questa Opera Semplice ma tutt’altro che banale. Colore paglierino oro squillante, perlage di media intensità abbastanza sottile, e naso molto secco, deciso, di mineralità affilata e nervosa, dove si colgono in nitida sequenza, ben distinte, note di agrumi, frutta gialla, fiori bianchi, fieno, un accenno tra il confetto e la crema pasticcera a comporre un insieme piuttosto vivace, fragrante, accattivante.

La bocca è inizialmente altrettanto secca e incisiva, con nerbo acido preciso e bel mordente ed un andamento verticale salato dove ritornano le note minerali, ma il vino si allarga sorprendentemente in bocca con ricchezza di saporee persistenza lunga e piena, con un equilibrio e una piacevolezza davvero rimarchevoli per una prova d’esordio come questa.

Suavia
Via Centro, 14
37038 Soave (VR) – Italia
tel. 0039 045 767 50 89
e-mail: info@suavia.it
Sito Internet: www.suavia.it

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