Un aperitivo dell’altro secolo: 6 giugno 2013, Moussy, Champagne

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L’amica sommelier gardesana Wilma Zanaglio, di cui ho proposto qui di recente una verticale franciacortina e una divagazione champenoise è appena tornata da una settimana di visite in Champagne e ha fatto tesoro di svariate emozionanti esperienze. Questo è il suo primo mirabolante resoconto relativo all’assaggio di Champagne datati, sì, avete letto bene, 1969, 1959 e 1943. Davvero un aperitivo dell’altro secolo e qualcosa di unico e di straordinario, che meritava un racconto. Buona lettura..

Jean Michel è ultima visita della giornata è il momento nel quale il gruppo comincia a rilassarsi, la discussione delle degustazioni fatte accende i toni, lo scambio delle impressioni sui vini bevuti prolunga il piacere di una nuova scoperta o di una consolidata certezza e a volte invece si va insieme alla ricerca di motivazioni per smussare una delusione … come incalliti giocatori di briscola che ripercorrono le tappe del gioco per dare forza alla vittoria o digerire la sconfitta.

Oggi siamo ospiti di un’ azienda di récoltant manipulant da 180 anni a pochi km da Epernay. Olivier  Michel, attuale proprietario, ci porta a fare una passeggiata in vigneto, due chilometri di cammino attraverso una distesa di pinot meunier – lo si riconosce dai germogli chiari, come se fossero infarinati dal gesso dei terreni e soffici come velluto- pinot noir e chardonnay, una dolce collina tonda divide Moussy da Pierry dove l’azienda ha la cantina di stoccaggio e lavorazione. I sentieri sono bianchi, sui terreni gessosi della marna oggi il caldo parla la lingua di giugno finalmente, ma la stagione è in ritardo di 2-3 settimane a causa del maltempo e questa è stata la prima settimana di sole da un mese a questa parte. In alcune zone sulla Montagne de Reims e la Côte de Blancs ha gelato una decina di giorni fa!

VignetiChampagne

 Il percorso sotterraneo della cantina, tra circa 400mila bottiglie delle tre ultime vendemmie che riposano in attesa del momento adatto alla commercializzazione, finisce davanti al tavolino del promesso aperitivo dove ci aspettano dei bicchieri che con grande piacere trovo particolarmente corrispondenti ai miei desideri mentre molto spesso – e anche nei ristoranti – sono assai deludenti: troppo piccoli troppo verticali e troppo poco capienti e  sicuramente  penalizzanti…

Olivier scompare e riappare con un vecchio cesto che contiene tre bottiglie ‘in punta’, la posizione che pone fine a tutte le lavorazioni di cantina che precedono il dégorgement.

E dice pinot meunier 100%, uve di Moussy. E dice anche mil neuf cent soixante-neuf; mil neuf cent cinquante-neuf; mil neuf cent quarante-trois.

All’inizio penso di non aver capito bene perché anche dopo una settimana di allenamento dei numeri francesi non sono mai sicura fino in fondo, soprattutto quando mi sembrano così incongruenti come quelli che ho appena sentito, chiedo conferma… ho capito bene, ci guardiamo allibiti.

VecchiefotoChamp

Olivier indossa il pastrano e il grembiule e si avvicina alla macchina per dégorgiare il ‘69 tappato ancora come si faceva una volta con un tappo di sughero a fungo tenuto con una graffetta di metallo che fa saltare con l’aiuto di una pinza…e il tappo sale assieme al deposito dei lieviti vecchio di 44 anni producendo l’amato rumore..

Versa nei bicchieri il vino che spumeggia felice, il colore è dell’oro, acceso da una luce ancora verde, tesa; velocemente il naso coglie nocciola miele acacia o caprifoglio, ma anche muschio e fungo, per poi stabilizzarsi per tutto il tempo della degustazione in modo sicuro su note di un mineralissimo idrocarburo. Alla cieca – se non l’avessi visto spumeggiare – cercherei di collocarlo in Alsazia, ma poi la bocca minerale fresca ancora sapida e coinvolgente mi sposterebbe verso l’Austria, sempre se le cremose e finissime bollicine non mi portassero inevitabilmente sulla strada giusta! Ma l’anno di vendemmia poi no, non sarebbe veramente possibile nemmeno avvicinarsi. In bocca è completo raffinato coinvolge e mette in equilibrio tutte le sensazioni con ferma e suadente grazia. Una nota dolce e distillata di Calvados chiude l’esperienza. Siamo eccitati grati sorpresi curiosi di quello che verrà.

ColoriChampvecchi

Stesso passaggio per il 1959 e velocemente l’abbiamo nel bicchiere: anche questo spumeggia come se fosse il genio della lampada che finalmente viene liberato, è meno fitto il colore ma incredibilmente vivace e brillante con la stessa luce interna del precedente.

Più orientato al frutto, un frutto fresco unito alla pietra focaia, crema pasticcera e pera, la bocca è sapida viva purissima la spuma è docile ma insistente e non smette di dare energia alla sapidità e alla freschezza. 659 mesi sui lieviti. Sono impressionata da finezza, eleganza, equilibrio. Il mio preferito, se dovessi scegliere di rifare una sola di queste esperienze sarebbe mil neuf cent cinquante-neuf.

1943! La vendemmia delle donne dice Olivier, a causa della guerra a casa c’erano donne, vecchi e bambini. Io non credo ai miei occhi: 70 anni ed ha il medesimo colore del ’59 brillante e vivo, saturo e riflessato di verde. Il naso qui apre caldo maturo con amaretto, arancia amara candita e burro. La spuma è ancora presente e in bocca è sapido e teso, leggermente amaro, cremoso e completo. Dopo poco tempo anche questa vendemmia ci mostra la sua evoluzione minerale e si spinge verso l’idrocarburo già sentito anche nel ’69. Sono andata alla ricerca di informazioni sulle vendemmie vecchie e scopro che 1959 e 1943 sono state ottime annate.

Sono vini non dosati che hanno riposato per anni sui lieviti a basse e regolari temperature, sono il risultato di lavorazioni più naturali di oggi, sono prodotti secondo concetti di rese per ettaro piuttosto elevate, allora ci dice Olivier la selezione delle uve si faceva direttamente in vigna da parte di vendemmiatori esperti.

bicchieriChampvecchi

Gli Champagne di oggi  potranno essere bevuti tra 70 anni? Anche se fossero buone vendemmie come il 2002 (sembra che ’59 e ’43 lo siano state); il ’69 potrebbe essere equiparabile al 2006 e chi sarà qui fare la sua esperienza nel 2050 potrà raccontarcelo.

A Moussy Olivier e Florence Michel ci hanno offerto un aperitivo di un altro tempo! Grazie! Grazie anche al loro importatore Lorenzo Palla della Venegazzù S.P.A. di Treviso per la grande opportunità che ci ha regalato!

Ripercorriamo a piedi la strada del ritorno accarezzo i tappi che ho in tasca pensando all’unicità dell’evento alla straordinaria pura bellezza e perfetta integrità dei vini, ora per i giocatori di briscola ce n’è da dire… ci parliamo sopra, rincorriamo un anno e poi l’altro, le caratteristiche indimenticabili delle diverse annate, tre nuovi individui sono entrati a far parte del gruppo.

Recentemente ho letto qualcosa relativamente all’equazione di Dirac (∂ + m) ψ = 0  che descrive il fenomeno dell’entanglement quantistico e afferma che se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non si possono più descrivere come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema e continuano ad influenzarsi nel tempo anche a distanza.

Ora 1969, 1959, 1943 sono anche roba nostra…

Jean Michel Moussy,
15 Rue Jean Jaures
tel. 0033(0) 326540333
http://www.champagnejeanmichel.fr/?lang=it

Venegazzù S.p.A.
Mareno di Piave (TV) 0438 492250
e-mail info@venegazzu.com

Wilma Zanaglio

5 commenti

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5 commenti

  1. Fabry

    giugno 12, 2013 alle 11:33 am

    faccio una domanda stupida….queste tre bottiglie sono rimaste come minimo 44 anni sui lieviti. Ma dopo una simile permanenza è possibile che i lieviti smettano di fare il loro lavoro e il vino cominici ad “invecchiare”?? Questi lieviti non hanno una sorta di data di scandenza e finiscono la loro funzione?

    • wilma zanaglio

      giugno 13, 2013 alle 8:31 am

      Finito il processo di rifermentazione e terminati gli zuccheri i lieviti muoiono e inizia la fase definita sur lies di riposo appunto sui lieviti. la fermentazione propriamente detta dermina in massimo qualche settimana dopo di che i lieviti entrano in una fase di autolisi ad opera di enzimi che negli anni determina una cessione verso il vino di sostanze aromatiche e di complessità-grassezza. Da un certo punto in poi quando il remuage ha portato ciò che rimane della rifermentazione ‘in punta’ e cioè la bottiglia è in posizione verticale e i depositi sotto il tappo pronti per essere espulsi con il degorgement, la parte di lieviti esausti che sono a contatto con il vino è molto limitata ed anzi, soprattutto nei casi come questi di tappi di sughero, contribuisce a difendere il vino dall’ossigeno. In Champagne così vecchi, l’equilibrio organolettico e l’estrema raffinatezza si basa sul fatto che il grado alcolico si abbassa un poco, si smussano le acidità e quidi diventano equilibratissimi e affascinanti. Straordinariamente vivi! Di questa degustazione la cosa ancora più incredibile è che la base sia Pinot Meunier considerato da tutti il fratello povero. Ma Olivier Michel ci ha spiegato che essendo il Meunier assai più resistente e forte di Pinot noir e Chardonnay veniva piantato in esposizioni meno fortunate o terreni meno dotati ma solo per la sua maggiore capacità di resa e resistenza!

  2. fabry

    giugno 13, 2013 alle 9:59 am

    Grazie Wilma per la spiegazione.

  3. Paolo Montermini

    giugno 15, 2013 alle 12:01 am

    Grande Wilma!
    P.

  4. Pingback: Istantanee di un viaggio in Champagne. | becausethewine

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