Champagne in picchiata? Coldiretti e Wine News danno letteralmente i numeri

ChampagneItalia2008

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E’ sempre molto interessante leggere La Prima di WineNews, news letter vinosa quotidiana diffusa dal fin troppo noto sito Internet ilcinese. A volte perché si apprendono delle notizie utili o si viene aiutati a capire ancora meglio come funzionino le cose nel mondo del vino italiano. A volte perché, forse per la fretta, forse perché non si controlla, si finisce con il prendere delle autentiche comiche “sole”. E si danno i numeri, come è accaduto ieri.

Nell’uscita del 16 settembre, che potete leggere qui, con il titolo drammatico di “Champagne in picchiata” il sito ilcinese ha dimenticato un’elementare buona regola alla base del corretto giornalismo: controllare bene le notizie e le fonti. Se così avesse fatto, se si fosse ricordata che la “sparata” arrivava nientemeno che da Coldiretti (hai detto mai…) Wine News, avrebbe evitato di scrivere testualmente: “Tempi duri per lo Champagne e non solo per spietata concorrenza di Italia e Spagna, ma anche perché la crisi, dove continua a mordere, non risparmia certo le classi più ricche.

Esempio lampante, l’Italia che, nel giro di 5 anni, ha assistito ad un crollo del 65% delle importazioni di pregiate bollicine francesi. In un lustro abbiamo detto addio a due bottiglie su tre, passando dai 16,3 milioni di tappi fatti saltare nel 2008 ai 5,5 milioni che, secondo le stime Coldiretti, salteranno nel 2013, con un -36% sul 2012”.

Due bottiglie su tre perse per strada in Italia dallo Champagne? 16 milioni e rotti di bottiglie nel 2008? E quando mai? Se Wine News, ma anche l’Agenzia AGI, che ha preso identica sola, non si fosse limitata a leggere quanto ha scritto Coldiretti, ma avesse controllato, visitando il sito Internet (edito in francese e inglese: lo capirannno?) del C.I.V.C., ovvero Comité interprofessionnel du vin de Champagne, e la sezione economia e spedizioni, avrebbe trovato i dati, anche riguardanti l’Italia, relativi al 2008, nonché i dati relativi alle spedizioni nel 2012 (con tutti i dati relativi al quinquennio precedente) – vedi foto ad illustrazione di questo post – e avrebbe scoperto che nel 2008 in Italia non si erano spedite 16 milioni e rotti di bottiglie bensì solo 9.438.811 e che in cinque anni non si è assolutamente perso il 65% delle importazioni di Champagne, altrimenti nel 2012 si sarebbero perse rispetto al 2008 6135227 bottiglie e le importazioni nel 2012 avrebbero ammontato a 3303584 bottiglie, mentre invece sono state 6245399.

ChampagneItalia-statistiche

Nel 2011 erano state 7650440, nel 2010 7183113, nel 2009 6084858, nel 2008 appunto 9438950, nel 2007, quota record sinora toccata, 10347573, e 9318840 nel 2006. Numeri giusti che non era affatto difficile dare, basta consultare le fonti, invece di dare numeri a casaccio.

Quanto ai “5,5 milioni” di bottiglie di Champagne che, “secondo le stime Coldiretti, salteranno nel 2013, con un -36% sul 2012”, anche in questo caso alla Coldiretti e indirettamente a Wine News, non sanno far di conto, perché se per caso fosse vera la previsione di un’associazione che scopertamente tira la volata al mondo dello spumante generico italiano e segnatamente ai prosecchisti, con un calo del 36% si perderebbero 2248343 bottiglie e si passerebbe da 6245399 bottiglie a 3997056, ovvero meno di quattro milioni di pezzi.

Previsioni lontane da ogni ragionevole ipotesi, perché i dati CIVC relativi al mese di luglio 2013 indicano un leggero rialzo dello 0,5% rispetto al luglio 2012, un Unione Europea in netta progressione (quasi del 12%), e previsioni, su dodici mesi, che prevedono un calo contenuto nel 3,1% a fine 2013. Altro che crollo verticale o Champagne in picchiata! In caduta verticale, piuttosto, è la credibilità di certe associazioni e di certi siti Internet…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

1 commento

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Un commento

  1. Ste

    novembre 8, 2013 alle 10:15 am

    Analisi dei numeri e commento sulla loro “interpretazione” corretta e condivisa.
    Sarei più cauto sulle stime di fine anno, perché stimare l’andamento del mercato italiano guardando al totale dell’Europa è decisamente ottimistico, e se anche la stima del mercato europeo è ottimistica…

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