Champagne Blanc de Noirs Cattier

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Pinot meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
10


BlancdeNoirsCattier

E’ ovvio, ça va sans dire, che Huîtres et Champagne formino un binomio magico e che quando ci si vuole abbandonare all’edonistico piacere di cogliere l’armonia di un abbinamento perfetto e di godere del piacere di un cibo e di un vino cari agli Dei, ostriche e Champagne siano la soluzione ideale. Scegliendo una bottiglia di Champagne di quello giusto, due dozzine di ostriche in due (altrimenti che piacere sarebbe?) e la tua meravigliosa dolcissima lei accanto, che ti regala una felicità ben più del migliore dei cibi e dei vini immaginabili e rende il tutto meraviglioso.

Huîtres et Champagne abbiamo detto e non Huîtres au Champagne, perché sebbene in Francia amino utilizzare i due insieme in cucina, come potete ad esempio vedere qui e poi qui, per me e lei le ostriche, dopo che lei si è divertita ad aprirle con grande perizia, si mangiano rigorosamente crude, solo un filo di limone, perché solo così se ne può cogliere tutta la marinaresca essenza, quelle sfumature salmastre che trovano nello Champagne il degno completamento. E così è accaduto, a noi, qualche giorno fa, in una di quelle domeniche serene dove il mondo viene lasciato fuori (accada quel che accada) e sono solo amore e serenità a dominare.

Le ostriche, freschissime, venti, profumate, polpute, succose, una libidine anche solo a guardarne e a fiutarne l’aroma, e un grande Champagne, che da tempo avevo in animo di stappare e che sapevo benissimo non sarebbe stato “the perfect match”, le mariage idéal, visto che il produttore ne consiglia l’abbinamentoA l’apéritif. Sa richesse aromatique lui permet à la fois d’accompagner une viande blanche ou rouge ou un poisson de mer ou de rivière. Également avec un fromage tel que l’Emmental”, ma che noi, che siamo un po’ meno eno-capziosi, e che magari mentre lo bevevamo ci dicevamo (permettete l’eresia) che su quelle ostriche la perfezione sarebbe stato il Süd Tiroler Comitissa Gold 2002 di Lorenz Martini bevuto insieme una decina di giorni orsono, abbiamo trovato ugualmente godibile, tanto era buono e perfetto, per il nostro eno-gastro magic moment.

Della Maison che lo produce, Cattier, cantina a Chigny les Roses, villaggio posto nel cuore della Champagne più antica, tra Reims ed Epernay, ho già scritto, e bene, parlando del Brut Premier Cru, ricordando come si tratti di una Maison che elabora e commercializza Champagne a proprio nome dal 1918. Maison proprietaria dal 1951 del clos du Moulin, una delle più antiche cuvées de prestige champenoise, maison familiare e indipendente, che vende un milione di bottiglie, 60% delle quali esportate in più di 70 Paesi. 30 ettari di vigneto nella Montagne de Reims, in larga parte classificati a Premier Cru, e adozione nella coltivazione dei vigneti dei principi della viticoltura ragionata eco compatibile, per preservare l’ambiente ed il terroir.

Conservazione dei vini in cantine profonde anche trenta metri e disposte su tre piani in rappresentazione di tre distinti stili architettonici, Renaissance, Roman e Gothique. E ancora, parole d’ordine di questa Maison eccellenza, creatività e spirito d’impresa, il che significa rispetto della tradizione Champenoise e nessun compromesso qualitativo, fedeltà ad uno sviluppo armonioso, controllato e rispettoso che comporta una dinamica imprenditoriale nel segno dello spirito familiare e di squadra, dove il lavoro di ognuno è valorizzato e rispettato.

CattierBlandeNoirs

Questa volta il duo di gaudenti (che se un giorno deciderà di creare un wine blog in tandem non potrà che chiamarlo, con espressione veneta, Do mati…) di Cattier si è concesso il Blanc de Noirs non millesimato, cuvée di 70% Pinot Noir, 30% Pinot Meunier, dosaggio degli zuccheri 10 grammi litro, permanenza sui lieviti non inferiore ai 24 mesi, dotato di una bella etichetta in alluminio grigio.

Nessuna informazione sulla data di dégorgement in retroetichetta (Messieurs les Français, imparate dalla Franciacorta e dai suoi produttori a fornirla!) per un vino che a noi è piaciuto senza se e senza ma (ci sarebbe voluto un magnum, tanto si è dimostrato buono e vero vin de soif), con il suo colore paglierino scarico, sfumatura nocciola o giallo leggermente ambrato, il perlage sottile e continuo, il naso espressivo, leggermente iodato e minerale, giocato su note di pasticceria (netto il ricordo di meringa), crème brulée, fiori bianchi, agrumi, frutta secca appena tostata e solo in un secondo piano i piccoli frutti rossi di bosco, a delineare un insieme finissimo e incisivo.

E mentre les huîtres scivolavano via, invito alla seduzione dopo invito, luxe calme et volupté, come avrebbe detto Baudelaire, i nostri palati si godevano la carezzevole “scioglievolezza” cremosa merlettata, la bollicina che non aggredisce ma sfiora, la morbidezza calibrata, l’avvolgenza perfetta, la persistenza fine e ricca di sapore, intensa, suadente, di questo Blanc de Noirs. La vinosità calibrata, la capacità meravigliosa di farsi bere con nonchalance e di regalare, avec les huîtres ça va sans dire, ma anche quando le ostriche erano finite, l’emozione di un momento da ricordare.
Perché l’amore, la felicità, la serenità che tocchi finalmente con mano e sono lì che ti sorridono e ti riempiono il cuore, sono anche huîtres et Champagne e uno Champagne ineffabile come questo….

Champagne Cattier
sito Internet http://www.cattier.com/

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

 

1 commento

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Un commento

  1. Zakk

    ottobre 29, 2013 alle 2:23 pm

    Mi permetta un “attenzione ai naviganti” per quel che riguarda l’accostamento ostriche e champagne: usare sempre un blanc des noirs e MAI un blanc des blancs o un più reperibile “tradition”.
    Lo chardonnay infatti fa a pugni con la salinità dell’ostrica creando un effetto metallico non sempre piacevole.
    Non conosco lo champagne in questione, ma vedo che vien fatto con pinot nero e pinot meunier, me ne compiaccio.
    Per andare al top dell’accostamento con l’ostrica suggerirei il meno fascinoso Muscadet de Sevre et Maine nelle varie declinazioni, chi ha frequentato la costa atlantica tra la foce della Loira e la Manica sa di cosa parlo.

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