Trento Doc Brut Rosé Balter

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8


BalterDocRosé

E’ paradossale la situazione che si registra oggi nel variegato panorama del metodo classico italiano dove tutti, a parole, dicono di voler produrre più Rosé, assecondando un trend (speriamo non sia una moda) favorevole ai rosati che tocca sia “bollicine” che vini fermi. Che bello il Rosé, evviva il Rosé, forza mettiamoci a fare Rosé, peccato che dell’uva indispensabile per produrre questa speciale tipologia di vini, Monsieur le Pinot noir, ce ne sia pochina.

I numeri ci dicono difatti che in Franciacorta, dove per produrre un Franciacorta Rosé basta peraltro un magro 25% di Pinot nero, questa nobile varietà borgognona può contare solo su 396 ettari sui 2746 complessivi della denominazione. In Trentino, patria del Trento Doc, a fronte di 2865 ettari di Chardonnay (dati 2011) sono solo 250 ettari scarsi quelli di Pinot nero.

E in Oltrepò Pavese…

Uva di cui ci sarebbe abbondanza nella terza storica zona del metodo classico italico, l’Oltrepò Pavese, dove il Pinot nero è dominante e dispone di 3000 ettari, ma dove la produzione di Rosé (o Cruasé) è ancora molto limitata, nell’ordine di qualche centinaia di migliaia (valutazione per eccesso) di pezzi. Inoltre larga parte del Pinot nero non va destinato a “méthode champenoise” bensì a meno poetici Pinot nero vinificati in bianco frizzanti, e mentre la produzione di metodo classico viaggio intorno ai tre milioni di esemplari, la larghissima maggioranza, 2,7 milioni di bottiglie, portano in etichetta la semplice dicitura VSQ e solo 300 mila esemplari rivendicano la Docg.

Se mi consentite una battuta, che tale è e intende essere, il problema della penuria di Pinot nero e dell’oggettiva impossibilità per Trentino e Franciacorta di produrre più Rosé dell’attuale potrebbe essere risolta applicando un’antica ricetta, quella utilizzata con clamoroso successo dalla Guido Berlucchi (prima della totale riconversione franciacortina) realizzando cuvée a base di Pinot nero oltrepadano e di Chardonnay trentino e franciacortista. Poiché questa cosa non è possibile, a meno di non voler produrre nuovamente un VSQ senza denominazione d’origine, rassegniamoci ad avere pochi Rosé con le bollicine.

Pochi ma buoni, a saperli cercare ci sono

Pochi, però buoni, in giro tra le varie Doc e Docg (c’è anche l’Alta Langa) bollicinare ci sono, basta saperli pensare. Uno di questi é opera di un produttore roveretano che è stato anche presidente dell’Associazione dei Vignaioli del Trentino, Nicola Balter, proprietario di un’azienda agricola di dieci ettari in un unico accorpamento posta sulla sommità di una collina a 350 metri di altezza sopra Rovereto, con una splendida vista sulla Vallagarina. Azienda familiare creata da Francesco Balter nel 1872 e dal 1990 condotta da Nicola e Barbara Balter.

Una cantina che oggi produce, oltre ad una vasta gamma di apprezzati vini fermi, qualcosa come 35 mila bottiglie di Trento Doc, suddivise in tre tipologie: Brut, che si affina tre anni sui lieviti, Brut riserva, affinamento fino a sette anni, e Rosé.

TrentoDocRoséBalterNon date retta a quello che erroneamente viene scritto nella scheda che appare sul sito Internet, l’affinamento è di 30 non di 8 mesi (il periodo minimo di affinamento per un Trento Doc previsto dal disciplinare è di 15 mesi) per il resto si tratta di un Rosé da Pinot nero in purezza provenienti da vigneti aziendali “Campo n°11”, allevati a Guyot e cordone speronato, posti su terreno di origine morenica con presenza di scheletro e rocce calcaree. La fermentazione delle uve avviene fermentazione parte in acciaio, parte in piccole botti di rovere ed il dosaggio degli zuccheri è di sei grammi litro.

Da un campione con sboccatura 2013, non millesimato, ho ottenuto queste impressioni: colore splendido, un rosa antico, melograno scarico, di bella e misteriosa brillantezza con leggere nuance granate. Naso di buona freschezza e consistenza, una leggera nota di rosa, pompelmo rosa, ribes più che lampone e fragola di bosco e una buona componente sapida.

Bocca succosa, fresca, con una certa vivacità, ma tende ad autocompiacersi in una dolcezza fruttosa che gli toglie un filo di nerbo e scatto e freschezza, anche se il vino ha una buona struttura e si fa bere bene con piacevolezza.

 

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

4 commenti

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4 commenti

  1. Cosimo Piovasco di Rondò

    dicembre 13, 2013 alle 1:10 pm

    Lo ho assaggiato anche io, qualche settimana fa in Casa del Vino della Vallagarina. Vincendo una mia certa difficoltà ad affrontare i Rosè. Devo dire, magari sbagliando, che lo ho trovato un po’ mollaccione, forse come dici tu a causa di una dolcezza fruttuosa autocompiaciuta. Insomma non mi ha entesiasmanto e sono tornato al Balter tradizionale(versione base, che mi sembra una bottiglia riuscitissima, invece)

  2. nemesi

    dicembre 16, 2013 alle 3:40 am

    Non c’è nessun errore sulla scheda tecnica: la maturazione di 8 mesi sui propri lieviti si riferisce, in modo abbastanza chiaro, al vino base.

    • Franco Ziliani

      dicembre 16, 2013 alle 9:11 am

      chiaro un paio di ciufoli: anche il produttore ha convenuto che non era stato chiaro e correggerà la scheda…

  3. nemesi

    dicembre 16, 2013 alle 2:32 pm

    In effetti per un profano avrebbe potuto essere fuorviante ma certo non per Lei, considerando che si dice “Maturazione per 8 mesi sui propri lieviti, separati solo al momento della cuvée” che ovviamente non può essere fatta dopo la rifermentazione. E poi il paragrafo successivo è dedicato alla “presa di spuma”. Detto questo, ha senz’altro fatto bene a suggerire al produttore di modificare il testo.

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