C’è vita, eccome, nei grandi Champagne dopo la sboccatura… Bruno Paillard insegna

BrunoPaillard

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Chi segue questo blog si sarà accorto come spesso abbia contestato alla Champagne e ai suoi responsabili a livello normativo e comunicazionale la scelta, a mio avviso sorprendente, di non rendere obbligatoria, come è invece accade da un paio di anni nella piccola e giovane realtà della Franciacorta, l’indicazione della data di dégorgement delle bottiglie in retroetichetta.

Avranno i loro motivi, che s’intuiscono facilmente, e che sono attribuibili in larga parte ad una policy decisa dalle grandi Maison, non certo dai récoltant manipulants, che non avrebbero e non hanno problema ad essere più trasparenti, ma sbagliano. Perché nell’epoca della comunicazione diffusa e di Internet una glasnost, anche sull’epoca di sboccatura dei vini, i consumatori esigenti e curiosi di oggi la richiedono non solo ai piccoli vignerons ma anche alle Grandi Case.

Fortunatamente in Champagne ci sono valide eccezioni a questa stravagante scelta di non trasparenza e una delle più squillanti è rappresentata da un bel signore classe 1953, courtier dal 1975 e fondatore 32 anni fa della Maison che porta il suo nome, Bruno Paillard. Bruno, che da alcuni anni è affiancato dalla deliziosa figlia Alice, dai 30 ettari di proprietà della Maison, che assicurano la metà delle uve necessarie (il resto viene acquistato con contratti “sulla fiducia” di lungo corso) produce circa 400 mila bottiglie ed è presidente della Commissione Communication & Appellation del CIVC, oltre che di svariate altre cose.

Per Paillard un grande Champagne continua la sua vita, ed è evoluzione e non semplice sopravvivenza assicurata dall’acidità, anche dopo quel momento traumatico e difficile che è il dégorgement. E non lo dice tanto per dire, l’ha documentato e dimostrato attraverso i suoi Champagne, che “parlano” meravigliosamente e si mostrano in splendida forma (e grazie ai Cuzziol che hanno l’intelligenza di importarli e distribuirli in Italia) anche ad anni di distanza.

PaillardBrunoChampagnePremiereCuvée

L’ennesima riprova l’abbiamo avuta, anche se la sede, con la sua allegra confusione, non era certo quella ideale per consentire un assaggio serio, nonché l’ascolto delle parole di Bruno, che come la figlia parla un ottimo italiano, allo scorso Vinitaly, lunedì 8 aprile, quando allo stand Cuzziol il produttore francese ci ha intrattenuto su “Le stagioni del Brut Première Cuvée”, il prodotto più noto, anzi il portabandiera della Maison visto che rappresenta il 75% delle vendite. Un assemblage delle tre uve classiche della Champagne, Chardonnay 33%, Pinot noir, 45% e Pinot Meunier, 22%, provenienti da 30 vigneti diversi, poco dosato negli zuccheri (7-8 grammi) e secco, con una percentuale variante dal 20 al 50% di vins de réserve conservati in acciaio o in legno. Uno Champagne “base” che fa comunque tre anni di affinamento sui lieviti.

Bene, in questo assaggio fatto a Verona, con il frastuono di sottofondo e la presenza, accanto ad un paio di autentiche esperte, di alcuni “simpatici” personaggi che ho sentito sparare una serie di cavolate sesquipedali su Champagne e dintorni, abbiamo potuto degustare del Brut Première Cuvée” ben sette diverse versioni. Sette Champagne con epoche di dégorgement diverse: 2012, 2010, 2008, 2005 (purtroppo con bottiglia difettosa), 2002, 1997 e 1992, mais oui!

Il meno affascinante, e non è una sorpresa, dato lo stile da “passista” e non da “sprinter”  è stato il vino con la sboccatura più recente, il 2012, fresco, floreale, accattivante, ma ancora con poca complessità, e solo un po’ più sfaccettata è apparsa la sboccatura del 2010, con tanta nocciola fresca in evidenza, molto rotondo, succoso e con un filo di legno ancora da assorbire. La musica ha cominciato a cambiare con il 2008, ovvero cinque anni dal dégorgement, con una complessità aromatica dove facevano comparsa note di miele, mandorla e tanto sale e grande freschezza e nerbo ed energia anche al palato.

Esemplare anche la tenuta del campione con sboccatura 2002 (11 anni) con magnifica freschezza, acidità ben calibrata che spinge, perfetto equilibrio e una nitida e non ossidativa nota di miele, ottima quella della sboccatura (non millesimo) 1997, con un filo di dolcezza a naso che non mi entusiasmava, mentre da standing ovation, chapeau, il Brut Première Cuvée con data di sboccatura 1992, ovvero anni 21 (ma come, non ci avevano detto che gli Champagne tendono a sparire e morire dopo la sboccatura e che bisogna berli rapidamente?) un capolavoro di freschezza energetica, di vivacità e integrità, con un mix pimpante, godibilissimo, tra mandorla e miele e note marine, salmastra, salatissime, di ostriche e frutti di mare.

Anche questa, Mesdames et Messieurs, è quella cosa meravigliosa, unica, inimitabile, chiamata Champagne!

4 commenti

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4 commenti

  1. TanninoME

    maggio 13, 2013 alle 10:12 am

    Ciao Franco, due domandine che mi incuriosiscono dato .
    1. Quali sono i motivi che “si intuiscono facilmente” e che non consentono di inserire la data di sboccatura?
    2. Secondo la tua esperienza è vero che una permenanza prolungata sulle fecce dei lieviti aumenta la vita della bottiglia dopo la fase di sboccatura? Sui libri non lo leggi, almeno su quelli che ho io, tuttavia ci è stato riferito a voce ma non trovo riscontri ufficiali.

    • TanninoME

      maggio 13, 2013 alle 10:15 am

      ho perso qualche parola sulla prima frase… quindi integro: “due domandine che mi incuriosiscono dato che sto frequentando un corso”.

      Saluti,
      Francesco

  2. axelle

    maggio 14, 2013 alle 2:14 pm

    Mi permetto di dare una risposta. Dopo la sboccatura non ci sono più le fecce. Il riposo post sboccatura è visto da Bruno Paillard come una convalescenza del vino. Con la sboccatura, il vino ha subito un trauma, spesso la paragona a un’operazione chirurgicale. Il vino ha bisogno di un periodo di convalescenza. Si stabilisce. Più complesso è il vino più lungo sarà questo periodo.
    Nel sito della maison, nella sezione “date of dégorgement” ci sono molte info specifiche http://champagnebrunopaillard.com/en/paillard.html

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