Non scrivi bene dei miei vini e allora io per punizione non te li faccio più assaggiare!

 litigibambini

L’atteggiamento da bambini dell’asilo di due aziende di Trento Doc

E’ andata molto bene la mia annuale degustazione-verifica, svoltasi venerdì mattina in quel di Trento, nell’ospitale Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, di Trento Doc.

Proposti da qualcosa come 25 aziende diverse ho potuto difatti assaggiare, in tutta calma, con degustazione rigorosamente alla cieca e servizio impeccabile dei vini da parte di un efficiente sommelier dell’A.I.S. delegazione di Trento, l’ottimo Antonio Falzolgher che pubblicamente ringrazio, qualcosa come 59 campioni di vini.

lQualcuno di meno degli anni scorsi, probabilmente a causa di un numero ridotto di campioni presentati da alcune aziende, tipo Ferrari, che solitamente ne presentavano di più, ma sempre un campione più che sufficiente per tracciare un diagramma abbastanza esaustivo dello stato di salute di quella che è la seconda più importante, in termini numerici, denominazione del panorama del metodo classico italiano.

L’impressione riportata è di una denominazione con grandissime potenzialità, legate innanzitutto ai terroir di cui dispone, alle varie altezze cui sono situati i vigneti, ad un clima di viticoltura di alta collina quando non addirittura di montagna che si ha nelle zone più vocate di quest’ampia Doc, nonché al savoir faire tecnico ed enologico di larga parte delle cantine che spumantizzano con il metodo classico.

Molti i vini che mi hanno impressionato molto positivamente e di cui conto di scrivere, dedicando un post ad ognuno di loro singolarmente, su Lemillebolleblog. La bella notizia, che testimonia la vitalità del Trento Doc e le sue enormi potenzialità, se riuscisse a risolvere, una volta per tutti, alcuni problemi di carattere strutturale e organizzativo, conflitti di competenze con il Consorzio vini e con i vari enti che regolano la promozione e comunicazione del vino e dei prodotti agricoli, strettamente legati al turismo, in Trentino, è che tra i vini che maggiormente mi sono piaciuti figurano sia vini di piccole aziende, ne cito alcune, Revi, Letrari, Maso Martis, Zanotelli, Metius, Abate nero, Balter, sia di aziende più grandi come Endrizzi, sia vini prodotti da cantine sociali come Concilio Vini, Cantina Mori Colli Zugna, Cantina d’Isera, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, e, udite udite, Cavit, due vini della quale sono stati addirittura tra quelli che ho preferito in assoluto.

Mi spiace solo osservare come al novero delle aziende che hanno accolto la mia richiesta di presentare i loro campioni nell’ambito di una degustazione i cui risultati verranno fedelmente rispettati (come dovrebbe fare ogni giornalista e degustatore serio, degno di questo nome) sia mancata quest’anno non solo la nota cantina cooperativa della piana rotaliana che è solita, causa una notoria reciproca antipatia tra loro e me, vero dottor Rizzoli?, non partecipare ai miei assaggi, ma anche un’altra nota azienda di Trento, specializzata nel settore delle “bollicine”, metodo classico e non, che negli anni precedenti aveva tranquillamente presentato i propri campioni al mio assaggio.

CesariniSforzaAquilaReale-ridotta

Sto parlando, tanto per non fare nomi, della Cesarini Sforza, appartenente al gruppo LaVis

Mi chiedo i motivi di questo che non definisco “sabotaggio”, bensì un atto di scarsa sensibilità nei confronti di un giornalista, non sconosciuto e, dicono, autorevole, che qualche volta ha scritto bene dei vini dell’azienda, ad esempio qui, ma che a volte, capita, ed il mestiere di giornalista impone di non farsi condizionare dal fatto che l’azienda in oggetto possa essere importante o potente, ha espresso delle riserve sui vini, su una certa politica commerciale, o sul fatto che un loro vino sia stato giudicato da una certa guida, a mio avviso con un clamoroso errore di valutazione, il migliore metodo classico dell’anno. Cosa che a mio avviso, come ho scritto qui, era ed è assolutamente insostenibile. Almeno secondo il mio modesto punto di vista.

Dirà qualcuno: è diritto di ogni azienda presentare o meno i propri vini all’assaggio di questo o quel giornalista o di una guida. Verissimo. Mi chiedo però se la rinuncia di Cesarini Sforza non sia maturata come una forma di “ritorsione” e piccolissima vendetta, presa con atteggiamento da bambini dell’asilo, nei confronti di articoli che l’azienda, trattandosi del mio legittimo diritto di critica, dovrebbe rispettare con spirito sportivo. O di articoli, come questo, pubblicato dalla stampa locale non asservita ai potentati politici-cooperativi, dove veniva citato quello che avevo scritto a proposito di Lavis e di alcune sue scelte diciamo così “strategiche”.

Io, rileggendomi questo articolo che salutò l’arrivo del nuovo direttore generale in azienda, credo che la scelta del signor Luciano Rappo, che conosco da diversi anni, da quando gestiva un bar (ma non è mai stato allievo del grande Giorgio Grai come qualcuno ha scritto) e da quando fu co-fondatore, con altre tre persone, del Wein Festival di Merano, sia stata sbagliata e controproducente.

luciano-rappo

Sbagliata perché denota uno spirito di oggettiva intolleranza nei confronti della stampa non asservita, e perché da un uomo che viene da un’esperienza di undici anni nel campo della comunicazione, come “brand ambassador” di Cavit, e che vanta, scrivono, “una trentennale esperienza nel mondo della comunicazione enologica”, ci si aspetterebbe un atteggiamento più intelligente e aperto nei confronti di chi fa comunicazione indipendente sul vino da tanto tempo.

Rileggendo oggi le parole pronunciate dall’allora commissario di La Vis, ora diventato amministratore delegato (per i misteri insondabili del Trentino) che salutò l’arrivo di Rappo in Cesarini Sforza, ovvero “l’inserimento di Luciano Rappo è un importante tassello del piano di rilancio del gruppo, intrapreso negli ultimi due anni. Con la sua esperienza e competenza saprà sicuramente valorizzare uno dei marchi più prestigiosi della spumantistica trentina”, mi viene da chiedere se non presentare, per ripicca, i Trento Doc di Cesarini Sforza nell’ambito della mia degustazione sia davvero il modo migliore di “valorizzare uno dei marchi della spumantistica trentina”. A me non sembra proprio, giudicate voi

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

5 commenti

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5 commenti

  1. Guggenheim

    ottobre 2, 2013 alle 8:01 am

    Illustrisximo commendator Ziliani da Bergamo,
    Ho letto il suo articolo ma poi a meta’ o desistito.
    Da quale pulpito lei giudica la scelta di “offrirle” in degustazione le bottiglie? . Siamo o no in un paese libero.
    Continuando nel suo spettacolare articolo a parlar male e criticare queste “povere” aziende, ovviamente per ripicca ( molto asilo mariuccia) si e’ messo sul medesimo piano ( quello da lei millantato)
    Come siamo messi male., si metta il grembiulino che la campsanella e’ suonata.
    La saluto a presto.
    Un suo lettore.

    • Franco Ziliani

      ottobre 2, 2013 alle 9:50 am

      come posso discutere con un analfabeta che scrive o invece di ho?
      Il suo punto di vista sarebbe anche legittimo, ma io ho voluto non fare quello che dice lei, ma mostrare un aspetto, controverso, del sistema Trentino.
      Dove se non sei allineato con certi potentati sei quanto meno “sabotato”…

      • Rolando

        ottobre 14, 2013 alle 4:07 pm

        Dare a uno l’analfabeta per una o magari scappata per una vista mi sembra eccessivo. Carissimo Franco, può sempre ovviare alla mancanza di Cesarini Sforza andando a comprare le sue bottiglie e giudicandole per quello ce sono. Questo si che sarebbe uno smacco…

  2. Mauro

    ottobre 2, 2013 alle 7:06 pm

    le polemiche non servono a nulla, a lavorare!!!

  3. Guggenheim

    ottobre 4, 2013 alle 11:26 am

    Dott. Ziliani, siamo sempre in ita(glia)
    Sorry per l’h ( crisi esconomica si risparmia pure li)
    A presto.
    Un suo lettore.

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