Extra Brut 2007 Deltetto: un appello al neo presidente dell’Alta Langa Docg Giulio Bava

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8


DeltettoExtraBrut

Innanzitutto la notizia. Giulio Bava è stato eletto presidente del Consorzio Alta Langa Docg per il triennio 2013/2015 nel corso dell’assemblea generale del 6 maggio scorso. Bava enologo, già presidente dell’Assoenologi Piemonte e Val d’Aosta, è titolare con la famiglia della centenaria Giulio Cocchi produttrice di “spumanti” da 122 anni e tra i fondatori del Consorzio Alta Langa.
Giulio Bava, che ho la fortuna di conoscere, come i suoi fratelli, da anni, sono sicuro che farà compiere a questo piccolo Consorzio che rappresenta una realtà produttiva piccola ma di grande interesse un salto di qualità. Perché è intelligente, è sveglio, perché capisce bene che così continuando, mantenendo questa impostazione iniziale, voluta da un gruppo di industriali spumantieri (Gancia, Fontanafredda, Martini & Rossi, Bosca Tosti, Banfi Piemonte e per certi versi Enrico Serafino) rispettabili finché si vuole ma pur sempre industriali non si può andare lontano.
E che se anche i Giulio Cocchi, i Valter Bera, gli Ettore Germano, ovvero le punte di diamante qualitative della denominazione (lo posso dire avendo degustato lo scorso ottobre tutti i vini ospite della Locanda Gancia) offrono un’immagine importante e blasonata della denominazione questa non riesce a prendere quota, perché per molti l’Alta Langa è una denominazione “industriale”. Ancora più industriale di quanto appaia, agli occhi dei soliti eno-snob con la puzzetta sotto il naso, la Franciacorta dei “tondinari” bresà
Che fare allora (oltre a convincere i vari “industriali” a migliorare la qualità, non sempre impeccabile, dei loro Alta Langa)? Io direi che urgerebbe mettere rapidamente mettere mano ad una revisione del disciplinare di produzione della denominazione, che attualmente, come potete leggere qui. All’articolo due, base ampelografica, il disciplinare recita: “vigneti aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione ampelografica: vitigni Pinot nero e/o Chardonnay dal 90 al 100%. Per il complessivo rimanente 10% possono concorrere alla produzione di detti vini, le uve provenienti dai vitigni non aromatici la cui coltivazione è autorizzata in Piemonte”.
Bene, visto che siamo in Alta Langa e che l’uva singolo della Langa, Alta o Bassa che sia, è il Nebbiolo, mi sembra sia ora di modificare il disciplinare e di consentire, cosa che diversi produttori stanno facendo con validi risultati, agendo ovviamente al di fuori della denominazione Alta Langa, di produrre Alta Langa anche ricorrendo al Nebbiolo. In purezza o in cuvée con Chardonnay e Pinot nero.
E poi all’amico neo presidente Giulio Bava voglio dire che già che c’è potrebbe farsi promotore di una revisione del disciplinare anche per quanto riguarda l’articolo tre relativo alla “zona di produzione delle uve”. Questa esigenza mi è apparsa di un’evidenza solare lunedì della scorsa settimana, mentre mi trovavo ad Alba per gli assaggi (molto impegnativi) delle nuove annate di Barbaresco, Roero e Barolo, trovandomi a cena in quell’ottimo ristorante che è il Centro a Priocca.
Al mio tavolo ho avuto la fortuna di trovarmi un vecchio amico, Antonio Deltetto, che non accontentandosi più di produrre ottimi Arneis del Roero e Roero, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo e addirittura Barolo, si è fatto prendere dall’uzzolo di produrre “bollicine” metodo classico.
Lo ha fatto non solo accontentandosi di stare al di fuori del solco, attuale, dell’Alta Langa, con un Rosé (buono ma da perfezionare a mio avviso) dove il Nebbiolo è paritario con il Pinot nero, ma con un Brut e un Extra Brut riserva che ampelograficamente parlando sono totalmente in regola con il disciplinare altolanghetto, visto che sono cuvée di Pinot nero e Chardonnay. Eppure, stramannaggia, per l’attuale disciplinare non posso fregiarsi della Docg in etichetta, perché i due paesi dove sono situati i vigneti, Castellinaldo e Canale d’Alba, che sono comuni dall’antica vocazione enoica, non compaiono nell’elenco, peraltro vastissimo, dei comuni in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo, autorizzati a produrre Alta Langa. Contando sulla sensibilità, sull’intelligenza e sul pragmatismo pieno di buon senso di Giulio Bava, cui non sfuggirà certo che consentendo ad altre aziende che producono validi metodo classico base Nebbiolo o in comuni non facenti parte dell’attuale zona di produzione di entrare nell’Alta Langa Docg la denominazione e la comunicazione della denominazione ne trarrebbero vantaggio, voglio segnalare a lui e ai lettori di questo blog quanto mi sia piaciuto l’Extra Brut riserva 2007 di Deltetto, 48 mesi sui lieviti, due terzi di Pinot nero e un terzo di Chardonnay, che mi sono gustato in versione magnum (sboccatura gennaio 2012), abbinato ad un antipasto con asparagi e acciughe e ai tajarin alle verdure, al Centro.
Perdonate la foto, di fortuna, presa con lo smartphone durante la cena (rallegrata anche dalla presenza degli amici Giovanna e Italo di Cascina delle Rose e dei loro ottimi Barbaresco) e gli appunti scarni ed essenziali. Quello che conta è la verità di questo modo classico prodotto da un’azienda storica, fondata nel 1953 da Carlo Deltetto e dal 1977, quando era fresco di diploma alla scuola enologica di Alba, condotta dal figlio Antonio, che diede nuovo impulso alla sperimentazione in cantina e allo sviluppo delle tecniche di gestione nei vigneti di proprietà, sempre nel rispetto della tradizione.
Un Extra Brut realizzato con Pinot Nero posto nel comune di Castellinaldo e Canale (nord, 240-260m s.l.m.) e Chardonnay posto nel comune di Canale (nord-ovest, 260m s.l.m.), anno d’impianto dello Chardonnay 1995 e 1998 per il Pinot nero. Fermentazione dei mosti in barriques usate (8-10 anni) e dosaggio degli zuccheri mantenuto volutamente molto basso. Bello il colore, un paglierino brillante di grande intensità, nel bicchiere e fine e continuo il perlage.
Quello che mi è piaciuto, convincendomi di trovarmi di fronte ad un ottimo Alta Langa, seppure per ora solo in fieri, superiore a svariati attuali Alta Langa con tutti i crismi di fronte alla burocrazia, è il naso ben secco, deciso, di gran carattere, profumato di nocciola e mandorla non tostata, di agrumi e fiori bianchi, un naso di grande intensità, pulizia ed eleganza. E a tanto naso ha fatto seguito una bocca parimenti convincente, ben secca e asciutta, decisa, di salda costruzione, bel dinamismo e sviluppo, di grande ricchezza di sapore, una bollicina croccante per un gusto largo e pieno, eppure fresco e di gran nerbo salato. Augurandomi di poterlo presto salutare come Alta Langa alzo il calice a questo ottimo “champenois” piemontese.

2 commenti

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2 commenti

  1. nino

    giugno 24, 2013 alle 1:08 pm

    anch’io penso che Deltetto faccia dei brut spaziali ! come al solito approvo il tuo palato! saluti da nino e famiglia e a presto!

    • Franco Ziliani

      giugno 24, 2013 alle 1:11 pm

      carissimo Nino, un forte abbraccio a voi tutti, con tanta simpatia e amicizia

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