Gamla Brut Golan Heights Winery

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
7


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Qualche tempo fa, eravamo a fine 2012, in questo post avevo segnalato che anche Israele era stato contagiato dalla “bubbles mania”, citando il noto giornalista israeliano Adam Montefiore che in un articolo pubblicato sul Jerusalem Post, “Israelis love sparkling wine”, Israele ama gli “spumanti”, sosteneva che “gli israeliani di ogni età non amano nulla di più che stappare “bollicine”. E che “ci sono svariati eccellenti sparkling israeliani per contrapporsi all’invasione di bollicine estere e oggi Israele può vantare una ottima gamma di sparkling di ogni stile e prezzo”.
Poiché Montefiore affermava con sicurezza che “The main Israeli sparkling wines of today do not suffer by comparison with all the imported sparkling wines”, ovvero che i principali sparkling israeliani di oggi non hanno complessi di inferiorità verso tutti gli sparkling importati, ho cercato di capirne di più.
Non sono volato, per ora, in Israele, per un tasting di Israeli sparkling wines, ma mi sono ricordato che alcuni di questi vini sono disponibili in Italia, importati da un distributore di molte famose enoiche delizie. E così, grazie a Gaja distribuzione di Barbaresco, che lo seleziona per l’Italia, ho potuto mettere alla prova e degustare, sine ira ac studio, per cercare di capire di cosa si trattasse, il Gamla Galilea Brut non millesimato della Golan Heights Winery che comprende quattro etichette di diversa fama e impostazione.
Il top brand Yarden, celebrato per Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah (produce anche Pinot noir, Viognier, Gewürztraminer, oltre che uno sparkling blanc de blancs millesimato), quindi Hermon e Golan (produttore anche di un Moscato che pagherei per poter provare) nonché il brand Gamla, che produce oltre ai consueti Chardonnay, Cabernet, Merlot, Sauvignon, Syrah, Pinot noir, anche un Riesling e pure, manco fossimo in quel di Montalcino, un Sangiovese in purezza).

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Gàmala “(in ebraico: גמלא, Gamla o Gamala) fu la principale città del Golan dall’87 a.C. al 67 d.C., quando fu distrutta dai Romani nel corso della prima guerra giudaica. Le sue rovine possono ancora essere viste sulle alture del Golan. Il nome Gamla deriva dalla parola ebraica gamal, che significa “cammello”, dato che è situata su una collina a forma di gobba di cammello”.
Il Gamla Brut è un non millesimato, generalmente prodotto con uve di due vendemmie diverse, ottenuto da un mix paritario di 50% di Chardonnay e di Pinot nero, e si affina, direi non lungamente, minimo un anno sui lieviti. La selezione delle uve è molto attenta e proviene da vigneti, 28 dislocati su 600 ettari controllati, divisi in 400 particelle, che vanno da 400 a oltre mille metri. Raccolta e vinificazione separata delle uve, che provengono da suoli, Golan Heights è un altopiano basaltico formato da eruzioni vulcaniche, dall’età e dalle composizioni diverse. Diversità che sono state oggetto di attenti studi da parte di un celebre geologo come il dottor Joshua Megger, che ha esplorato e scoperto la diversità dei suoli nell’area del Golan.
Questo detto e sperando di avere presto occasione di degustare altri Israeli sparkling wines più appealing di questo, devo confessare di non essere rimasto astonished dalla personalità di questo Brut, condizionata da una permanenza sui lieviti forse troppo breve per consentirgli di sviluppare una sufficiente complessità. Quella che ricerco, sempre, in un metodo classico. Che sia il secolare modello “francioso” di Reims ed Epernay oppure una versione “made in Italy” by Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese, o ancora un Cava iberico.

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Paglierino scarico, brillante, luminoso, bellissimo perlage, che si dispone “a nuvole” nel bicchiere, ed un naso decisamente caldo, maturo, solare, inconfondibilmente mediterraneo e direi addirittura burroso e grasso, con tanta frutta secca, molto tostata, in evidenza, e poi frutta gialla matura, frutta esotica e non solo ananas e un po’ di agrumi.
Bocca parimenti ricca, strutturata, larga e piena, succosa, con acidità sorprendentemente elevata e quasi tagliente e una secchezza che tende a sfumare verso note amare e pungenti. La materia c’è, il frutto è notevole, ma la bocca, un po’ carente di dinamismo e di sfumature, leggermente bloccata, mostra una sola dimensione e ricorda per certi versi la “gnuccaggine” (ovvero una certa pesantezza e staticità) di alcuni Pinot nero metodo classico oltrepadani.
In sintesi mi aspetto di meglio dagli Israeli sparkling wines

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

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