Rosé per San Valentino: in Champagne partita la campagna

MoetSanValentino

Ma in Italia l’ennesima occasione perduta…

In Champagne, portato a casa, in termini di expéditions de vins nel 2013, un risultato, tutt’altro che disprezzabile, di 304 milioni di bottiglie spedite nel 2013, con un lieve calo dell’1,5% rispetto al 2012, stanno già lavorando alacremente, dal punto di vista commerciale e della comunicazione, perché i risultati del 2014 siano migliori. E si possa invertire un trend che – causa la crisi economica e la spregiudicatezza di competitors low cost –negli ultimi anni è stato di segno negativo.

E contrariamente a quanto afferma qualche sprovveduto e disinformato, il quale sostiene che lo Champagne si venderebbe soprattutto a fine anno, i dati statistici rivelano puntualmente che le vendite nel mese di dicembre, che nel 2013 sono andate particolarmente bene, con 42 milioni di bottiglie, ovvero l’8% in più rispetto a dicembre 2012, rappresenta solo il 15% delle spedizioni annuali del vino francese, segno che lo Champagne viene scelto, acquistato, stappato e bevuto tutto l’anno.

Per ottenere questo risultato bisogna evidentemente operare, anche dal punto di vista della comunicazione, per convincere gli appassionati che ogni occasione è ottima per bere Champagne. E perché no, anche un ottimo metodo classico italiano a denominazione d’origine. Perché personalmente non li considero dei concorrenti, ma dei prodotti complementari, perché chi si forma il palato sullo Champagne può tranquillamente passare ad un Franciacorta o ad un Trento o viceversa. Ma chi si forma il palato su uno Charmat aromatico è molto difficile che possa apprezzare la complessità e la ricchezza al gusto di uno “champenoise”…

E così, visto che la boa della prima metà di gennaio 2014 è già superata, il primo momento forte per invitare a stappare Champagne, anche se il 31 dicembre e Natale sono ahimé già lontani, viene da un appuntamento da cui ci separano una ventina di giorni. Parlo del 14 febbraio, di San Valentino, ovvero la festa degli innamorati.

PerrierSanValentino

Che non è solo il giorno in cui si regalano cioccolatini, gioielli (per chi si può permettere simili cadeaux) fiori, dolci e quanto un cuore in love può inventarsi, ma è la giornata splendida in cui si può donare o stappare insieme per brindare all’eternità e all’invincibilità dell’amore, del proprio amore, una bella bottiglia di Champagne. E, per la precisione, pensato da noi maschietti per le nostre meravigliose lei, proprio perché la vie est en rose, et l’amour aussi, una bottiglia di Champagne Rosé.

In Francia è normale che le Maison di Champagne realizzino speciali confezioni dei loro Rosé, con packaging studiato ad arte, con bottiglie abbinate a vari oggetti cadeau. Edizioni limitate che spesso, grazie a creativi capaci e fantasiosi, propongono soluzioni simpatiche e soprattutto inseriscono lo Champagne e lo Champagne rosé in particolare tra le cose che in occasione di San Valentino viene naturale prendere in considerazione per un regalo.

Basta consultare l’utile blog francese Champagne un monde de bulles per avere testimonianza di come in Francia San Valentino sia sinonimo di Champagne Rosé: due post, leggete qui e poi ancora qui, che mostrano le iniziative di Maison come Lanson, Moët & Chandon, Piper-Heidsieck, Veuve-Clicquot per la Saint-Valentin.

LansonRoseSanValentino

In Rete, basta cercare, ci sono video su Youtbube che celebrano il binomio Champagne – San Valentino e articoli della grande stampa d’informazione transalpina che si interrogano se lo Champagne sarà l’unico re della serata. Questo nella Francia delle 167 milioni di bottiglie consumate (un calo del 2,3% ma sempre 167 milioni di pezzi mica patatine), ma in Italia?

Nel Belpaese bisognerebbe incaricare Chi l’ha visto, Linea gialla o Quarto grado di indagare perché a mia memoria non conosco alcuna azienda produttrice di metodo classico, di nessuna zona a denominazione d’origine o semplicemente VSQ, che abbia pensato (copiare le cose che funzionano non è un reato) di fare tesoro dell’esperienza francese e di proporre ai consumatore dei Rosé metodo classico in confezioni appositamente studiate per San Valentino.

piper1-219x300E dire che il rosa ed i rosati imperano, provate ad entrare in una profumeria per vedere quanti profumieri e stilisti abbiano varato un eau de parfum o un’essenza in rosa, da Valentino a Miyake, da Prada a Dolce & Gabbana, da Lancome a Bulgari, ma nel mondo del vino italiano il rosato, anche con le “bollicine”, continua ad essere tabu, un grande sconosciuto, un super trascurato.

E così, mentre il 14 febbraio in Francia si festeggerà, anche commercialmente, la Saint-Valentin vendendo e stappando Champagne Rosé, dicendosi je t’aime tout en dégustant des bulles rosées, in Italia i “bollicinari” metodo classico italiani di ogni tipo potranno “consolarsi” festeggiando l’ennesima occasione perduta. Aspettando che sia magari qualche svelto prosecchista o spumantista generico a cogliere l’occasione di lanciare e promuovere, ormai per il 2015, un Rosé italico “bollicinoso” per San Valentino…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

2 commenti

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2 commenti

  1. Zakk

    gennaio 20, 2014 alle 8:38 pm

    Commercialmente nel vino stiamo ad anni luce dai francesi. È anche vero che loro hanno la Ferrari e noi un’utilitaria nel campo delle bolle. Però.
    Però un bel “chissenefrega” di tutte quelle pacchiane confezioni non lo vogliamo mettere? E poi perchè proprio rosé? Basterebbe un grande champagne, magari blanc des noirs, di quelli che (generalmente) l’altra metà del cielo non ne beve che un sorso, così che noi maschietti si possa godere in qualità e quantità.

    Ricordo però che anni fa un’azienda franciacortina faceva una promozione proprio per San Valentino: 1 comprata + 1 omaggiata! Proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare

  2. Davidao

    gennaio 27, 2014 alle 3:05 pm

    Si, i cugini commercialmente hanno una marcia in più, ma è anche vero che “rullano” da più di 100 anni.

    Una cosa ho notato, per i Francesi, soprattutto se parliamo delle case “global” come Moet, Taittinger e Piper heidsieck ecc..
    Non si fanno problemi a ritagliare una parte della loro produzione ad una clientela “farfallona” se posso usare questo termine: La bottiglia da discoteca, per capirci, splendida quella di Taittinger fatta a specchietti… oppure quella pitonata rossa di Piper… dai sono divertenti.

    In Italia questo concetto non c’è ancora, le nostre bollicine sono intese esclusivamente (o quasi) come prodotto enogastronomico, comunque roba da non sciupare. Il maranza in discoteca, difficilmente ordinerà un “Ca’ del Bosco” o un Bellavista per far colpo con le belle ragazze. Chiederà una Veuve o un Piper o un Moet. Con tutto che il nostro Franciacorta, può essere anche migliore come prodotto, ma tant’è…

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