Trento Doc Maso Michei 823: con le “bollicine” di montagna il gusto ci guadagna!

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


MasoMichei823

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Forse per raccontarvi di questo vino, basterebbe solo che vi rimandassi a questo articolo dell’aprile dell’anno scorso, dove raccontavo di una felicissima scoperta fatta al Vinitaly 2012 quando avevo scoperto queste “bollicine”, fantasticamente di montagna, le vigne, tra le più alte d’Italia e del Trentino, salgono fino a 890 metri di altezza, frutto di una collaborazione, ma dai, facciamo i grandi e chiamiamola joint venture!, veneto-trentina, quella tra il produttore veneto, area Val d’Agige veronese-Terra dei Forti, Albino Armani (che poi si è espanso in Valpolicella, in Vallagarina in Trentino ed in Friuli) ed il trentino Giuseppe Tognotti, che una decina di anni fa ha creato in alta Val dei Ronchi, a nord di Ala, tra i Monti Lessini e le Piccole Dolomiti, la piccola azienda agricola che porta il nome del maso: Maso Michei.

Il vino, come scrivevo, è un Trento Doc che porta il nome di 823, ovverosia l’altezza da cui partono i vigneti del maso per salire sino a quota 900 metri. Un vero Trento Doc di alta collina e di montagna, da uve Pinot nero 100%, dunque un Blanc de Noir, da vigneti posti su suolo complesso e variegato con prevalenza di roccia calcarea e marnosa della tenuta, dove la meccanizzazione è quasi inesistente, l’irrigazione, di soccorso, è a goccia con acqua di sorgente e le vigne contendendo lo spazio vitale a cinghiali e caprioli, e richiedono ogni anno 1000 ore di lavoro uomo/ettaro.

Torno a scrivere di questo Trento Doc Maso Michei 823, (avendo incontrato Tognotti in occasione di questa piacevole serata alla Casa del Vino di Isera) perché a distanza di un anno abbondante sono tornato ad assaggiarlo, in una versione con sboccatura dichiarata 2012, ancora totalmente Pinot nero, anche se mi ricordo con all’epoca avevo letto che le future versioni del vino con ogni probabilità avrebbero visto un contributo anche di Chardonnay (ma io, visti i risultati, non lascerei la strada vecchia per la nuova, anche se credo che Tognotti ci stia preparando qualche bella sorpresa sul tema Chardonnay…) sempre con la meritoria scelta della tipologia del dosaggio zero, con venti mesi di permanenza sui lieviti.

Un posto bellissimo il Maso Michei, posto al centro della Valle di Ronchi, nello splendido panorama tra i Monti Lessini e le Piccole Dolomiti, un maso antico un tipico edificio del ‘500 circondato da boschi di larici, faggi e betulle, come si vede dal sito Internet, che comprende anche un blog con splendide foto, che ospita anche un’osteria dove prima o poi devo trovare il tempo di sostare senza fretta. Anche per provare gli altri vini, Müller Thurgau, Gewürztraminer e soprattutto Pinot nero, che Tognotti, con la pazienza del viticoltore di montagna produce.

La tecnica di produzione, raccontata sul sito, è semplice: “il Pinot Nero, selezionato e raccolto manualmente in piccole casse, viene accompagnato alla pressa intero e, senza diraspatura, pressato leggermente. Il fiore ottenuto, fermenta in piccoli vasi di cemento. La temperatura di fermentazione viene abbassata utilizzando solo l’acqua della fonte di Maso Michei. Il vino riposa e si affina sui lieviti di prima fermentazione in quota, fino alla primavera. Il tiraggio, con l’aggiunta di lieviti selezionati e zuccheri, avviene sempre nella piccola cantina del Maso, dove il vino affina per più di 36 mesi (le prime versioni erano di 20-24) superando due rigidi inverni di montagna. Alla sboccatura, l’aggiunta di un delicato e rispettoso liqueur d’expedition, con un rincalzo di vino della stessa partita e senza zuccheri aggiunti, che fa di questo Metodo Classico un rigoroso Dosaggio Zero”.

823MasoMichei

Stappato in compagnia della mia lei, che sulle “bollicine” è ancora più esigente di quanto lo sia io, e che le conosce bene e apprezza, il Maso Michei 823 ha brillantemente superato la prova, che per noi è innanzitutto quella della piacevolezza, e del rapido, il tempo necessario, soprattutto gustandolo a tavola, svuotamento della “buta”. Che costituisce il segnale più chiaro, incontrovertibile, del gradimento o meno di un vino.

Colore paglierino intenso brillante, luminoso, perlage fine, sottile e continuo, ed un naso freschissimo, vivacissimo, davvero di montagna, tutto freschezza e sale e mineralità (quelle doti che in troppi Trento Doc fanno clamorosamente difetto) con aromi piacevolissimi e delicati di mele essicate, ananas, agrumi, fieno e fiori d’alpeggio, sfumature di crosta di pane a costituire un insieme di aerea fragranza.

Bello l’attacco in bocca, dinamico, scattante, di gran nerbo ed energia, una bella bolla croccante al punto giusto e salata, una bella larghezza e consistenza, il Pinot nero non scherza, sul palato, ma soprattutto una bella verticalità, un’energia e un allungo, grazie anche ad un’acidità perfettamente calibrata e viva al punto giusto, che danno alla bottiglia una “pericolosa” (solo se ci si deve mettere alla guida dopo) piacevolezza.

Ecco il Trento Doc che mi piace, che vorrei sempre stappare! Se vini come questi si moltiplicassero, allora sì che i miei amici franciacortini dovrebbero preoccuparsi…

Maso Michei di Giuseppe Tognotti
Loc. Michei – 38061 Ronchi di Ala (TN)
tel./fax 0464 672213 –
cell. 333 7688521
e-mail info@masomichei.com
sito Internet http://masomichei.com/

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

8 commenti

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8 commenti

  1. fabry

    settembre 16, 2013 alle 8:18 pm

    Prodotto difficile da trovare? Mi ha fatto venir voglia di assaggiarlo

  2. Pingback: Garantito… da me! Vigneti delle Dolomiti Pinot nero 2010 Maso Michei | Blog di Vino al Vino

  3. Pingback: l vino del Maso, il vino di montagna »

  4. Pingback: THE MOUNTAIN WINE FROM MASO MICHEI »

  5. andrea li calzi

    maggio 27, 2014 alle 7:24 pm

    “Ecco il Trento Doc che mi piace, che vorrei sempre stappare! Se vini come questi si moltiplicassero, allora sì che i miei amici franciacortini dovrebbero preoccuparsi…”

    parole santeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!
    Ecco lo Ziliani che mi piace!Che riconosce l’indiscutibile superiorità della zona rispetto a quella furbata che è la Franciacorta!Ma per cartià…non vediamo per oro ciò che è al limite bronzo o mi sbaglio?
    un saluto affettuoso

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