Franciacorta Cellarius Rosé 2008 Guido Berlucchi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


RoséCellarius2008GuidoBerlucchi

Mi diverte molto l’idea di aprire questo nuovo anno di “bollicine” da gustare insieme, con un vino, un Rosé, che è in qualche modo “mio”, visto che ho la fortuna ed il privilegio di portare il nome del patron di questa grande “Maison” franciacortina, l’uomo che oltre 50 anni fa ebbe l’intuizione che nella zona vinicola bresciana si potessero produrre quelli che all’epoca si poteva chiamare, anche in Italia, méthode champenoise.

Un Franciacorta Rosé, il Cellarius millesimato 2008 della Guido Berlucchi del patron Franco Ziliani e dei suoi figli, l’ottimo enologo Arturo e Cristina e Paolo, che mi ha francamente sorpreso allorché ebbi modo di degustarlo alla cieca, con altri oltre 300 Franciacorta, in compagnia del collega inglese Tom Stevenson, perché non mi immaginavo di certo che un vino prodotto in 70 mila esemplari, mica in qualche migliaio solamente, potesse essere così calibrato, equilibrato, piacevole. Ma senza essere ruffiano e super compiacente.

Invece questo Rosé, sintesi di Chardonnay e Pinot nero, che a seconda delle annate possono essere paritari, oppure vedere predominare di poco la prima uva sull’altro o viceversa, vigneti di proprietà ad alta densità d’impianto (da 5000 a 10 mila piante), posti nei villaggi di Corte Franca, Adro, Erbusco e Passirano, con resa variabile da 80 a 100 quintali d’uva per ettaro, con una resa in mosto del 45%, degustato in un campione ad un anno abbondante dalla sboccatura (20 giugno 2012) mi ha sorpreso, come del resto altri vini della stessa casa.
E mi ha fatto pensare che l’antica filosofia di Franco Ziliani, quella che ha guidato per anni la concezione della vecchia Cuvée imperiale, ovvero che l’armonia ideale della cuvée si potesse avere con un mix di uve di diverse origini (Franciacorta, ma anche il Pinot nero dell’Oltrepò Pavese ed lo Chardonnay di Trentino e Alto Adige) fosse probabilmente ancora valida.

Ma che si potesse fare ancora altrettanto bene e addirittura meglio ricorrendo esclusivamente alle uve di quella Franciacorta dove i vigneti (e non solo la mentalità imprenditoriale dei produttori) sono cresciuti e sono sempre più all’altezza, e scegliendo, come alla Guido Berlucchi hanno fatto da un paio d’anni, di puntare decisamente sul marchio e sull’identità territoriale Franciacorta Docg.

Se si aggiunge poi che le tecnologie di oggi in cantina sono ancora migliori, che lo staff tecnico guidato dal maggiore dei figli di Franco Ziliani, Arturo, è di primario valore, e quindi che si possa operare con totale sicurezza e savoir faire su questo Rosé procedendo con spremitura soffice e progressiva dei grappoli con frazionamento dei mosti, fermentazione alcolica in vasca d’acciaio, fermentazione di una piccola parte in barrique, dove svolge anche la fermentazione malolattica, e si affina 6 mesi a contatto con i lieviti e macerazione di alcune ore del Pinot Nero con le bucce, allora non si può rimanere sorpresi dai risultati.

CellariusRoséBerlucchi2008

Da un Franciacorta Rosé 2008, affinato sui lieviti quasi quattro anni, 7,5 di acidità e 6,5 grammi di zucchero litro restando nell’ambito del Brut, ho ricavato l’impressione molto positiva di un vino che possa essere capito e apprezzato da tutti, ma dotato di forte personalità e saldo carattere.

Colore molto bello, buccia di cipolla, con leggera vena di salmone, naso abbastanza dolce, succoso, con piccoli frutti rossi e pompelmo rosa in evidenza, attacco in bocca molto cremoso, ampio, avvolgente, con una frutta rossa molto evidente, una bella succosità e una persistenza lunga e piena con consistenza vinosa e grande piacevolezza.

A mio avviso, ma io sono un “malato” di Extra Brut e Pas Dosé e quindi dovete capirmi, se fosse appena un filo più secco sarebbe ancora più intrigante, ma se amate dei Rosé equilibrati, non aggressivi, di buona densità e ricchezza, molto sul frutto, ebbene, questo è il Rosé che fa per voi. Anche per brindare a questo nascente 2014 che mi auguro sereno per tutti voi. Prosit e buon 2014!

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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3 commenti

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3 commenti

  1. Saverio Palmieri

    gennaio 13, 2014 alle 2:15 pm

    Signor Franco buongiorno.
    I gusti sono gusti, per carità.
    Ho degustato il Cellarius Rosè di cui alla Sua recensione, ma l’ho trovato persino deludente.
    Forse mi aspettavo di più, ma soprattutto al primo naso l’ho trovato quasi ‘stanco’.
    E al gusto anche peggio.
    Conosco la famiglia Ziliani da anni e spero che Paolo in primis mi perdoni per questa recensione.
    Non ho avuto modo di provare una seconda bottiglia, per cui …..beneficio d’obbligo per la riprova…..spero presto.
    Un cordiale saluto,
    Saverio Palmieri

    • Franco Ziliani

      gennaio 13, 2014 alle 2:46 pm

      i campioni che ho degustato io in ottobre erano in perfetta forma e di una qualità tale che mi ha spinto a scriverne nei termini in cui ne ho scritto

      • manuele lazzaroni

        febbraio 13, 2015 alle 8:18 pm

        da poco degustato …sorpreso in positivo….che dire in tutte le sue parti equilibrio.gran vin

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