Cava Brut Gran Reserva Imperial 2006 Gramona

Denominazione: Cava
Metodo: classico
Uvaggio: Xarel.lo, Macabeo, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


GramonaGranRiserva2006

FOR THE ENGLISH VERSION CLICK HERE

Non sono andate poi così male, con questi chiari di luna, per il re dei metodo classico spagnoli, anzi per il “méthode champenoise” tout court di Spagna, il Cava, nel 2012. Come si rileva dall’aggiornatissimo sito Internet del Consejo Regulador, la DO, che conta su 32.255 ettari vitati, su 163 imprese di elaborazione vino base su 212 bodegas elaboradoras de Cava, ha commercializzato nell’anno scorso 243 milioni di bottiglie, 161 milioni destinate all’export e 81,825 consumate in Spagna. Nel 2011 erano stati 239.556 e nel 2012 si è pressoché tornati ai livelli record del 2010 quando con 244.801 milioni di pezzi c’era stato un incremento dell’11,55 per cento rispetto al 2009.

L’incremento complessivo del 2012 è solo dell’1,53%, ma sempre meglio del 2011, dove si era registrato un calo del 2,14%, Dai dati 2012 emerge una sempre più forte vocazione internazionale del Cava, perché l’export mantiene una linea di tendenza inaugurata nel 2008 con un + 9,57, interrotta nel 2009 con un – 5,55%, ripresa nel 2010 con 149.160.023 bottiglie, ovvero un balzo in avanti del 13,68%, confermata nel 2011 con un + 2,07% e incrementata nel 2012, quando la crescita è stata del sei per cento. In patria – effetto crisi economica? – le cose non vanno bene, perché i circa 82 milioni di pezzi consumati segnano un decremento del 6,28%, solo leggermente migliore al – 8,71% fatto segnare nel 2011. Un calo complessivo biennale del 15%, che ha fatto perdere quasi 14 milioni di bottiglie.

Benissimo l’export, con la Germania primo mercato, con 39,5 milioni di pezzi, seguito dal Regno Unito con 35,925, dal Belgio con quasi 25, gli Usa con 17,2, il Giappone con 7,3 e, incredibile ma vero, la Francia, con quasi 5 milioni di pezzi di bottiglie di Cava importate.

E l’Italia? Dal punto di vista spagnolo direi un quasi disastro, visto che il nostro Paese è al 31esimo posto nella classifica, con 355.371 bottiglie, e ben davanti a noi ci sono Paesi come Finlandia, Svezia, Canada, Norvegia, Austria, Uruguay, Brasile, Israele, Russia, Argentina, Polonia, un quantitativo che segna un piccolo incremento rispetto alle 289 mila del 2011.

Personalmente, pur preferendo nettamente lo Champagne e larghissima parte dei nostri metodo classico a denominazione d’origine, trovo per il mio personale gusto molto più appealing un Cava che un Prosecco (Docg o Doc) e mi auguro che nel corso del 2013 un numero maggiore di italiani, e non solo perché sono più “risparmiosi”, ma per provare qualcosa di diverso e sperimentare strade enoicamente diverse si avvicinino al Cava.

Per favorire questa curiosità voglio consigliarvi un Cava, prodotto da una delle aziende più prestigiose, ed importato in Italia dalla Quality wines di Jacopo Lupo Melia, di livello qualitativo e ambizioni decisamente superiori alla media dei Cava base, e la cui composizione della cuvée dice chiaramente trattarsi di un vino dalla personalità tutta particolare: Xarel·lo 50%, Macabeo 40% e Chardonnay presente solo con una quota minoritaria del 10%. Un Cava, il Brut Gran Reserva Imperial 2006 Gramona, che in Spagna sui vari siti di vendita on line è disponibile tra i 15,50 ed i 20 euro, e che ha ricevuto valutazioni molto positive dalle guide enologiche iberiche: Guia de Vinos de Cataluña 2013 (Max.10): 9.32 puntos e Guia Peñin 2013 (Max.100): 91 puntos.

Macabeo e Xarel·lo sono le due uve più diffuse, rispettivamente con 11.390 e 7970 ettari, nella DO Cava, seguite da Parellada, 7044, Chardonnay, 2902, Garnacha Tinta, 1075, Trepat, 1004 e Pinot noir, 865, e altre minori come il Monastrell.

ImperialCavaGramona

Chi sia il produttore, Gramona, l’ho già spiegato diffusamente in questo articolo. Un’azienda simbolo del Cava, nata dall’unione di due dinastie familiari legate al mondo del vino: Batlle e Gramona. La prima era una famiglia di coltivatori e produttori di vino con sede a Sant Sadurní, mentre i Gramona, divenuti produttori di vino nel primo Novecento, hanno dato il loro nome all’azienda. La storia dell’azienda è molto interessante: “Nel 1881, Pau Batlle, approfittando della crescente domanda dovuta alla fillossera in Francia, inizia la vinificazione in strutture costruite nel “Celler Batlle” nel retro della casa di famiglia a San Sadurní d’Anoia.

Nel 1910 Bartomeu, figlio di Josep Gramona, partecipa al primo anno del corso sperimentale di Viticoltura ed Enologia a Vilafranca. Il 1921 è l’anno in cui Bartomeu Gramona e Pilar, unica figlia della famiglia Batlle, sposata nel 1913, iniziano la commercializzazione delle prime bottiglie di vino, denominato “champagne”, preparato e stagionato nelle vecchie cantine di Sant Sadurní d’Anoia. Negli anni ’40 i primi spumanti “Victoria”, “Gramon” Clos du Marquis” e “Ninon de Lenclos “ escono per la prima volta con il marchio Gramona. Nel 1971 Gramona crea “III Lustros”, uno dei primi ”Brut Nature“ del mercato.

Oggi la quinta generazione di Gramona Batlle è rappresentata da Jaume e Xavier, incaricati di gestire e seguire la produzione del Cava tramandando di generazione in generazione l’amore per la terra e le tradizioni dei loro antenati”.
La gamma dei Cava prodotti da Gramona è piuttosto ampia, e comprende vini prodotti sia esclusivamente con le classiche uve catalane, sia con il contributo di Chardonnay e Pinot nero.

LogoCavaGramona

Questa Riserva Imperial annata 2006, affinata 48 mesi sui lieviti, un residuo zuccherino calibrato in dieci grammi litro, con la sua impronta fondamentalmente iberica dovuta al novanta per cento di uve autoctone, completate da una “goccia” di Chardonnay, mi ha molto favorevolmente colpito ed è sicuramente uno dei Cava più buoni ed equilibrati che mi sia capitato di bere.

Colore paglierino oro brillante, perlage finissimo e continuo, si propone sin dal primo impatto con un naso affilato, elegantissimo, minerale, di grande freschezza ed incisività, di bella energia, dove spiccano note di nocciola fresca, di fiori bianchi (zagare e caprifogli), di agrumi, e una vena salata, quasi salmastra, che evoca il mare e le ostriche freschissime. L’attacco in bocca è perfettamente asciutto, rigoroso, nervoso, largo, pieno e succoso sul palato, eppure profondo, verticale, ricco di nerbo, pieno di sapore, ma poi il vino conquista per una sua morbida cremosità, la sua piacevolezza naturale e non costruita, il suo perfetto equilibrio di ogni componente, il frutto, l’acidità, la consistenza, e per una piacevolezza accentuata dal finale, ben secco, rigoroso, freschissimo, che lascia pulito il palato solleticandolo e mantenendo sempre in tensione e ben vivo.

Fossero tutti così, i Cava, quale clamoroso errore sarebbe non sceglierli e berli, anche da noi, molto più spesso!

___________________________________________________________

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

 

1 commento

Condividi

Un commento

  1. Pingback: Cava Cuvée Manuel Raventos 2003 Raventos y blanc – "A tavola con Bacco"

Lascia un commento

Connect with Facebook