Trento Doc “spumante di montagna”: ma i tanti vigneti di pianura dove li lasciamo?

TrentoDocMontagna

Bellissimo e suggestivo, in apertura della rassegna Bollicine sulla città che si svolge da oggi in quel di Trento, vedere sulla pagina di apertura del “rinnovato” sito Internet del Trento Doc una splendida fotografia con tanto di vigneti alto collinari e montani e leggere che il metodo classico trentino viene definito “spumante di montagna”. Meravigliosa questa definizione, uso del termine “spumante” a parte, se solo corrispondesse al vero.

Se il Trento Doc è davvero un vino, con le “bollicine”, di montagna, cosa ne facciamo, dove li lasciamo, facciamo finta che non esistano, i tanti ettari di Chardonnay soprattutto che in montagna ed in collina non sono affatto, ma piuttosto in pianura o bassa collina? Sono ettari di un Trento Doc di serie B, un Trento Doc che potremmo battezzare “spumante di pianura”, oppure vogliamo fare, finalmente, una comunicazione corretta che rispetta la verità?

Perché chiamare il Trento Doc “spumante di montagna”, quando di montagna sono solo una minoranza degli ettari di Trento Doc, e generalmente esprimono vini di superiore eleganza e migliori?

CervimViniMontagna

E se il Trento Doc diventa “di montagna”, quale nome devono prendere i vini e le zone vinicole che aderiscono al CERVIM, Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, organismo internazionale nato con lo specifico compito di promuovere e salvaguardare quella viticoltura eroica, che presenta queste precise caratteristiche: pendenza del terreno superiore a 30%; altitudine superiore ai 500 metri s.l.m.; sistemi viticoli su terrazze e gradoni?

Trentodocchisti, siate seri e non raccontate palle, per favore!

___________________________________________________________

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

 

34 commenti

Condividi

34 commenti

  1. Giuseppe Verdi

    novembre 22, 2013 alle 11:12 am

    Da padovano appassionato del Trentino, delle sue montagne e del TRENTODOC credo che sia ridicolo negare che il Trentino è un territorio di montagna. Lì dove le valli sono spesso scavate dai ghiacci in pochi minuti si passa dal fondovalle a colline ed altipiani ad altezze di 500 – 600 metri intessuti di vigneti . I terrazzamenti della Val di Cembra sono un esempio di viticoltura eroica. Siccome poi i Trentini sono enologi e viticoltori da secoli basta parlare con qualcuno che si aggiri intorno all’ Istituto agrario di San Michele all’Adige che da secoli forma enologi ed enotecnici di altissimo livello per sapere che nel fondovalle i Trentini coltivano Teroldego, Marzemino e Pinot grigio, ma lo Chardonnay per la caratteristica stessa delle uve sta quasi tutto in collina oltre i 400 metri. E poi basta assaggiare un TRENTODOC per capire che la sua importante base acidica è l’espressione di escursioni termiche legate a latitudini ed altitudini tipiche di un clima di montagna. Non le definirei palle, per rispetto a chi quella terra la coltiva

    • Franco Ziliani

      novembre 22, 2013 alle 2:08 pm

      a me lei sembra piuttosto un propagandista del Trento Doc. Si segnali all’attenzione dell’Istituto, hanno bisogno di promotori puri e duri e convinti e con il paraocchi come lei…
      Che se poi lei si chiama Giuseppe Verdi, io sono Vincenzo Bellini…

    • Franco Ziliani

      novembre 23, 2013 alle 10:35 am

      devo una risposta al trentodoccaro trinariuciuto con il paraocchi, sicuramente o un produttore o un funzionario sciocco (il presidente é persona molto molto più intelligente) dell’Istituto.
      Lei afferma che “lo Chardonnay per la caratteristica stessa delle uve sta quasi tutto in collina oltre i 400 metri”. Peccato che quanto afferma non corrisponda a verità, perché, i dati li avrò presto, larga parte degli ettari vitati a Chardonnay destinati al Trento Doc non si trovano oltre i 400 o in montagna, come sostiene una pubblicistica farlocca, ma in collina. I migliori Trento Doc, tipo quello di Maso Michei, di cui ho scritto recentemente qui, nascono davvero da vigneti in altezza. Se poi Giuseppe Verdi vuole diffondere, nel clima celebrativo di Bollicine su Trento, una versione consolatoria e trionfante del Trento Doc, faccia pure, ma, anche lui, racconta balle.

  2. Giuseppe Verdi

    novembre 22, 2013 alle 3:10 pm

    Non è certo lei a decidere chi ha il paraocchi. Le cose che dico sono fondate, visto che nel merito non le ha contestate.

  3. Cosimo Piovasco di Rondò

    novembre 22, 2013 alle 3:14 pm

    … hahaahah, hai ragione Franco… a Trento stanno cercando promotori duri e puri… e la notizia è giunta anche a me… per questo mi mi permetto di suggerire un nuovo slogan per il …. “Lotta dura senza paura” …. oppure…chennesò…”Montagna.Continua”

  4. Paolo torchio

    novembre 22, 2013 alle 9:15 pm

    Il maestro Verdi sarà’ pure un propagandista ma a me il Nabucco e’ piaciuto tantissimo

  5. giuseppe verdi

    novembre 23, 2013 alle 10:32 am

    Aggiungerei anche che da un punto di vista climatico e pedologico un conto è la collina in mezzo alla pianura e un conto è la collina o il fondovalle in mezzo alle cime. Non mi sembra un dettaglio irrilevante per le influenze che la montagna (intesa come contesto pedo-climatico) può avere sulle uve. Quindi alla fine non mi sembra che ci sia da scandalizzarsi tanto se i Trentini definiscono il proprio metodo classico “bollicine di montagna”.

    • Franco Ziliani

      novembre 23, 2013 alle 10:38 am

      Bravo Verdi, vedrò di presentarla a Fabio Piccoli o al presidente dell’Istituto: hanno bisogno di propagandisti e agit prop convinti e pronti a tutto per la causa del Trento Doc come lei. Sempre che lei non sia già qualcuno che opera all’interno dell’Istituto stesso o tra i produttori…
      Perché si nasconde dietro ad uno pseudonimo e non si palesa con il suo vero nome? Non faccia il coniglio, suvvia… 🙂

  6. giuseppe verdi

    novembre 23, 2013 alle 4:40 pm

    Sono io che da semplice appassionato di vino e in particolare di TRENTODOC – da anni frequento per vacanza il Trentino – mi meraviglio che sul suo blog scriva il Barone rampante in persona… Complimenti!

  7. giuseppe verdi

    novembre 23, 2013 alle 8:20 pm

    Osservo peraltro che mi sono letto questo pomeriggio le prime venti schede dei TRENTODOC da Lei degustati (dai più recenti) e sono scoppiato a ridere perché Lei stesso li accredita quasi tutti sopra i 400 metri finpo a toccare i 700 e 800 metri (naturalmente fra le montagne del Trentino), parlando Lei stesso di “bollicine di montagna” e della “magica collina di Pressano”. Penso che possa bastare.

    • Franco Ziliani

      novembre 23, 2013 alle 8:39 pm

      Fenomeno non faccia il furbo io scelgo i Trento DOC migliori quelli che hanno vigneti in altezza. Gli altri la maggioranza da Chardonnay di pianura li lascio a quelli come lei

  8. Giuseppe Verdi

    novembre 23, 2013 alle 9:06 pm

    Esatto proprio i piu’ rappresentativi, quelli che fanno l’immagine del Trentodoc e sono più diffusi commercialmente… Allora perché ce l’ha tanto con quelli che le chiamano bollicine di montagna? a me, da consumatore ed appassionato, sembra molto plausibile. Ho trovato la sua vena szerzante (raccontano palle) di cattivo gusto e fuori luogo. In ogni caso ne bevo anche di pianura, fra cui quelli delle sue zone.

    • Franco Ziliani

      novembre 23, 2013 alle 9:31 pm

      zone che non millantano di essere “di montagna” mentre larghissima parte dell’area di produzione del Trento Doc riguarda vigneti di pianura o media collina non certo “alpini”…
      Quanto alla sua accusa di aver fatto un commento “di cattivo gusto”, francamente me ne frego

  9. Giuseppe Verdi

    novembre 23, 2013 alle 10:30 pm

    Anche volendo non potrebbero proprio! E comunque fanno ottime bollicine… Come anche i miei conterranei del Prosecco che può dare lezioni di marketing a Franciacorta e Trentodoc. Quanto a quest’ultimo non mi resta che attendere i suoi dati e le sue fonti… Il resto sono piacevoli conversazioni. È stato un piacere. A presto

  10. Andrea

    novembre 24, 2013 alle 10:04 pm

    A proposito di bollicine di montagna…. Da un po’ di giorni molti blog e organi di stampa…. Parlano di un Trento DOC proveniente da un singolo vigneto situato a 600 mt di altezza che è stato ben 18 anni sui lieviti…
    Sig. Ziliani, cosa ne pensa di questa impresa ?
    Non penso che le sia sfuggita questa notizia!

    • Franco Ziliani

      novembre 24, 2013 alle 10:25 pm

      non penso nulla in merito. Per ora ho letto una bella sviolinata agli azionisti di maggioranza del Trento Doc. Quando riceverò informazioni su questo vino e magari mi sarà data occasione di assaggiarlo ne scriverò

  11. Andrea

    novembre 24, 2013 alle 10:49 pm

    Sig. Ziliani non mi sembra che lei quando ha scritto per la priva volta di un certo metodo classico affinato nei fondali del lago d’Iseo lo abbia assaggiato prima … Giustamente si è limitato a fare informazione per poi riservare altre parole ad un futuro assaggio… In quel caso chi le aveva fatte le sviolinate? Le debbo ricordare anche quando ha scritto dell’altro metodo classico affinato nei fondali di Portofino ?
    Forse sig. Ziliani, ascolta solo violini che suonano la musica che piace a lei ….

  12. francesco siben

    novembre 25, 2013 alle 3:06 pm

    secondo me i vigneti di pianura sono in altra regione che a sua volta si contende la produzione spumantistica a metodo classico. basta guardare la cartina geografica fisica…

    • Franco Ziliani

      novembre 25, 2013 alle 3:11 pm

      un’altra zona che é in pianura e collina e non ha mai millantato di produrre “spumanti di montagna”…

  13. Nicola

    novembre 25, 2013 alle 4:56 pm

    Eppure leggendo il disciplinare si apprende che “secondo la classificazione delle zone altimetriche effettuata dall’ISTAT il territorio in questione è considerato interamente montano….ecc. ecc.” che sia dovuto a questo il termine spumante di montagna?

  14. fabry

    novembre 25, 2013 alle 6:09 pm

    Io non ne so niente di enologia, trentodoc, prosecco e Franciacorta ma secondo me certa gente dovrebbe rileggere l’articolo e poi commentare…

  15. Giuseppe Verdi

    novembre 25, 2013 alle 9:24 pm

    Certo, Signor Fabry, ha ragione… Rileggere fino all’ultima riga

  16. fabry

    novembre 26, 2013 alle 10:08 am

    Ed é proprio leggendo le ultimissime righe che si capisce il succo di tutto l’articolo…poi ragazzi non so, forse sono strano io, forse capisco male io…ci potrebbe stare non essendo esperto del settore anche se l’italiano dovrebbe essere uguale per tutti.

    • Giuseppe Verdi

      novembre 26, 2013 alle 2:36 pm

      Forse bisognerebbe che il sig. fabry sapesse cosa fa il Cervim che è un centro di ricerca che si occupa di tutelare e valorizzare soprattutto la viticoltura eroica o in forte pendenza. Basta leggere la prima riga del sito web. Ma i Trentini non parlano di bollicine eroiche, parlano solo di bollicine di montagna e fino a prova contraria (contraria al buon senso) l’ambiente montano ce l’hanno. A meno che ora l’uso dell’aggettivo montano non sia sottoposto ad autorizzazione da parte del Cervim. E non mi pare per ora

      • Franco Ziliani

        novembre 26, 2013 alle 4:54 pm

        La invito a fare commenti più’ brevi se vuole fare romanzi si apra un.suo.blog

  17. Nicola

    novembre 26, 2013 alle 11:09 am

    Non mi pare che l’articolo sia di difficile comprensione. Ziliani sostiene che il Trentodoc viene anche prodotto con vitigni che si trovano su terreni non montani. O almeno su terreni che il CERVIM non riconosce tali. Pertanto, secondo Ziliani, il consorzio del Trentodoc racconta balle quando afferma che si tratta di “spumante di Montagna”.
    Tuttavia sul disciplinare del trentodoc si afferma che l’ISTAT ha classificato come “montani” i terreni su cui insistono i vitigni del Trentodoc. Se questo è vero il Consorzio del Tentodoc ha pieno diritto di utilizzare il termine spumante di montagna.
    Io penso si tratti solo di una trovata di marketing.
    Un po’ come quando in Franciacorta affermano di voler battere lo Champagne.

  18. fabry

    novembre 26, 2013 alle 3:01 pm

    Prima di tutto sono andato a leggermi qualche cosa su internet per provare a rispondere meglio, non sapendo neanche che cosa fosse il cervim e ignorando totalmente che l’istat classificasse quali terreni sono montani, parzialmente montani, pianura e sopra sotto il mare.
    Ziliani penso che si ponga tre domande: La definizione “spumante di montagna” è legittima? Dove mettiamo il cervim che si occupa proprio di questo settore specifico? Chi coltiva sotto determinate altitudini anche se nella zona regolamentata dal trentodoc è relegato in serie B?
    Ora, io non sono l’avvocato di Ziliani e parlo solo per me, ma dando una lettura veloce mi accorgo che all’istat la questione del montano a meno interessa solo per questioni fiscali mentre il cervim premia vini prodotti da uve di vigneti che presentano difficoltà strutturali permanenti quali:
    altitudine superiore ai 500 m s.l.m., ad esclusione dei sistemi viticoli in altopiano;
    pendenze del terreno superiori al 30%
    sistemi viticoli su terrazze o gradoni;
    viticolture delle piccole isole.
    Personalmente terrei in maggior considerazione ciò che dice il cervim, non perchè mi sta simpatico Ziliani ma perchè, da bergamasco, vedo che l’istat considera montano anche il comune di Mapello, Sarnico, albano sant’alessandro e se dico a qualche amico che sono andato in montagna a Mapello come minimo chiamano l’ambulanza per un TSO
    Detto questo ci sarà il pieno diritto ad usare il termine “spumante di montagna” ma è una stortura che viene utilizzata per marketing come giustamente dice lei.
    Per concludere, visto che penso di trovarmi in un sito dove si vuole bene ad un prodotto che ci rende famosi nel mondo, non sarebbe il caso di remare tutti nella stessa direzione e non accettare questi compromessi che confondono ancor di più il cliente finale?

    p.s.: le informazioni le ho raccolte dal web e non sono un esperto del settore quindi se ho sbagliato chiedo scusa in anticipo.

  19. Nicola

    novembre 26, 2013 alle 6:29 pm

    Fabry sono perfettamente d’accordo con Lei (e con Ziliani). Dal punto di vista del disciplinare la dizione “spumante di montagna” non fa una grinza, che poi siano considerati montani terreni piatti come una tavola da surf è un’altra questione, e sicuramente il Consorzio non fa una bella figura. Sul fatto di remare dalla stessa parte e di non confondere il consumatore finale, dalle mie parti hanno fatto ben di peggio con l’amarone.

  20. Guggenhein

    novembre 28, 2013 alle 9:26 am

    Trovo veramente edificante post e commenti.
    La classica dimostrazione come in italia non siamo capaci di fare gruppo, forza coesa trainante.
    Peccato, siamo italiani.

  21. Stefano Bolognani

    dicembre 5, 2013 alle 6:23 am

    Pinot grigio e Santa margherita, perché parlare male di chi lo chardonnay e il pinot nero lo hanno veramente in montagna, quando il franciacorta è fatto in pianura padana?

  22. marco iachemet

    dicembre 5, 2013 alle 3:36 pm

    Buona sera signor ziliani.
    nn le ho mai scritto ma dopo questo articolo credo sia giusto farlo.
    Mi presento,sono un trentino un appasionato,studioso e ‘lavoratore’ del vino….mi definisco lavoratore in quanto nn sono un vero e proprio produttore. Seguo spesso le sue recensioni in quanto, molto spesso, ironizzano su problematiche che purtroppo attanagliano il mercato o meglio il mondo del vino italiano. Mi dispiace purtroppo notare che le sue antipatie per il nostro territorio, a volte, e sottolineo questo termine, offuschino la sua capacità critica e degustativa.La problematica messa in esame in questo articolo nn è del tutto sbagliata, anzi, per quel che mi riguarda è pure in parte giusta ma, nn condivido la sottile ironia con cui parla del MIO territorio. Credo che nn bisogna generalizzare su queste questioni…..sarebbe come dire che la base spumante trentina nn supera i confini per entrare nei franciacorta….si sà….i confini sono fatti per essere oltrepassati…ma nessuno contesta nulla…
    Le ricordo solo che fino a 100 anni fa il nostro territorio era una valle per lo più paludosa circondata da dure ed invalicabili rocce….ora……………….
    Inoltre, e con questo concludo lo prometto, nn cada più in scomodi paragoni del tipo ‘aquila reale vs champagne'(articolo interessantimo ma privo di basi enologiche che spero siano di sua conoscenza)in quanto tecnicamente e filosoficamente per nn dire eticamente e culturalmente sono prodotti nemmeno confrontabili. Termino con il titolo di un suo articolo:
    ‘facciamoci l’amore, nn la guerrra’

    NB: l’apertura mentale nn è una frattura del cranio!
    un saluto da un suo fan buon lavoro

    • Franco Ziliani

      dicembre 5, 2013 alle 3:47 pm

      complimenti per il suo commento, simpatico e spiritoso.
      E’ questo il Trentino (che a me sta tutt’altro che antipatico) che mi piace!
      Comunque la invito a verificare di quanti Trento Doc, io che secondo lei avrei in antipatia il Trentino, ho scritto bene…
      Sono tantini, non trova? 🙂
      Le segnalo che qualcuno, nella sua terra, non pensa che io ce l’abbia con il Trentino e che mi stia antipatico.
      Legga qui http://www.trentinowine.info/2013/12/trento-buone-notizie-mi-pare/

  23. Walter Holzer

    dicembre 5, 2013 alle 6:47 pm

    Salve da Trentino (montanaro) quale sono, mi sento tirato in causa in questa discussione.
    Fin da piccoli a scuola ci hanno insegnato che si definisce montagna qualunque rilievo che raggiunga i 600 metri sul livello del mare. Come dice lei non tutto il Trentino si trova sopra questa quota. Resta il fatto che il trentino è un territorio influenzato nella sua interezza dalle montagne da cui è composto!!
    Nella mia provincia attualmente abbiamo circa 10000 ha di superficie vitata. 3000 di questi rappresentano Chardonnay e Pinot Noir (le due varietà più utilizzate per il TRENTODOC). Facendo un po’ di calcoli, considerando rese ettaro e resa in vino, il Trentino potrebbe attualmente produrre circa 42 milioni di bottiglie di “spumante metodo classico”. In questi anni la produzione si è attestata su 10 milioni di pezzi annui. Quindi non tutto lo Ch e Pn Trentino viene usato per produrre base spumante, ma vino fermo, o almeno non tutto viene spumantizzato ”in questo luogo e sotto questa denominazione”. Capisce bene che 1000 ha di base spumante “montano” il Trentino li ha comodamente per fare la quantità di TrentoDoc commercializzata.
    Il fondovalle a detta sua darebbe solo spumanti di serie B, mi sembra una generalizzazione ( o intendeva dire che la pianura da SEMPRE prodotti di scarsa qualità. In tal caso consiglierei l’espianto dei vigneti a molte zone viticole italiane e il cambio di indirizzo produttivo, compreso a parte del mio trentino). Certo ci sono zone più o meno vocate alla produzione di base spumante, ci sono vigneti anche in collina non adatti a dare questo prodotto. Sta al viticoltore, o produttore di vino capire se può creare un vero “Talento” ( la tradizione e il nostro Istituto Agrario sicuramente ci sanno guidare bene).
    Un mix di pianura, collina e montagna può dare una longevità e complessità invidiabile al TRENTODOC attuale e futuro, nonostante il pericoloso cambiamento climatico in atto.
    Nel tempo ho notato che le piace criticare il TRENTODOC e la realtà cooperativa trentina in generale, non è che le fa un po’ di paura per le potenzialità che ha o è solo invidioso? ( difficile trovare critiche su altre realtà spumantistiche sul sito)
    La ringrazio per lo spazio dato e per le informazioni puntuali che ci da in questo blog .

    Walter Holzer

    • Franco Ziliani

      dicembre 5, 2013 alle 7:35 pm

      interessanti le sue osservazioni caro “montanaro” Holzer. Tutto giusto, tranne quando scrive “ho notato che le piace criticare il TRENTODOC e la realtà cooperativa trentina in generale, non è che le fa un po’ di paura per le potenzialità che ha o è solo invidioso?”.
      Da queste parole mi pare di capire che lei mi scambi per Franco Ziliani, patron ed enologo della casa Guido Berlucchi. In verità io sono il Franco Ziliani giornalista, non produco e non vendo “bollicine”, non ho paura né invidia di alcunché, come sono sicuro sia anche nel caso del mio omonimo, e mi limito a fare il mio mestiere di giornalista indipendente.
      Critiche le riservo anche a vini delle altre zone metodo classico italiane, basta cercare e le troverà.

Lascia un commento

Connect with Facebook