Metodo classico Nature Pas Dosé Monsupello

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


NatureMonsupello

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Uno dei problemi, che non sono pochi, di cui a mio avviso soffre l’Oltrepò Pavese, terra bellissima che meriterebbe un’immagine ed un apprezzamento in campo vinicolo maggiori, è la mancanza, a differenza da quanto accade in Franciacorta, o in Valtellina, se vogliamo fare il paragone con altre note zone enoiche lombarde, di aziende che siano avvertite come le realtà produttive di riferimento della zona.

Aziende che funzionino come traino e che catturino l’attenzione dei consumatori e spingano altre aziende ad emularle e seguirne l’esempio nello sforzo di fare meglio. In passato qualche produttore del genere c’è stato, penso in particolare ad una cantina sociale il cui marchio era fortissimo commercialmente parlando, ma oggi, pur trovandoci di fronte ad un vivace tessuto di aziende che cercano di fare qualità, non si può dire che ci sia nessuna che riesca ad eccellere su tutte le altre o la cui immagine risplenda di una luce particolare. Un vero peccato questo, perché in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, contare su un battistrada, su un rompighiaccio riconosciuto e avvertito come tale dagli appassionati di vino sarebbe di non secondaria importanza.

Una delle aziende che a mio avviso avrebbero tutte le credenziali per poter aspirare a questi tipo di riconoscibilità, perché ha una storia consolidata, perché conta su 50 ettari vitati di proprietà, posti su terreni calcarei tufacei con marne al pliocene situati nella prima fascia collinare dei comuni di Torricella Verzate e Oliva Gessi, e su una produzione che raggiunge quota 200 mila bottiglie, di cui ben60 mila destinate alla produzione di metodo classico tra i più qualificati e significativi di tutta l’area, è l’azienda agricola Monsupello creata dall’indimenticabile Carlino Boatti (scomparso tre anni orsono ma sempre ben presente nella memoria di chi abbia avuto il piacere di conoscerlo) a Torricella Verzate e oggi condotta dalla moglie Carla e dai figli Pierangelo e Laura ben coadiuvati da un enologo serio come Marco Bertelegni.

Un’azienda cui si devono tutta una serie di vini, dall’Oltrepò Pavese Barbera I Gelsi, al Rosso Great Ruby, al Pinot nero 3309, al Riesling Renano, allo Chardonnay Senso, per citarne solo alcuni, che si sono ritagliati uno spazio, con la loro continuità qualitativa, nell’ambito della produzione oltrepadana.

Una cantina, Monsupello, che come dicevo continua a credere e puntare molto sulle “bollicine” metodo classico, tanto da produrne cinque diverse. Il loro modo di proporsi è, dal punto di vista nominativo, molto particolare, perché alcuni sono proposti come Doc Pinot nero Oltrepò Pavese, per uno si utilizza la menzione, ormai pressoché desueta, di Classese, nel caso di un paio d’altri si riporta in retro-etichetta semplicemente la dizione “vino spumante di qualità”.

Comunque li si voglia chiamare, in base a scelte che non ho elementi per contestare (diciamo che l’azienda mantiene una posizione un po’ polemica, che capisco, nei confronti del Consorzio tutela e delle scelte consortili…) i metodo classico del Monsupello sono tutti buoni e affidabili, dal Monsupello Brut, al Nature, al Brut Classese millesimato, alla cuvée denominata Cà del Tava che vede il contributo di un 30% di Chardonnay affinato in legno e all’ottimo Rosé, non Cruasé, di cui ho scritto qualche mese fa nello mio spazio dei rosati del Cucchiaio d’argento.

LogoMonsupello

Oggi voglio segnalare alla vostra attenzione, riassaggiato in questi giorni e trovato in ottima forma, il Brut Pas Dosé Nature, una cuveé composta per il 90% da Pinot Nero, 5% Chardonnay affinato in acciaio, 5% Chardonnay affinato in legno, affinato sui lieviti per almeno 25 mesi e con un una quota inferiore ai grammi litro di dosaggio degli zuccheri. Un vino dal carattere spiccato, assolutamente non “ruffiano”, perfetto da servire più che come aperitivo a tavola, come dicevo parlando del Rosé, sui salumi locali, in primis il mitico salame di Varzi ben stagionato, oppure pancetta (quella suprema, stagionata 48 mesi, che si gusta all’ottimo ristorante Prato Gaio di Montecalvo Versiggia), o su preparazioni a base di pesce.

Colore di notevole intensità, un paglierino oro con leggera ramatura (l’enologo mi dice che l’azienda non fa ricorso al carbone decolorante e mantiene il colore tipico dell’uva), un perlage fine e continuo e un naso piuttosto secco, deciso, maschio, di buona fragranza, con predominanza di note agrumate fresche e sapide, crosta di pane, fiori bianchi e una bella vena minerale incisiva che dà spinta e nerbo al vino.

Anche l’attacco in bocca conferma questa impostazione di grande energia e decisione, con un attacco ben secco, croccante, vibrante e la piacevole sensazione di non trovarsi di fronte al solito “gnucco” ovvero pesantone metodo classico oltrepadano, ma ad un vino lungo, persistente, di bella freschezza e gran nerbo salato, senza note amare e con una coda lunga molto viva che si fa bere molto bene e ha equilibrio e piacevolezza. Proprio le doti che, ahimé, fanno difetto in troppe “bollicine” targate Oltrepò…

Monsupello
Via San Lazzaro, 5
27050 Torricella Verzate PV
Tel. 0383 896043
Email monsupello@monsupello.it
Web http://www.monsupello.it

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

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