Celebre Maison de Champagne diversifica la produzione in India e Cina: è la globalizzazione, bellezza!

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La globalizzazione ed il business hanno delle regole che non conosco confini. Né remore morali. La conferma arriva da una news intercettata sul sito Internet specializzato britannico The drink business secondo la quale uno dei grandi marchi internazionalmente noti dello Champagne, Moët Hennessy, non si accontenta più di produrre sparkling wines nel nord della Cina, nella regione di Ningxia, ma ha deciso di produrre analoghe “bollicine” anche nel nord ovest dell’India.
Altro che nazionalismo, grandeur, difesa degli interessi superiori dello Champagne e della sua commercializzazione nel mondo! Quando si tratta di vendere, di invadere mercati nuovi o emergenti, le grandi firme dello Champagne non si fanno problemi e varano una singolare politica che non prevede solo di aumentare l’export del loro prodotto simbolo in quelle realtà, ma di produrre in loco vini che hanno caratteristiche similari, la metodologia di produzione e le uve, del prodotto originale.
Moët-Hennessy conferma che il suo Ningxia methode traditionelle sparkling, a base di Chardonnay e Pinot nero (cinese, che ovviamente non ha nulla a che fare con quello che si é ambientato da secoli in Champagne) verrà ottenuto da 66 ettari di vigneti, e che la cantina, con tanto di sala degustazione e centro visitatori, sarà completata entro quest’anno. Intendiamoci questa politica adottata da Moët & Chandon di produrre vini in stile “champenoise” al di fuori della Champagne non é nuova, visto che Domaines Chandon sono stati creati in Argentina e California, e anche in Australia, con quel Domaine Chandon Australia, creato nel 1986, che io stesso ebbi modo di visitare, apprezzandone il glamour e la qualità dei vini, dieci anni dopo.

Ma nel caso della Cina, dove è nata questa new sparkling wine venture denominata Chandon Ningxia, il discorso è diverso, anche se il managing director di Moët- Hennessy Asia Pacific Mark Bedingham è ottimista circa le possibilità di successo una volta risolti tutti i problemi burocratici legati al progetto. Nella fattispecie la casa francese ha dovuto stringere un accordo di collaborazione con la compagnia agricola di Stato Ningxia Nongken, e la regione di Ningxia dove sono stati piantati i vigneti, situata tra le He Lan Mountains e il Fiume Giallo, nel nord ovest della Cina, salì alla ribalta nel 2007 con l’inaugurazione di Silver Heights, la prima vera boutique winery cinese.
Una regione, secondo il proprietario di questa azienda, che conta ormai su 8000 ettari vitati e che ha visto investire anche altre compagnie cinesi, tra cui Dynasty Wine, che sembra vantare una particolare vocazione per la viticoltura. Questo anche se le temperature in inverno scendono anche a meno 25 o 30 gradi.
Diranno i posteri quali saranno i risultati, pratici, di questa joint venture fatta per puro spirito di business e senza un filo di poesia e cultura del vino. Non lamentiamoci troppo, è la globalizzazione, bellezza!

1 commento

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Un commento

  1. Vittorio Vezzola

    luglio 25, 2013 alle 11:41 am

    Non resta che attendere e assaggiare il vino quando inizieranno la produzione. Speriamo non inizino subito con tecniche invasive e pesticidi.

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