Trento Doc Altemasi Riserva Graal 2005 Cavit

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


AltemasiGraal2005

Ripromettendomi, non appena avrò un attimo di tempo, di prendere in attenta considerazione e di valutare in tutte le loro sfumature i tre post che il blog amico Trentino wine blog ha recentemente dedicato ai numeri del Trento Doc, alla presenza delle bollicine metodo classico trentine nella Grande Distribuzione e a quello che Cosimo Piovasco di Rondò ha definito “un amore ancora tutto da costruire”, quello tra Trento Doc e trentini, voglio nuovamente parlare di Trento Doc.

Consigliandovi di provare un Trento Doc che mi è piaciuto molto e che, vedi la recente discussione con un produttore su “spumanti di montagna e vigneti di pianura”, conferma la mia idea che larga parte dei migliori Trento Doc, o quantomeno quelli che a me “sconfinferano” di più e che stuzzicano maggiormente il mio gusto, sono espressione di vigneti che si posizionano in medio alta collina.

Punto di vista condiviso, ma guarda te, anche dal produttore del vino in oggetto, nientemeno che quella “piccola” cantina di secondo grado che è Cavit, che nella scheda tecnica di questo Trento Doc, un fiore all’occhiello come l’Altemasi Riserva Graal 2005, eccellente prova del lavoro di uno staff tecnico dove brilla, anche per modestia, l’enologo Andrea Faustini, alla voce provenienza delle uve, 70% Chardonnay 30% Pinot nero, si legge: “Le aree collinari più elevate e più vocate alla spumantistica del Trentino (Colline di Trento, Altopiano di Brentonico e Valle dei Laghi).

Terreni di medio impasto, di natura fluvio- glaciale e vulcanica, mediamente poco profondi e situati ad altitudini fra i 500 ed i 600 metri di altezza”. Aree “più elevate e più vocate alla spumantistica” le definiscono proprio in casa Cavit e se lo dicono vuol dire che avranno ottime ragioni per farlo e non credo che parlino tanto per dire…

Detto dell’origine delle uve, rese di 70 quintali per ettaro, interessante riportare anche alcune annotazioni sull’andamento dell’annata 2005, inverno freddo e secco, ripresa vegetativa caratterizzata da un andamento climatico favorevole con poche precipitazioni ben distribuite, da giugno ad agosto buone temperature con precipitazioni discontinue, vendemmia, tra la prima e la seconda settimana di settembre, definita “eccellente”, con ricchezza zuccherina e “ottimale patrimonio acidico che ha conferito ai vini ampiezza, potenza al gusto e longevità”.

Questo ha consentito di raccogliere uva in ottime condizioni sanitarie per avviarla a fermentazione in acciaio e legno, e di provvedere ad una sboccatura, nel 2013 (la presa di spuma era avvenuta nell’aprile 2006) dopo ben 72 mesi, sei anni, dal tirage. Con dati analitici che parlano di 12 gradi alcol, 6 di acidità totale e sei grammi litro di zucchero.

GraalAltemasi2005

Sono sempre molto scettico, nel caso di metodo classico italiani, non di Champagne, sui lunghissimi affinamenti sui lieviti, perché si rischia spesso, prolungando per anni questa fase cruciale, di ottenere vini che risultano un po’ stanchi, spenti, strutturati, ma privi di verve. Dei vini che spesso sono più da show o da degustazione guidaiola che vini pensati per il consumatore che una bottiglia di “bollicine”  ama stapparla per berla con piacere e non per dedicarsi ad elucubrazioni mentali varie.

Invece questo Altemasi Riserva Graal 2005, proprio come era accaduto con il Pas Dosé dello stesso anno, mi ha lasciato positivamente di sasso per la sua vitalità, per l’equilibrio, la piacevolezza. Segno di ottime uve e di una bella mano in cantina. Colore paglierino oro antico, bel perlage continuo anche se non finissimo, si fa apprezzare per un naso molto fresco, vivo, floreale, agrumato, con note di fiori bianchi, mandorla non tostata, una bella vena salata con accenno di meringa e miele.

E poi una bocca con bella energia e freschezza, una insospettabile ampiezza, con bella acidità che spinge ancora e ottima ricchezza di sapore, e una nitida vena di mandorla non amara sul finale, molto persistente, ancora in bella tensione. Un Trento Doc riserva “di montagna” davvero ben riuscito.

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

 

2 commenti

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2 commenti

  1. Cosimo Piovasco di Rondò

    gennaio 16, 2014 alle 11:47 am

    mi ritrovo perfettamente anche io in questo tuo giudizio, anche rispetto ai rischi delle lunghe permanenze sui lieviti… rischi che questa bottiglia smentisce alla grande..mantenendo intatta la freschezza e l’energia della giovinezza!

  2. andrea li calzi

    maggio 27, 2014 alle 6:57 pm

    mi permetto umilmente di far notare questo:
    -ma secondo lei un consumatore inesperto o alle prime armi va a spendere 30 o 50 euro per una bottiglia di spumante se cerca solo piacevolezza di beva,freschezza e poco altro?chi accetta questo prezzo sopratutto in Italia è perchè cerca altre emozioni che devono essere assolutamente corrisposte anche al palato non solo al naso!

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