Oltrepò Pavese Brut Pinot nero metodo classico ‘More 2009 Castello di Cigognola

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
5


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Provate a mettervi un attimo nei miei panni… Cosa fareste voi se vi capitasse di degustare il vino prodotto dall’azienda proprietà di due miliardari, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo e influenti non poco, persone verso le quali nutrite profonda stima per quello che hanno fatto e per quello che rappresentano? Se foste persone normali, dotate di un minimo di raziocinio, e uso di mondo, se il vino vi piacesse ne scrivereste con ancora più entusiasmo.
E se non vi piacesse? E se lo trovaste molto deludente e stappata la bottiglia vi risultasse impossibile andare oltre al primo bicchiere, cosa fareste mai? Ovviamente, volendo far uso del cervello e del buon senso, vi dimentichereste di averlo assaggiato e della sua esistenza e vi guardereste bene dal proferire sillaba ed esprimere il vostro pensiero in merito. Questo se foste persone normali, ma poiché io normale non sono, quantomeno nell’accezione della normalità sopra descritta, e poiché sono abituato a dire e scrivere quello che penso, fregandomene altamente della ragione sociale, del nome, del blasone e del conto in banca dei produttori dei vini che mi capita di assaggiare, eccovi qui a raccontarvi non solo la storia di un mio solenne imbarazzo, ma di una cocente delusione di fronte all’Oltrepò Pavese Brut Pinot nero metodo classico ‘More 2009 del Castello di Cigognola.
Parlo dell’azienda di proprietà di Letizia e Gianmarco Moratti, la prima ex Sindaco di Milano, Presidente Rai, Ministro dell’Istruzione, il secondo presidente della Saras, figlio di Angelo e fratello di Massimo. Entrambi principali benemeriti sostenitori della Comunità di San Patrignano.
Provate a capirmi. Io nutro profonda considerazione per Donna Letizia, se fossi stato un cittadino di Milano l’avrei votata senza esitazioni e da interista di fronte al nome Moratti mi alzo in piedi, pensando soprattutto al presidente della grande Inter di Mazzola, Facchetti, Corso, Burgnich, Armando Picchi, Guarneri e Suarez (oggi è l’Inter piccola dei carneadi e dei giocatori da serie B…), animato da profondo rispetto.

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Eppure tutto questo, giunto alla prova verità della bottiglia stappata e del bicchiere, non è bastato e non basta a convincermi di mettermi la mordacchia, e non scrivere che considero queste bollicine oltrepadane prodotte nella nobile tenuta dei Moratti un vino molto lontano non solo dall’essere riuscito, ma dal rappresentare un punto di riferimento qualitativo importante per i metodo classico oltrepadani.
Incontentabile che non sono altro! Lo so bene, l’ho letto sul sito Internet aziendale, che sono stati fatti “importanti investimenti in vigna e in cantina” che “hanno trasformato l’antico castello in un punto di riferimento d’eccellenza”. E so che ben presto, ma guarda caso, “sono arrivati anche i migliori riconoscimenti dalle più prestigiose guide dei vini d’Italia” che quando sentono profumi di miliardari stendono il cappello, cosa pensate?, per rendere omaggio.
Sarei stato sorpreso del contrario se con cotanta proprietà e con la consulenza dell’enologo Riccardo Cotarella, in cantina come enologo di cantina c’è un suo fedelissimo, Emilio De Filippi, (i due si trovano anche al vertice dell’Associazione enologi, il re del Merlot presidente e De Filippi uno dei suoi due vice…) i riconoscimenti guidaioli non fossero prontamente piovuti.
Però, che ci volete fare, a me, che non sono nato ieri, queste cose, gli Oscar del Vino, i tre bicchieri, i cinque grappoli, ecc. lasciano indifferente e preferisco limitarmi al responso del bicchiere, a quello che mi dice e che è in grado di raccontarmi. Buono oppure no, questo ‘More 2009 (mi sono procurato anche il Rosé, ma dopo questa esperienza non ho più avuto cuore di stapparlo…), “prodotto nella Cantina di Santa Maria della Versa”, così si legge in etichetta, anche se il Castello è a Cigognola, ed espressione di uve Pinot nero provenienti dai ben trentatré ettari vitati – non si dimentichi che “il Castello di Cigognola condivide col Piemonte e Bordeaux la posizione sul 45° parallelo, la migliore fascia territoriale  per la coltivazione della vite” – ha lasciato molto tiepido.
E’ in grado di fare sognare questo metodo classico oltrepadano, che si è affinato, non si capisce bene, le informazioni sono contraddittorie sul sito, o da 18 a 24 mesi o addirittura 36 mesi, sui lieviti, e che ho degustato in un esemplare che riportava in retro l’indicazione lotto 020912?

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Mi spiace dirlo, ma in base alla mia personale esperienza direi decisamente no. Degustandolo e non riuscendo ad andare oltre al primo bicchiere (altro che tre…) questo vino mi ha fatto venire in mente il grande Gioann Brera fu Carlo, quando riferendosi ai calciatori parlava di “mesta broccaggine”, insomma di un qualcosa che non può di certo ambire alla grandezza per evidenti limiti congeniti.
Il colore non sarebbe male, un bel paglierino intenso brillante, il perlage sottile, continuo, vivace nel bicchiere, ma i “guai” iniziano non appena portato il calice al naso, dove il vino rivela la propria matrice oltrepadana (intesa nella peggiore accezione) con una decisa “gnuccaggine” (traduco per i non lombardi: pesantezza, assenza di grazia e fragranza, staticità): frutta molto matura in evidenza, ananas e pompelmo, abbinata a note verdi, legnose, vanigliate, che virano verso il dolciastro. Freschezza, leggerezza, eleganza aromatica: non pervenute.
Ancora peggio al gusto, dove il ‘More 2009 si propone molle, statico, monocorde, pesante, fiacco, spento, senza energia e senza nerbo, con la sua pesante concentrazione di frutto, una bolla appena croccante e soprattutto un finale asciutto, amaro, astringente, caratterizzato da durezza (di cremosità non se ne parla proprio) e da un finale di bocca immobile di nessuna piacevolezza.
Tutto qui? Si, tutto qui, anche se una certa stampa e certe guide non hanno mancato, per default, di celebrare il vino. Ora, va bene che il gusto è soggettivo, però mi riesce difficile pensare che i proprietari del Castello di Cigognola, i Moratti, gente che si può tranquillamente permettere i migliori Champagne del mondo e se non lo fa è solo per morigeratezza e austerità nei consumi, possa essere soddisfatta di essere rappresentata da un vino del genere….
Cari Moratti, se vi dicono che questo è un grande metodo classico vi stanno prendendo in giro, o vi stanno lusingando e blandendo visto che siete i Moratti, non vi stanno di certo dicendo la verità, credetemi.
Per concludere: nella retroetichetta del vino si legge: “il vino è piacere e salute bevi con sobrietà”. Ottimo consiglio, ma con vini del genere riesce molto difficile non essere clamorosamente sobri…

Castello di Cigognola
Piazza Castello 1
Cigognola PV
tel: 0385.284828 – Fax: 0385.284263
e-mail info@castellodicigognola.com /
Sito Internet www.castellodicigognola.it

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

13 commenti

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13 commenti

  1. Gabriele Raineri

    agosto 26, 2013 alle 9:33 am

    Meno male c’è gente come lei che non ha problemi a descrivere le sensazioni per come le ha provate, senza edulcorarle a seconda del blasone o del prestigio del produttore. Questo fornisce sicuramente un bel punto di riferimento, per lo meno per me.
    Non ho ancora potuto assaggiare il prodotto descritto in questa recensione, aspetterò qualche tempo, sperando ci siano miglioramenti.

  2. silvana biasutti

    agosto 26, 2013 alle 6:09 pm

    Un vino … di “destra”?!!

  3. Pingback: D’Alema punta a produrre un grande rosso e come enologo sceglie il più democristiano dei winemaker, Cotarella… | Blog di Vino al Vino

  4. Luciano G

    agosto 27, 2013 alle 9:12 am

    Le consiglierei pero’ di provare il More Rose’, mi e’ stato detto che e’ fantastico.
    cordialmente

    • Franco Ziliani

      agosto 27, 2013 alle 9:20 am

      l’ho in cantina da provare e prima o poi troverò il coraggio di stapparlo. Ma ho qualche dubbio, visto il livello molto deludente di questo vino, che il fratello possa essere molto meglio. Se così sarà, quando lo proverò, sarò ben felice di scriverne e di dire che almeno un metodo classico i Moratti (e soprattutto i loro collaboratori) l’hanno azzeccato… Ma questo, mamma mia!

      • ferdinando

        maggio 9, 2016 alle 12:28 pm

        Bevi il rosè e sappimi dire. Strano che lei non l’abbia fatto ancora.
        Ferdinando Crovace

  5. Michele Tarentini

    agosto 28, 2013 alle 8:50 am

    Diciamo che in famiglia seguono tutti la stessa linea (vedi Inter post triplette)

    • Franco Ziliani

      agosto 28, 2013 alle 8:54 am

      ma almeno Massimo i vertici, con l’indimenticabile triplete dell’epoca Mourinho, li ha toccati. Ma suo fratello li vedrà solo da lontanissimo e con il binocolo quei vertici se continuerà ad affidarsi a certi consulenti…

  6. Fabrizio

    novembre 13, 2013 alle 12:24 pm

    Caro dr. Ziliani,
    solo per dirle che ha la mia stima.
    Buon lavoro.
    Fabrizio Dionisio

  7. Marco G

    dicembre 18, 2013 alle 7:04 pm

    Le faccio i complimenti!!!! E’ la prima volta che leggo una stroncatura di un vino blasonato o legato a personaggi importanti. Grazie

  8. Mei

    novembre 16, 2014 alle 9:00 am

    Il tuo stile è così è unica rispetto al altre persone
    Sono roba da leggere. Grazie per , Indovina lo farò segnalibro questo pagina .

  9. Pingback: Oltrepò Pavese Brut Pinot nero metodo classico ‘More 2009 Castello di Cigognola – "A tavola con Bacco"

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