Trento Doc Altemasi Pas Dosé 2005 Cavit

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


Trentino-settembre2013 028

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L’avevo già detto, scrivendo qui di un altro vino di questa tipologia la scorsa settimana: la serie dei Dosaggio Zero, o come li si voglia chiamare, è stata una delle sorprese più positive della mia degustazione di una sessantina di Trento Doc fatta a fine settembre in quel di Trento.

Sono persuaso che la strada della riscossa dei trentodocchisti, riscossa sulla quale sono (moderatamente) pronto a scommettere, passi attraverso una valorizzazione di questa modalità del Trento Doc, e che questo recupero del tempo e delle posizioni perdute (per tanti motivi, innanzitutto perché in Trentino è tutto più complicato a causa dello strapotere del sistema politico-cooperativo trentino) vedrà come protagoniste accanto a piccole aziende agricole anche un grande realtà produttiva come Cavit.

Nessuna contraddizione nel mio discorso, Cavit è e resta espressione di quel sistema, a mio avviso per certi versi oppressivo, che ha di fatto bloccato per decenni un armonico sviluppo del panorama vitivinicolo trentino, ma non posso certo negare che, anche grazie ad un direttore generale di grande valore come Enrico Zanoni, che a dicembre festeggerà i suoi primi due anni di presidenza dell’Istituto Trento Doc, e che di recente ho nuovamente incontrato in sede a Ravina, e a responsabili tecnici di sicuro valore Cavit sta tirando fuori una serie di vini che meritano il più ampio rispetto e la considerazione da parte di tutti gli appassionati di Bacco.

Se la degustazione alla cieca, fatta cioè in totale anonimato, senza conoscere il nome del produttore e dei vini che man mano ti vengono proposti, ha una verità e una logica, io non posso far finta di niente dinnanzi all’evidenza che tutti e tre i Trento Doc che Cavit, a differenza di altre grosse cantine che rifiutano di mettersi in gioco, con spirito decoubertiano e democratico ha proposto al mio assaggio figurano tra i vini che maggiormente mi sono piaciuti e mi hanno soddisfatto.

Parlo dell’Altemasi Dosaggio Zero 2005 oggetto di questa nota, dell’Altemasi Brut millesimato 2009 e del notevole Altemasi Riserva Graal 2005. E’ paradossale che altre grandi cantine che hanno la possibilità di fare ampie selezioni e che dispongono di materia prima scelta proprio come capita a Cavit non seguano l’esempio di questa mega cantina. E che non sappiano tirare fuori, al di là di quello che dicono determinati premi e riconoscimenti che lasciano il tempo che trovano e che seguono logiche e percorsi antichi, sui quali ci sarebbe molto da eccepire, vini di grande ed indiscutibile qualità che mettano d’accordo tutti, il colto e l’inclita, il semplice appassionato di Bacco ed il grande conoscitore.

Sul proprio sito Internet la grande cantina cooperativa di secondo grado afferma che “Altemasi rappresenta la linea di eccellenza degli spumanti Cavit. Esprime tutta la meritata fama del territorio trentino come regione ad alta vocazione spumantistica, grazie alla posizione dei vigneti di collina che raggiungono quote di oltre 600 metri sul livello del mare”.

Potrebbero essere solo belle parole, come quelle che altre cantine spendono per auto-glorificare il proprio operato e dire all’universo mondo “quanto siamo belli quanto siamo bravi”.

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Invece, ed ecco quindi la verità assoluta della prova assaggio fatta alla cieca, ecco che le belle parole si accompagnano ai fatti, e che compreso in un lotto di una decina scarsa di Dosaggio Zero, il Pas Dosé 2005 di Cavit, una cuvée composta per il 60% da Chardonnay 60% e per il 40% da Pinot Nero, da uve (vede dottor Zanoni che la posizione dei vigneti, la loro altezza ha una sua indubbia importanza?) provenienti dai “pendii dei conoidi dolomitici, la Valle dei Laghi e la Valle di Cembra ad altitudini comprese tra i 450 e i 600 metri”, affinato qualcosa come oltre 60 mesi sui lieviti spicchi e si faccia notare.

E convinca, grazie alla sua bella intensità di colore, un paglierino verdolino con una leggera ramatura, al suo perlage fine e continuo, al naso molto ricco, ben secco, deciso, con leggera nota speziata, accenni di zafferano, erbe aromatiche, agrumi e fiori bianchi. Rilievi positivi che continuano anche passati alla fase gustativa, con una bocca di bella cremosità e morbidezza, un gusto molto equilibrato, largo, e verticale, con bella ricchezza di sapore, bel nerbo sapido vivo, croccantezza, dinamismo, piacevolezza e bella articolazione.

Accadrà ancora che in futuro, ma finché alla testa ci sarà un manager di grande intelligenza e buon senso come Zanoni sarà decisamente più difficile, io abbia a criticare determinate scelte di Cavit, ma di fronte a Trento Doc come questo come non alzarmi in piedi e dire chapeau?

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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