De la Finca 2010 Raventos i Blanc

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Parellada, Macabeu, Xarel.lo, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
10


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Non cercate il nome “Cava” in etichetta, anche se si tratta di un vino di questa tipologia. Come ho scritto lo scorso anno, qui, nell’ambito di una “fuga” (di cui vorrei conoscere le dimensioni) dalla DO Cava, che ha condotto diverse aziende alla scelta di imbottigliare i vini semplicemente come “Spanish sparkling wine”, come “vini spumanti di Spagna” o “Vinos espumosos de España”, per dirla in spagnolo, la storica bodega Raventos i Blanc di Sant Sadurnì d’Anoia, che ha come simbolo una quercia di 500 anni di età presente all’entrata della cantina che presiede e testimonia la storia della casata e la forza di queste terre, non propone più i suoi sparkling, di cui ho scritto in diverse occasioni ( 1234 ) trovandoli splendidi, come Cava ed é uscita dalla D.O.

Un vero peccato, soprattutto per la denominazione direi, perché Raventos i Blanc anche dopo questa decisione non ha perso nulla del proprio appeal e della propria immagine di azienda di riferimento proprietaria di vigneti storici, 90 ettari, ereditati da padri e figli a partire dal 1497.

Una proprietà familiare che si perpetua da oltre 500 anni, e che ha visto nel 1872 Josep Raventós Fajó creare i primi sparkling spagnoli prodotti con il metodo tradizionale e nel 1888 Manuel Raventós Doménech creare quella che potremmo definire la “Penedés sparkling wine formula” combinando le tre varietà di uva autoctone: Macabeu, Xarel·lo and Parellada.

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A seguito dell’uscita dalla D.O. Cava Raventos i Blanc ha intensificato un lavoro di nuovo approccio alla produzione di sparkling già avviato nel 2009, basato sullo studio dell’interazione tra la terra, il microclima, le vigne, gli animali e le persone che lavorano in particolare nella storica tenuta De la Finca posta a 50 chilometri ad ovest di Barcellona, un programma denominato Biosynergies 2013 che punta alla riscoperta di un’antica autenticità e di antichissime tecniche viticole.

Il progetto ha reso la tenuta autosufficiente, con la fertilità dei suoli assicurata dagli animali che vivono nella fattoria, curati con medicine e preparazioni omeopatiche. I suoli della tenuta posti nel bacino del fiume Anoia sono calcarei e hanno 16 milioni di anni d’età risalendo all’epoca in cui la vallata era totalmente sommersa dal Mar Mediterraneo e sono ricchi di fossili marini che caratterizzano la struttura e la composizione dei suoli e conferiscono ai vini qui prodotti una speciale sapidità e mineralità. Ed i vigneti, suddivisi in nove “parcelles” condotte ad alberello, piantate tra il 1970 ed il 1987 sono frutto delle selezioni massali sviluppate da Manuel Raventós Doménech a partire dal 1888.

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Vigne coltivate organicamente nel periodo di transizione verso la viticoltura biodinamica posti in collina esposti a nord e nord est dove si hanno le temperature più fredde durante il periodo di maturazione. La parte denominata Mirador del Serral da cui si ottiene lo Xarel·lo, vigne piantate nel 1978, quella chiamata Viñas de la Barbera dove si trovano invece il Macabeu piantato nel 1998 e vecchie vigne di Parellada piantate nel 1970 e 1973.
Il tutto si è tradotto in un vino, il De la Finca 2010, che all’assaggio ho trovato meraviglioso, frutto di un annata fredda, un anno di estremi, con una grande nevicata il 9 marzo, un inverno lungo e freddo, una primavera fredda e piovosa, e un’estate calda, anche se abbastanza piovosa nel mese di agosto, anche se a partire dal 18 agosto e fino al 17 settembre ci fu un mese perfetto senza piogge che condusse perfettamente le uve a maturazione.

Un anno di estremi il 2010, con 700 litri di pioggia contro una media di 526 negli ultimi dieci anni ed una temperatura media di 14,4° paragonata alla media di 15,3 dell’ultimo decennio. In queste condizioni di viticoltura in base di transizione al regime biodinamico si è fatto ricorso ad infusioni e trattamenti omeopatici per limitare l’uso di prodotti fitosanitari naturali.

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Il De la Finca 2010 è una cuvée complessa composta per il 54% da Xarel.lo vendemmiato dopo il 16 settembre, per il 23% da Macabeu raccolto dopo il 2 settembre, per il 13% da Parellada raccolta dopo il 24 settembre e per un 10% da Chardonnay raccolto dopo il 22 agosto. Le uve entrano in cantina per gravità, sottoposte a pressature soffici a bassa pressione e la permanenza sui lieviti si protrae per tre anni, con questi dati analitici finali: 12,2 di alcol, 7,2 di acidità, 2.99 di pH, e 3,5 grammi litro di zuccheri.

Il risultato è un “ex Cava”, un grande metodo classico spagnolo, figlio di un terroir di eccezione, splendido: colore paglierino vivo brillante, perlage molto sottile, naso molto secco, deciso, intensamente minerale, scattante, incisivo, freschissimo, con mandorle, agrumi, pesca bianca, una leggera burrosità, e tanto sale e pietra, un qualcosa di salmastro e marino addirittura in evidenza, a caratterizzare un bouquet finissimo.

La bocca è nervosa, di grande equilibrio e piacevolezza, di gran nerbo salato, con bolla croccante al punto giusto, pienezza di sapore, un gusto intensamente citrino e salato, con bellissimo dinamismo, verticalità, energia, una piacevolezza (anche in una bottiglia con sboccatura recente, novembre 2013) e un’armonia davvero da vino di classe superiore.

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Un capolavoro targato Raventos i Blanc e scusate se è poco….

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

1 commento

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Un commento

  1. Wojciech Bońkowski

    dicembre 30, 2013 alle 9:04 am

    Interessante come chi voglia elevare lo status del proprio prodotto in Spagna passi dalla DO Cava alla semplice dizione “vino spumante di Spagna”.

    Invece in Italia usare il termine “vino spumante” e’ anatema. Lo hai molte volte sottolineato anche tu Franco.

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