Pas Dosé Extra Brut 2002 Bisol

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Pinot bianco, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Bisol 002L’ho già scritto e lo ribadisco: Lo so bene che per tutti Bisol, la storica azienda di Santo Stefano di Valdobbiadene, ovvero il cuore della zona classica del Prosecco, parlo di quello vero, di quello storico, di quello che si fregia di una Docg, quella del Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene, è sinonimo di “spumante” prodotto da vigneti qualificati di Glera. Però, come ho detto, gli stessi Bisol viticoltori in Valdobbiadene, quelli dei cru Vigneti del Fol, Garnei, Salis, del Crede (dove la Glera è accompagnata da quote di Verdiso e Pinot bianco) nonché del Cartizze e del Prosecco tranquillo Molera, da sempre sono degli appassionati cultori anche dell’altra importante modalità della spumantistica.

Non il metodo Charmat o Martinotti, che applicano, da maestri, ai loro Prosecco, bensì la méthode champenoise, che praticano, e con ottimi risultati, da decenni. E difatti, come si può leggere nell’aureo volume Champagne & Spumanti (Mondadori editore 1988, curato da Antonio Piccinardi e Gianni Sassi), anche se non ha fatto parte del nucleo storico di sei fondatori (Antinori, Carpené, Contratto, Equipe 5, Ferrari e La Versa) di quello che all’epoca, era il lontano 1975, si chiamava Istituto Spumante Classico Italiano, Bisol già alla fine degli anni Settanta faceva parte dell’Istituto (poi evoluto in Istituto metodo classico italiano e poi in Istituto Talento Italiano, che sulla carta, cioè sul Web, esisterebbe ancora, anche se è definitivamente defunto. E senza rimpianti).

Tutto questo excursus storico per ricordare come la storia di metodoclassicisti dei Bisol non sia recente, ma abbia salde radici. Piccola ma qualificata la produzione di “champenoise” dei Bisol, da quattro ettari coltivati a Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, vigneti esposti a Est Sud-Ovest posti a 300 metri di altezza, allevati a cordone speronato, ma sempre interessante, anche nell’evoluzione nel tempo dei vini.

La dimostrazione di questa arte nella spumantistica metodo classico, alla quale a mio avviso i Bisol dovrebbero dedicarsi di più (anche se produrre e vendere Prosecco procura loro ben altri risultati economici…), l’ho avuta qualche giorno fa recuperando in cantina una bottiglia che vi riposava da qualche tempo. Un millesimato di un anno che ricordiamo generalmente in Italia, Valtellina a parte, dove i vini sono stati eccezionali, come un annus horribilis, o quantomeno da dimenticare, il 2002, caratterizzato da una pioggia diffusa durante la vendemmia e da un’estate non certo ideale.

Si trattava, ignoriamo completamente, come se non esistesse, la dizione “Talento” presente in etichetta, di un Pas Dosé Extra Brut, appunto millesimato 2002, di Bisol. Consueta sintesi, dice la scheda tecnica, di Pinot nero, credo preponderante, Pinot bianco e Chardonnay, affinato molti anni sui lieviti (il tiraggio è del maggio 2003, la sboccatura, giudiziosamente dichiarata, del febbraio 2012!) per una produzione di sole 6776 bottiglie. Extra Brut con un dosaggio di soli due grammi di zucchero per litro per un vino che mi ha letteralmente stupefatto. Anzi, emozionato.

Bisol 003

Colore paglierino intenso dorato, con leggera sfumatura che ricorda la nocciola, perlage finissimo e continuo, e subito l’impatto con un naso secchissimo, complesso, piacevolmente e finemente riduttivo e ossidativo, ma in maniera perfettamente controllata, con frutta secca in evidenza, appena tostata, ananas, pompelmo, un tocco di frutta esotica e una vena speziata, sfumature di alloro, cioccolato bianco, miele, albicocca essiccata, e soprattutto una bella vena minerale e molto salata.

Bellissima la bocca, ampia, ricca, matura al punto giusto, ben strutturata, molto secca e decisa, con una fresca spalla acida, un andamento diritto e ricco di nerbo, una persistenza lunga e piena, una bella cremosità sul palato, con un retrogusto che richiama miele, nocciola e pan di spezie.

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

Davvero una bellissima bottiglia, che ho gustato abbinandola a dell’ottimo salmone selvaggio affumicato dell’Alaska, che dimostra come i Bisol con le “bollicine”, non solo proseccheggianti, ci sappiano fare, eccome…

5 commenti

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5 commenti

  1. GiovanniP.

    settembre 18, 2013 alle 9:25 pm

    Interessante recensione. Mi permetto di far notare una cosa un po’ strana e che non attiene alla qualita’ del prodotto : a mio modesto parere non e’ consentito utilizzare in etichetta , simultaneamente, i termini Pas Dose’ ed Extrabrut, indicanti il contenuto zuccherino; e’ vero che il prodotto in questione potrebbe essere classificato sia come Pas Dose’ , sia come ExtraBrut, addirittura, aggiungo io, come Brut, ma in etichetta e’ consentito metterne solo uno, almeno cosi’ recita l’art.64 del regolamento ce n.607/2009 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:193:0060:0139:IT:PDF

    • GiovanniP.

      settembre 19, 2013 alle 9:50 am

      Scusate, l’articolo a cui riferirsi è il 58.

  2. fra

    settembre 30, 2013 alle 11:33 am

    hai ragione GiovanniP. la stessa cosa l’ho pensata io circa 2 mesi fa quando ho avuto modo di degustare il millesimo 2002, che a mio modesto parere dovrebbe essere bevuto un po prima visto che la struttura del vino sta “mollando” in maniera poco piacevole.

    • Franco Ziliani

      settembre 30, 2013 alle 12:16 pm

      nella mia bottiglia la struttura non stava mollando proprio per niente e non c’era nulla di “poco piacevole” nel vino: averne di così buoni…

  3. Pingback: Brut metodo classico Loredan Gasparini

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