Chiamare Satèn gli “spumanti” italiani? Proposta irricevibile, Delphine…

DelphineVeiss

Con il candore un po’ assassino e la sicurezza che la contraddistinguono, il faut la comprendre, è francese, peggio ancora, parigina, ed è cresciuta a brioches, Champagne e grandeur, la mia amica Delphine Veissiere, consulente di marketing, esperta di vini, già selezionatrice e importatrice di ottimi vini di Reims ed Epernay, nonché blogger ed educatrice del vino con la sua Ecole du Champagne, l’ha fatta grossa.

Sul suo sito Internet ha lanciato, che birba, una vera e propria provocazione. E parlando di Crémant, in questo articolo che voleva essere all’insegna del bon ton, ha sciorinato una lezione di semantica per lo “spumante italiano” e ha lanciato una proposta che lei per prima sa essere irricevibile: “allora non provare a chiamare gli spumanti italiani Satèn?”.

Perdonandola, perché è una bella Signora, per l’autentica eno-bestemmia rappresentata dall’ostinarsi ancora, eppure le diverse denominazioni italiche le comincia a conoscere, a parlare di un inesistente “spumante italiano”, non possiamo che ricordare alla gentile parisienne che quanto propone è impossibile per due motivi molto semplici.

nonéchampagne

In primo luogo, anche se lei ricorda il caso francese del Crémant, e chequesta denominazione non è più autorizzata in seguito ad un accordo firmato da parte del CIVC che lascia alle altre regioni la possibilità di utilizzare il termine Crémant”, ed il compenso le altre regioni, Alsace, Loire, Bourgogne, Jura, “non hanno più il diritto di utilizzare il termine  « méthode champenoise » ma devono riportare la menzione « méthode traditionnelle »”, perché il termine Satèn è una designazione esclusiva della denominazione Franciacorta e un marchio registrato dal Consorzio Franciacorta da pochi anni donato al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in modo che lo possano utilizzare anche i non consorziati. Ma sempre nell’ambito dei Franciacorta, non degli altri metodo classico italiani.

Franciacorta-ChampagneE poi, chérie, te li vedi i nostri orgogliosissimi amici della zona vinicola bresciana concedere anche ad altri che non siano gli attori della filiera produttiva franciacortina e tanto più a produttori e zone che ancora continuano a definire superficialmente i loro metodo classico “spumanti”, e magari di montagna quando sono in larga parte prodotti in bassa collina o pianura, la possibilità di chiamare Satèn le loro “bollicine”? Non ci crederei nemmeno se lo vedessi…

Perché mai ostinarsi a pensare – l’operazione Talento è già fallita più volte, morta e sepolta – di dare un nome comune, che in fondo nessuno vuole, al metodo classico italiano? I Franciacorta sono felici di chiamarsi con il loro nome, in Oltrepò Pavese rincorrono ancora (forse) il sogno Cruasé, i piemontesi hanno scelto la via dell’Alta Langa Docg, ed in Trentino, come si può leggere qui e poi ancora qui, anche se dispongono di una denominazione, Trento Doc, sognano di diventare la “capitale italiana degli spumanti” e qualcuno, non sprovveduto, propone – e non siamo su Scherzi a parte – “perché Trento (dico Trento perché capoluogo), non diventa la Italiana dello Spumante?”.

Del resto, cara Delphine, la tua amata Champagne rivendica giustamente per sé sola la menzione « méthode champenoise », perché la Franciacorta (qui a fianco l’immagine di una campagna pubblicitaria dei primi anni Novanta che fece tanto clamore) dovrebbe fare da meno e regalare ad altri un termine, Satèn, che sta incontrando successo e che è frutto esclusivo dell’inventiva e dell’intraprendenza franciacortina? Ça va sans dire, non?

___________________________________________________________

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

2 commenti

Condividi

2 commenti

  1. Davidao

    dicembre 3, 2013 alle 2:53 pm

    Finchè terranno questo atteggiamento, non faranno altro che concederci terreno da rosicchiare. Per altro la particolarità delle bollicine italiane è proprio che sono tante, diverse e tutte buone (o quasi). E’il grande stato-nazione contro l’Italia dei 1000 comuni, nel vino come in tante altre cose. Leggere le nostre categorie con le loro è una cretinata, con buone pace della “Dame” parisienne.

  2. Antonio

    ottobre 22, 2014 alle 4:02 pm

    Buongiorno Franco,
    potrebbe togliermi una curiosità sull’etimologia della parola Satèn?
    Brevemente: in una cena il titolare del ristorante mi proponeva una bottiglia di Bellavista Satèn e per illustrarlo al meglio, precisava che la parola è di origine locale (dialetto bresciano), contrariamente a quanto asserivo (lingua francese). Al momento non ho voluto contradirlo in quanto rafforzava la spiegazione con l’aver ricevuto tale informazione direttamente dall’enologo della cantina Bellavista! Spero quindi di avere chiarimenti da un profondo conoscitore della materia quale lei è.
    Ringrazio e saluto.
    Antonio

Lascia un commento

Connect with Facebook