In Champagne e Cava dati sulla produzione a disposizione di tutti: in Italia invece top secret

trasparenza

Mi ha colpito molto la tempestività con la quale il Comité Champagne, il CIVC, l’organo interprofessionale che tutela gli interessi dell’intera filiera champenoise, ha emesso la scorsa settimana, a metà gennaio, un comunicato stampa relativo all’andamento delle expéditions de vins nel 2013, parlando di 304 milioni di bottiglie spedite, con un lieve calo dell’1,5%.

Sono rimasto sorpreso da tanta velocità, che capisco perfettamente rispondere all’esigenza di diffondere una notizia positiva (perché un decremento delle vendite solo di un punto e mezzo in questa difficilissima congiuntura economica va considerato un risultato più che accettabile) agli osservatori internazionali e di galvanizzare in qualche modo l’intero comparto produttivo, gli importatori, tutti coloro che sono coinvolti nel complesso volano dell’economia legata alla Champagne.

E capisco anche che riuscire a dare questa notizia, già a metà gennaio, senza perdere tempo, servisse anche a smentire i profeti di sventura, ce ne sono anche in Italia, ovviamente non disinteressati, che avevano annunciato un “crollo”, una disfatta dello Champagne e hanno dovuto rimangiarsi le loro previsioni sballate.

Al di là delle considerazioni sul significato di questo pronunciamento così veloce del Comité Champagne, devo dire di essere rimasto ammirato dalla prova di efficienza offerta, da una professionalità, di cui del resto si ha prova consultando il sito Internet del Comité, davvero notevole.

Perché sbilanciarsi e metterci la faccia e dare i numeri, 304 milioni di bottiglie, contro i 302,5 ipotizzati precedentemente, è segno non solo di efficienza, di un controllo perfetto dei dati, di un’armonia tra tutti gli elementi dell’universo Champagne, che fa sì che si abbia in ogni momento sotto controllo la situazione, quanti vini si producano, quanti siano stoccati nelle cantine, quanti vengano spediti, eccetera, ma una forma di rispetto e un segnale di trasparenza.

Lo Champagne, anche attraverso quel comunicato stampa emesso, immagino mettendo tutti gli addetti all’elaborazione dati sotto pressione, perché bisognava uscire prima possibile, palesa una chiara intenzione di comunicare, di far sapere quello che è e quello che fa, le proprie dimensioni, l’andamento commerciale. Lo fa attraverso una sezione del proprio sito Web disponibile a tutti, con statistiche, analisi, numeri.

E la stessa cosa fa un competitor dello Champagne come lo spagnolo Cava, con un’identica trasparenza, con i dati, per ora solo quelli relativi al 2012, ma appena disponibili appariranno anche quelli 2013, relativi alle spedizioni.

Glasnost

Questo fanno Champagne e Cava, ma provate a vedere cosa succede in Italia con i vari “concorrenti”… Se si deve fare riferimento al tipo di comunicazione che viene fatta attraverso lo stesso strumento, il Web, utilizzato con efficacia da francesi e spagnoli, si può concludere che i nostri “bollicinari” e “spumantisti” non amino la trasparenza, preferiscano non comunicare. E che non vogliano assolutamente dare i numeri. O se li danno, è in altre forme, non mediante dati numerici e statistiche…

Proviamo a visitare insieme i siti Internet degli “spumanti” che dicono essere competitor e rivali della Champagne, il Prosecco Doc, il Prosecco Superiore Docg, l’Asti Docg. Sul sito del Prosecco prodotto in Veneto e Friuli Venezia Giulia a meno che sia perfettamente nascosta non ho trovato nessuna sezione sull’andamento dell’export. E la stessa cosa sul sito del Conegliano Valdobbiadene Docg. E anche cercandoli bene i numeri su export e spedizioni non li ho trovati sul sito dell’Asti Docg. E stiamo parlando di vini dalla potentissima vocazione alle esportazioni, che vendono gran parte delle proprie produzioni all’estero.

Non meglio vanno le cose spostandoci dagli “spumanti” Martinotti/Charmat al mondo, variegato, del metodo classico, i cui consumi sono in larghissima parte domestici, con un export che pesa ancora poco ed è largamente minoritario.

Inutile cercare notizie, pia illusione come ho già spiegato in altri articoli, sulla produzione di metodo classico targati Oltrepò Pavese Docg, sul sito del Consorzio tutela vini, niente numeri, anche se sono piccoli, sul sito dell’Alta Langa Docg, mentre sulle pagine Web del Consorzio Franciacorta, anche se non compare una sezione specifica, leggiamo, qui, che “nel 2012 sono state commercializzate circa 13,85 milioni bottiglie di Franciacorta “. E sicuramente quando i dati relativi al 2013 saranno ufficiali, verranno aggiornati in questo spazio.

TrentoDocRemuageitaliano

Ed il Trento Doc, la denominazione TRENTO che ricade sotto il marchio collettivo TRENTODOC rappresentato dall’Istituto di Tutela? Inutile cercare numeri sul sito Internet della denominazione, perché non ci sono, e perché, come scriveva di recente l’amico Cosimo Piovasco di Rondò sul suo Trentino wine blog, in un post intitolato, non a caso, Trento Doc, numeri a spanne, “mancano dati certi e numeri precisi. In assenza di un Osservatorio, e non sto qui ad indagarne le ragioni, è difficile cimentarsi con i numeri della denominazione”.

Addirittura Trentino wine blog, senza essere smentito, annotava che “gli ultimi numeri disponibili, o almeno a mia conoscenza, sono quelli presentati su un opuscolo intitolato Sua Eccellenza TRENTODOC, pubblicato in tempo di Vinitaly 2013 a cura di Trentino Sviluppo Divisione Turismo e Promozione (la famigerata ex Trentino Marketing), presumibilmente, quindi, i numeri in esso contenuti si riferiscono all’annata 2012”. Ed inoltre che “nel testo di presentazione del marchio, viene indicata una produzione pari a 8 milioni di bottiglie. La somma algebrica delle singole maison, invece, porta ad un numero significativamente superiore: nove milioni di bottiglie”.

Topsecret

Insomma, anche considerando che “ci sono poi un numero imprecisato di bottiglie che rientrano sì nella denominazione, ma non hanno aderito al marchio collettivo e altri che non hanno aderito nemmeno all’appellazione TRENTO”, ma sono piccoli numeri che non fanno una grande differenza, sì e no “qualche centinaio di migliaia di bottiglie” i numeri del Trento Doc restano un mistero. Anche perché si dice ci sia qualche soggetto produttivo, tanto per non fare nomi una grossa cantina cooperativa, che i numeri sulla propria reale produzione non li voglia proprio fare impedendo di fatto all’Istituto Trento Doc, così come sono sicuro vorrebbe invece fare, di fornire all’esterno le dimensioni esatte della produzione del metodo classico trentino.

La domanda nasce spontanea: perché se all’estero quello della trasparenza, anche nel numero delle bottiglie prodotte e spedite sui vari mercati, viene visto come un obbligo, un dovere, un’evidenza, in Italia dire quante bottiglie di una data denominazione si producono e su quali mercati si vendono, è praticamente tabù e quando si chiedono questi numeri si finisce con il fare la figura degli scocciatori, degli indiscreti, di quelli che hanno la spudoratezza di voler conoscere cose che devono rimanere un segreto?

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

4 commenti

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4 commenti

  1. Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene

    gennaio 22, 2014 alle 6:54 pm

    Buongiorno,
    abbiamo letto con attenzione l’articolo e teniamo a precisare che il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene realizza annualmente un approfondito studio sui dati di mercato, scaricabile in pdf dall’home page del sito http://www.prosecco.it
    Cordialmente,
    Il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene

    • Franco Ziliani

      gennaio 24, 2014 alle 5:07 pm

      dopo approfondite ricerche ho finalmente individuato lo studio cui fate riferimento. Mi complimento perché il ritrovamento ha avuto tutto l’aspetto di una caccia al tesoro, tanto era nascosto bene…

      • marco de simone

        gennaio 31, 2014 alle 5:57 pm

        ma se è in homepage,non capisco di che caccia al tesoro si tratti..io l’ho trovato istantaneamente mica era un link sperso dopo tre quattro pagine di navigazione..

  2. cosimo piovasco di rondò

    gennaio 22, 2014 alle 10:20 pm

    il mistero misterioso… degli italici numeri e pure dei trentini numeri….; e nessuno parla, nemmeno per smentire. mah…

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