Con tutte quelle tutte quelle bollicine..

Bollicine-Stra

A proposito del Gastronauta di Radio24 del 28 dicembre

Devo ringraziare quei lettori che, era già il 2014, mi hanno segnalato la puntata di sabato 28 dicembre della trasmissione Il Gastronauta del collega Davide Paolini ospitata su Radio 24, la radio del Sole 24Ore, puntata che vedete presentata, con i suoi ospiti, qui e che potete integralmente riascoltare qui, perché essendomela persa quel giorno ho avuto modo di sentire le cose che esperti e addetti ai lavori hanno detto sul tema, parole della presentazione, “Bollicine e spumanti: vini da festa o vini da grandi abbinamenti a tavola?”.

Questo piccolo blog considerato poco importante, che però fa numeri, numeri che ho snocciolato in questo post, non ha potuto dire la sua, peccato perché forse di fronte alla macedonia di parole e alle confusione che ha involontariamente ingenerato negli ascoltatori meno scafati, forse sarei riuscito a fissare, come del resto qualche ospite è pur riuscito a fare, qualche punto fermo.

Districandomi in quell’universo mondo convocato da Paolini, ovvero “Franco Maria Ricci, direttore di Bibenda – associazione italiana sommelier Roma; Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari; Elvira Bortolomiol, produttrice prosecco Dogc; Maurizio Zanella, presidente Consorzio per la tutela del Franciacorta; Luca Gardini, campione del mondo sommelier; Christian Bellei, Cantina della Volta, Bomporto (MO); Stefano Zanette, presidente Consorzio di tutela Prosecco Doc; Federico Graziani, esperto di vino e scrittore; Giacomo Mojoli, tra i fondatori di slow food, giornalista, insegna Design del Prodotto al Politecnico Milano alla facoltà del design”.

Gastronautapaolini

Cosa è saltato fuori dai circa 50 minuti di trasmissione? Che ad eccezione di Maurizio Zanella, patron della Cà del Bosco di Erbusco e presidente del Consorzio Franciacorta, che ha più volta invitato a chiamare i vari metodo classico italiani ed il Prosecco con i loro rispettivi nomi e a non chiamarli genericamente ed erratamente spumanti, per tutti gli altri intervenuti, siano Charmat o metodo classico, sempre di “spumanti” si tratta. Vini che, come ha più volte detto Paolini, si ha la brutta abitudine a chiamare “vini delle feste”, quando il loro consumo, piano piano, si è progressivamente destagionalizzato – la percentuale dei consumi negli ultimi due mesi, ha ricordato Zanella, è scesa dal 60 al 40% – ed esteso all’utilizzo a tutto pasto.

Mi è piaciuto il collega Paolini quando si è detto arrabbiato per i “confronti tra quantità prodotte: bollicine italiane a 360 gradi battono Champagne” definendoli “sciocchezze” e sono stato totalmente d’accordo con Zanella allorché li ha definiti, come faccio regolarmente, “Comunicati fatti ad hoc da chi non ha nulla da dire, da chi vuole dare notizie non vere: inutile confrontare mondi diversi, ognuno deve lavorare seriamente per gli scopi e obiettivi che si prefigge. In Italia abbiamo denominazioni che coprono fascia di prezzo molto bassa, vedi Prosecco, e dobbiamo mantenerne identità e qualità con la chance di espanderci nel mondo e altre come Franciacorta che possono battersi dal punto di vista qualitativo”, poi non ho trovato grandi ragionamenti.

SpumanteFerrariTrentoDoc

Ognuno che tirava l’acqua al proprio mulino. Matteo Lunelli ad assicurarci che il 31 dicembre avrebbe brindato, ma guarda te che sorpresa…, con “Ferrari Trento Doc in grande formato”, Elvira Bortolomiol con Prosecco Superiore, Stefano Zanette, presidente Consorzio di tutela Prosecco Doc, indovinate con cosa? con Prosecco Doc.

Menomale che Christian Bellei delle Cantine della Volta pur difendendo il proprio Lambrusco metodo classico è arrivato a confessare che molto probabilmente avrebbe scelto Champagne. Come ha fatto il sottoscritto, peraltro, a Natale e all’ultimo dell’anno.

Per il resto déja vu et écouté, con il giovane Lunelli a tessere le lodi della Locanda Margon e del Trento Doc (più volte definito da Paolini Trentino Doc…) “vino di montagna, espressione dell’arte di vivere italiana”  utilizzato nella ristorazione all’estero, con grandi chef italiani nel mondo che propongono Trento Doc.

E poi tante affermazioni inoffensive. Elvira Bortolomiol, produttrice di Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore, a ribadire che l’acqua è bagnata, ovvero che “i dati dell’ultimo osservatorio dicono che Prosecco superiore ha destagionalizzato consumi, viene bevuto a tutto pasto in qualsiasi momento durante la giornata”, seguita da Zanette secondo il quale “il nostro Prosecco ha costanza di consumo nell’arco dell’anno nelle feste non ci sono cali di consumi. Prodotto destagionalizzato. Unica bollicina costante destagionalizzata”.

E ancora la Bortolomiol a difendere la sorprendente idea secondo la quale lo Champagne sarebbe “posizionato nelle vendite in periodo natalizio”, mentre è chiaro che oltre 300 milioni di bottiglie consumate nel mondo testimoniano che, proprio come i Prosecco, viene stappato e bevuto in tutti i mesi.

E che dire del simpatico Franco Ricci, definito da Paolini “uno di coloro che insegnano a bere”, incartatosi un po’ nel sostenere che “lo Spumante” (quale please?) “dobbiamo cominciare a farlo bere di meno durante le peste. Dobbiamo dire che vino spumante abbinato al panettone non va bene e fa male a meno che non sia dolce” e che poiché il termine “bollicine è bruttissimo”, sia “vino della festa e festa dev’essere tutti i giorni”.

E mentre sosteneva, giustamente, che “la gente non capisce e bisogna educarla”, e che i “confronti tra Champagne e spumanti italiani non hanno senso e la qualità deve essere compresa. Che va educato il mondo, ed è un pericolo inserire nel mondo vino spumante non di qualità”, continuava, alla faccia della chiarezza e dell’educazione dei consumatori, a parlare di “Vino spumante”, o dello “spumante che deve fare capire la propria diversità nella costruzione del prodotto”.

bollicineperlage

E che dire della “provocazione” del “provocatore” (definito così da Paolini) super sommelier galattico Luca Gardini, che buttava lì l’idea di stappare un Gutturnio frizzante, un Lambrusco, “ma quest’anno punto sul Franciacorta”, e proponeva di abbinare ad un dolce popolare ed economico come il Panettone non il Moscato d’Asti o l’Asti, gli elitari, costosi e introvabili Cinque Terre Sciacchetrà, Malvasia di Bosa, Vernaccia di Oristano, oppure un Lambrusco rosé, o un Gutturnio vivace “che ci sta bene”? Provocazioni o piuttosto un tentativo di épater les ascoltateurs del Gastronauta?

LucaGardini

Quanto al resto, nella macedonia bollicinosa di una trasmissione dove ogni interlocutore era chiamato a recitare una parte, i produttori a difendere la ragione della propria denominazione e gli esperti a provare a stupirci per l’acutezza delle loro osservazioni – per il “maître à penser” Giacomo Mojoli (così definito da Paolini) ex Slow Food ed ex Contadi Castadi, “Ci sono Prosecco soprattutto metodo classico di ottima qualità” e bisogna “Democratizzare il consumo, perché i consumatori sono molto più attenti, curiosi e disponibili a vivere nuove esperienze”, e “quando stappiamo una bottiglia dobbiamo cercare la felicità”, perbacco che acutezza! – andava bene tutto ed il contrario di tutto.

Le giuste rivendicazioni del Presidente del Consorzio del Prosecco Zanette secondo il quale “il Prosecco non è un frizzantino… Chiamarlo così è svilente” e “il riconoscimento dato dai consumatori internazionali è legati alla tipologia dello spumante che sta ottenendo grandissimo successo”, e le osservazioni del sommelier Federico Graziani per cui “Franciacorta e Trento hanno raggiunto livello di vini da tutto pasto perché meglio dello Champagne riescono a sopportare pasto perché hanno struttura più solida, forza superiore”, e le perle di saggezza del mega sommelier planetario per cui “la bollicina è da tutti i giorni, happy hour, facciamoci una bolla. Dobbiamo uscire dagli schemi senza essere troppo tecnici”.

Vascobollicine

Parole, parole, parole, anzi… bollicine… Con tutte quelle tutte quelle bollicine..

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

7 commenti

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7 commenti

  1. Giuseppe Verdi

    gennaio 9, 2014 alle 9:20 pm

    Complimenti per aver sottolineato con garbo ‘Quer pasticciaccio brutto di via Merulana’ che è stata quella trasmissione…

  2. Zakk

    gennaio 11, 2014 alle 7:08 pm

    Ma chi è Federico Graziani? Dove trova più struttura e più forza bevendo Trento DOC o Franciacorta rispetto allo Champagne?
    E poi che sfortunaccia i portabandiera del prosecco che devono dire che a mezzanotte stapperanno prosecco. Chissà i loro invitati se avranno confermato la presenza a cena. 🙂
    Ma più di tutti mi fa pena Paolini che cerca senza riuscirci un aggettivo, un complimento, una parola originale per ogni ospite. Chissà se ci crede a quello che si è sentito dire in quella puntata?

    • Franco Ziliani

      gennaio 12, 2014 alle 10:37 am

      sempre esagerato… Diciamo che quella non é stata la puntata meglio riuscita del Gastronauta…

  3. sergio

    gennaio 13, 2014 alle 2:48 pm

    di solito il Gastronauta è una trasmissione interessante che riesce a cogliere alcuni punti di discussione importanti. Questa sugli “spumanti” aveva troppi interlocutori “di parte”, purtroppo la differenza tra MC e charmat non è ben chiara nella stragrande maggioranza dei consumatori… si parta da li.

    • Franco Ziliani

      gennaio 13, 2014 alle 2:51 pm

      quello della differenza sostanziale tra metodo classico e charmat/Martinotti é uno dei temi chiave di questo blog.

  4. Marco Bertelegni

    gennaio 14, 2014 alle 9:46 am

    Naturalmente l’Oltrepò non è neanche preso in considerazione, ma ne sono abituato e non mi stupisco più di nulla (se non delle bischerate che succedono spesso qui).
    Ma vogliamo finirla di chiamare spumanti ogni forma di vino che ha bolle? Devono essere in primis gli esperti a martellare su questo argomento, invece di creare maggior confusione e sostenere l’ignoranza da parte dei consumatori. Fare un metodo classico è più oneroso di fare Charmat, al di là poi della qualità finale del vino (ci sono alcuni Charmat lunghi molto buoni e alcuni Classici giovani al pari dell’acqua minerale); ma non sarebbe giusto spiegare queste differenze anziché annoverare il Gutturnio frizzante o il Lambrusco tra gli spumanti da stappare?
    Per la cronaca, il 31 dicembre ho bevuto Champagne Alain Couvreur!

    • Zakk

      gennaio 14, 2014 alle 8:46 pm

      Oltrepo’ chi?
      🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

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