Champagne Zero Dosage Brut Nature s.a. Ayala

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


31dicembre2013 026

Questo periodo di feste tra i vantaggi che porta presenta quello di “costringerci” in qualche modo a passare un po’ più di tempo del solito nelle nostre cantine (parlo per i fortunati, come me, che hanno la possibilità di disporne di una con le giuste caratteristiche di umidità) alla ricerca delle bottiglie giuste da stappare.

E così facendo, spostando e rovistando, si scoprono bottiglie di cui non si ricordava l’esistenza e che avevamo dimenticato su uno scaffale o in un cartone. La scorsa settimana ho così scoperto, tra tante bottiglie di Barolo e parecchie di metodo classico italiani, l’esistenza di una bottiglia di Champagne (in verità ce ne sono diverse altre pronte per ogni evenienza) che mentalmente avevo archiviato, perché nel marzo del 2012 ne avevo scritto qui.

Errore, perché questa bottiglia di Champagne della Maison Ayala,  fondata nel 1860 ad Aÿ, Grand Cru di Champagne, dal diplomatico colombiano Edmond de Ayala per anni fornitore dei reali d’Inghilterra ed in particolare di re George VI che la apprezzava particolarmente, quella che ho ripescato dal silenzio della cantina, è diversa da quella oggetto di quell’articolo.

Diversa nell’etichetta, e nel nome, perché su quell’etichetta, nera, figurava l’indicazione Brut Nature, mentre su questa, che ho bevuto con grande soddisfazione, campeggia la dicitura Zéro Dosage Brut Nature. Inoltre l’etichetta di questa bottiglia è quella classica, per me bellissima, bianca con fascia rossa in basso (dove sta scritto Zéro Dosage) e grande scritta Ayala in nero, quella che oggi, se si visita il sito Internet di Ayala viene riservata unicamente al Brut Majeur, ma con scritta oggi diventata in rosso, mentre il Brut nature ha habillage ed etichetta completamente in nero e non riporta più la dizione Zéro Dosage.

Non è stata però solo una questione linguistica, o di packaging a catturare la mia curiosità, perché una volta portata la bottiglia a casa e verificato il testo della mia degustazione di due anni fa, mi accorgevo che c’era un altro elemento importante a fare la differenza. La bottiglia di Brut nature dell’assaggio del marzo 2012 aveva un dégorgement dichiarato (e meritoriamente riportato in retro, cosa che non accade spesso in Champagne) dell’ottobre 2011, mentre questa (di cui potete trovare traccia su siti specializzati nella vendita di Champagne e non si ha traccia invece su un sito come Spumeggiando, che pure propone larga parte della gamma Ayala) riportava l’indicazione ottobre 2010, funzionando da boost per la mia curiosità.

Come sarà mai uno Champagne non millesimato, cuvée composta da Pinot Noir (45%), Chardonnay (35 %) e Pinot Meunier (20%) – la prova precedente riguardava una composta per il 40% da Pinot nero, il 40% da Chardonnay ed il 20% da Pinot Meunier – affinata tre anni e mezzo anni sui lieviti?

La risposta è semplice, la fin du monde, mes amis… Dalla tranquillità del riposo, direi oltre un anno e mezzo, nella mia cave, è emerso un Ayala Zéro Dosage Brut Nature in forma smagliante, accolto come si doveva da me e dalle mia lei, che ama moltissimo gli Champagne di Ayala e li trova sempre perfettamente calibrati. Uno Champagne “de soif”, da bere, rinfrescante, perfetto come aperitivo (e così noi l’abbiamo utilizzato) e, come consiglia la Maison, in abbinamento a frutti di mare, crostacei, pesce, caviale, carpaccio di salmone, sushi e piatti della cucina asiatica, ma che si può pensare anche di accostare a formaggi a pasta molle e crosta fiorita come Boursault, Coulommiers, Chaource, Brie e Brillat-Savarin

31dicembre2013 030

Bellissimo il colore, un paglierino oro squillante, perlage finissimo e di grande vivacità, anche nel controverso nuovo “calice Franciacorta” da noi utilizzato, naso deciso, complesso, fieno e fiori secchi, frutta secca appena tostata, frutta esotica, un lieve tocco di cioccolato e di alloro, un tocco tra la crème brulée ed il caramello, a comporre un insieme molto accattivante e di grande freschezza e purezza. E poi che charme quell’attacco in bocca ben secco, deciso, nervoso, quella croccantezza delle bolle, quella mineralità salata e petrosa (che già traspariva nei profumi), quell’incisività ed energia ricca di nerbo, quel perfetto equilibrio, quell’armonia tra tutte le componenti, quel suo farsi bere senza affaticare il palato e senza mai apparire ripetitivo ma rinnovando il piacere ad ogni sorso?

Come stupirsi se in breve tempo questa bottiglia del fu Zéro Dosage Brut Nature di Ayala è passata allegramente, come si suol dire, “in cavalleria”?

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

 

1 commento

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Un commento

  1. Vittorio Vezzola

    gennaio 15, 2014 alle 11:03 pm

    Forse questo zero dosage “vecchio stile” te l’ho proprio mandato io. Ironia della sorte, Ayala ha cambiato di l’habillage per la terza volta in quattro anni e il nature ritornerà con l’etichetta bianca mentre il brut majeur con quella nera. Speriamo si fermino perché inizio a fare confusione anch’io…

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