Sono davvero “alternative” le “bollicine” che piacciono di più?


La scoperta dell’acqua calda secondo un sondaggio curato da Insintesi e AIS 

Non so se e quanto i miei amici del Consorzio del Lessini Durello abbiano speso per commissionare la ricerca i cui risultati sono stati presentati lo scorso 30 ottobre a Milano. Si tratterebbe di un sondaggio on line, curato da INSINTESI nell’ultima settimana di settembre 2013, che ha coinvolto un campione di 700 esperti di vino, selezionati tra 7000 nominativi facenti parte del database AIS. Spero che la spesa sia stata modesta, perché visti i risultati, che potremmo in qualche modo definire la scoperta dell’acqua calda, anche 50 euro sarebbero stati investiti male.

Glissiamo innanzitutto elegantemente sul tema della ricerca, che già dal titolo “cosa cerca e cosa si aspetta da uno spumante moderno il consumatore evoluto” non parte molto bene, visto che si continua a parlare genericamente (cosa che in casa A.I.S. dovrebbero sapere essere profondamente errato e scarsamente significativo) di un qualcosa di indistinto come “lo spumante”, mettendo insieme prodotti tra loro profondamente differenti come metodo classico e charmat.
aislogo

Dimenticando la genericità dell’approccio si resta ugualmente di sasso leggendo, prima delle conclusioni, questa avvertenza: “Nonostante il campione non sia classificabile come probabilistico, la numerosità delle risposte e il rapporto tra il tema del sondaggio con l’esperienza del campione fa presupporre un’ottima significatività dei dati raccolti, affermazione sostenuta dal fatto che i risultati attuali si sono delineati fin dalle prime 150 interviste”. Fa presupporre, probabilistico? Ma sono risultati che dobbiamo prendere sul serio oppure con le pinze?

Quello che emerge, dai responsi di questi 700 personaggi riconducibili al mondo A.I.S., 85% sommelier diplomati o aspiranti + 15% simpatizzanti – 68% uomini + 32% donne – 54% Nord + 26% Centro + 20% Sud, è dapprima un singolare risultato, che guarda te sembra andare incontro a quanto i committenti del sondaggio, ovvero il Consorzio del Lessini Durello, propugnano, ovvero una “forte attrazione verso gli spumanti “alternativi” con “la quasi totalità degli esperti AIS” a “desiderare carte dei vini più ricche di questi prodotti, che quasi sempre ha già degustato e che circa un terzo del campione beve molto o abbastanza regolarmente”.

Detto questo, e presa debita nota del fatto che “gli esperti AIS spendono 16€ a bottiglia, per lo più in enoteca o in cantina”, si scatena un festival dell’acqua calda che nemmeno Monsieur La Palice e Massimo Catalano, il compianto filosofo di Quelli della Notte, avrebbero potuto mettere in scena.

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Difatti leggiamo che “interrogati sullo spumante ideale, gli esperti AIS indicano un costo medio ideale di 13€ e inoltre segnalano che dovrebbe essere adatto a tutte le occasioni: soprattutto all’aperitivo, ma anche ai momenti di festa e alla cena, per alcuni gruppi anche al pranzo”. E inoltre, alla domanda su quali debbano essere le caratteristiche dello spumante ideale, i partecipanti al sondaggio ci dicono, ma guarda te, “che deve certamente essere buono, (come rimarcato da moltissimi intervistati nella risposta “libera”), e per oltre il 50% degli esperti AIS è importante è l’abbinabilità alla maggior parte dei piatti. Secondo quasi la della metà del campione, la bollicina ideale dovrebbe essere molto o abbastanza secca e facilmente reperibile.

Solo un terzo degli intervistati ritiene che sia importante la notorietà del vitigno o della zona di provenienza. Infine solo per il 10% del campione dovrebbe appartenere a una cantina nota”.

Detto questo, e sottolineando come questi ultimi due dati “confermano ulteriormente il desiderio di referenze nuove, insolite e non necessariamente già affermate”, verrebbe da chiedersi perché mai la guida dei vini realizzata in casa A.I.S., Bibenda, nel settore “bollicine” continui sempre a premiare i soliti noti, e non mostri quella curiosità e disponibilità a gustare, e celebrare quando buone, cose diverse, di cui gli associati A.I.S., utenti di Bibenda, danno prova con le risposte fornite nel sondaggio.

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Una cosa, sicuramente interessante, alleluia!, rivela il sondaggio, ovvero che “i risultati fanno emergere un Nord-est particolarmente attento alle bollicine: spenderebbero idealmente meno delle altre aree e le consumerebbero in ogni occasione; consumano più spumanti “alternativi” degli altri e li vorrebbero più presenti nelle carte dei vini di quanto li desiderano le altre aree. Il Sud è l’area meno attenta, mentre nel Centro e nel Nord-ovest c’è una percentuale nettamente superiore di persone che acquistano spumanti che costano più di 20€ a bottiglia”.

Quanto alla parte finale, dedicata all’identikit dell’esperto AIS, torniamo nel regno dell’ovvio, con la rivelazione che questo esperto “si informa soprattutto attraverso gli eventi, i giornali tradizionali e on line e attraverso i produttori. Quasi un terzo del campione risulta essere anche un divulgatore di informazioni sul vino, tramite la pubblicazione di articoli e le conferenze. Questa percentuale arriva fino al 40% per i professionisti”. Con tutto il rispetto per tanti amici sommelier A.I.S. l’unico commento che mi viene, in schietto dialetto meneghino, é: Offelee, fa el tò mestee

Aognunoilsuo

Ad ogni modo, nonostante l’assoluta banalità di questo rapporto, chi scrive non mancherà di essere presente, da convinto durellista antemarcia, il 22 novembre a Soave a Durello and friends, sottotitolo Bollicine native diverse per natura, una tre giorni, aperta alle 17 da un convegno intitolato “Diversi per natura, il confronto”, che metterà in rilievo la peculiarità e l’unicità del Lessini Durello e una serie di “bollicine” originali provenienti un po’ da tutta Italia.
“Bollicine” che a differenza dell’A.I.S. io mi rifiuto di chiamare genericamente e banalmente “spumanti”.

Durelloandfriends

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

10 commenti

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10 commenti

  1. Francesco Mondelli

    novembre 4, 2013 alle 8:25 am

    Il termine Bollicine non risolve purtroppo il problema.A parte Franciacorta ,che sembra decisamente entrato nel vocabolario comune e Trento DOC che invece stenta ad affermarsi, credo occorra , soprattutto da parte dei comunicatori del vino, trovare al piu presto un valido sostituto al banale e generico spumante.FM.

    • Franco Ziliani

      novembre 4, 2013 alle 8:42 am

      una delle ragioni della nascita di questo blog é proprio chiamare le “bollicine” con il proprio nome. E abituare produttori e consumatori a farlo…

      • fabry

        novembre 4, 2013 alle 9:25 am

        Infatti è grazie a questo blog che ho cominciato a chiamare le “bollicine” con il proprio nome 😉

    • sergio

      novembre 4, 2013 alle 9:35 pm

      Durante una degustaizon edi vini trentini alla mia richiesta di assaggiare un Trento DOC mi è stato chiesto: “vuole una bolla?”
      Se neppure i produttori credono nel marchio Trento DOC, diventa dura farlo conoscere ai consumatori …

      • Franco Ziliani

        novembre 5, 2013 alle 8:39 am

        le é ancora andata bene.
        A me in più di un ristorante a Trento é capitato che mi offrissero, a me!, un Prosecco…

  2. massimo pizzo

    novembre 4, 2013 alle 6:18 pm

    beh, sono felice che almeno abbia reputato interessanti i dati del nord est;-)

  3. massimo pizzo

    novembre 4, 2013 alle 6:21 pm

    poi i dati sull’attrazione verso gli spumanti alternativi e la scarsa importanza della notorietà di brand e della zona di provenienza mi sembravano divertenti…;-)

    • Franco Ziliani

      novembre 5, 2013 alle 8:40 am

      forse saranno stati divertenti quando il committente avrà saldato la fattura per il lavoro fatto 🙂

  4. massimo pizzo

    novembre 4, 2013 alle 6:51 pm

    infine una precisazione sulla buona qualità dei dati, poi giuro che la smetto;-) intervistare un campione omogeneo (esperti di vino) su un argomento attinente al vino (e non ad esempio sulle automobili) composto dal 10% dell’universo (7.000 sommelier AIS) ha certamente un’ottima rappresentatività. In ogni caso: “dicasi campione probabilistico quando gli intervistati sono estratti in maniera assolutamente casuale” e, nei casi come questo, in cui gli esperti AIS hanno scelto se compilare o meno il questionario, il campione non può essere probabilistico. Lo so, sono desolato, questa parte era proprio noiosa ma tant’è…;-)

    • Franco Ziliani

      novembre 5, 2013 alle 8:38 am

      egregio Signore, sarebbe stato più corretto che nei suoi commenti e nelle sue puntualizzazioni lei avesse precisato che é parte in causa nel sondaggio il cui valore ho contestato. Difatti vedo che la sua mail arriva da Insintesi società che ha realizzato il sondaggio stesso in collaborazione con AIS.
      Per completezza dell’informazione.
      Ha proprio ragione, questo sondaggio e questi risultati, oltre a rappresentare una scoperta dell’acqua calda, come mi hanno fatto notare anche sommelier AIS che ho incontrato ieri a Milano, é proprio noioso e inconsistente. Soldi buttati via, come dicevo in avvio di post

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