Brut metodo classico Milazzo

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Inzolia verde
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
6


MilazzoBrutmetodoclassico

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Considero ancora valido quanto recentemente ho scritto qui recensendo positivamente il Pas Dosé Dosage Zero dello stesso produttore. Continuo a pensare che per la produzione dei metodo classico italiani le zone storicamente vocate, per motivi climatici soprattutto, si trovino tutte al nord. E che i metodo classico espressioni di denominazioni specifiche come Franciacorta, Alta Langa, Trento, Oltrepò Pavese, abbiano molte più possibilità di entrare nella mente del consumatore rispetto a metodo classico generici (odio chiamarli “spumanti”) che non possano contare su apposite Doc o Docg.
E che al Sud, rarissime eccezioni a parte, penso a D’Araprì in Puglia e magari, per il suo Asprinio d’Aversa Extra Brut, Grotta del Sole in Campania, sia meglio dedicarsi ad altri tipi di vini, bianchi, rossi e soprattutto passiti. E pur essendo convintissimo di questo, sul Cucchiaio d’argento avevo scelto di scrivere comunque di un metodo classico prodotto al Sud. In terra sicula.
Perché il produttore aveva scelto e la cosa mi era piaciuta assai, la strada dell’autoctono, della vinificazione di uve siciliane, come fanno sull’Etna, dove stanno ottenendo risultati davvero intriganti con le uve classiche, bianche e rosse, di quella terra meravigliosa.
Oggi invece, sempre del produttore di quel Rosé che mi aveva convinto, Giuseppe Milazzo, che ha lanciato nel lontano 1974 la sfida degli “spumanti” in Sicilia, devo parlare molto meno bene riferendomi al prodotto base della gamma, il Milazzo metodo classico Brut prodotto con uve Inzolia verde e Chardonnay con un affinamento sui lieviti limitato a 12 mesi. Un vino che, mi spiace molto dirlo, non ho trovato corrispondente alle aspettative suscitate dal Rosé. E che mi conferma nella mia opinione, di una banalità assoluta, secondo la quale la Sicilia ed il Sud non potranno mai diventare né la “piccola Champagne italiana” né una Franciacorta in miniatura.
I motivi di questa delusione sono presto detti e si traducono in una personalità un po’ troppo monodimensionale e prevedibile del vino e in una sua piacevolezza che ho trovato un po’ troppo scarsa per i miei gusti. Colore paglierino oro brillante, mostra un perlage nel bicchiere poco sviluppato e dalla grana non sufficientemente fine.
Il naso è molto fitto, maturo, caldo, decisamente mediterraneo e carente di finezza e freschezza, con ananas e frutta esotica in evidenza, note di fieno e fiori secchi, ma un po’ carente di sfumature aromatiche e un po’ monocorde. Bocca che quanto a secchezza non è seconda a nessuno, con una certa larghezza e peso, ma che poi progressivamente si affloscia sul palato dove il vino tende a spegnersi leggermente dolce e decisamente troppo facile.
Bolla un po’ grossolana, bella vena acida, ma decisamente tagliente, vinosità accentuata, ma al vino mancano dinamismo, freschezza, scatto, nerbo preciso e soprattutto una dimensione che non sia quella dello “spumantino” metodo classico corretto e niente più, per potermi invitare a berlo e invitare di fare altrettanto.
Spero che la prossima cuvée aziendale che prossimamente assaggerò, il Federico II Rex Siciliae, con i suoi quattro anni di affinamento sui lieviti, mi offra risposte molto più convincenti.

G. Milazzo Terre della Baronia
Campobello di Licata AG
Tel. 0922 878207
Email
info@milazzovini.com
Sito Internet
http://www.milazzovini.com/

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3 commenti

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3 commenti

  1. benux

    aprile 9, 2013 alle 6:09 pm

    Mai bevuti i vini di Milazzo mi hanno sempre incuriosito parecchio questi metodi classico prodotti lontano dalle solite zone cosiddette “vocate”.
    Oggi sono riuscito a procurarmi due bottiglie di Blanc de NOir 100% montepulciano 4 anni sui lieviti della marchigiana Fattoria le Terrazze che non vedo l’ora di assaggiare.

  2. Rosario Aiello

    maggio 5, 2013 alle 6:10 pm

    Ha vinto tantissime medaglie in Francia.

    • Franco Ziliani

      maggio 5, 2013 alle 6:17 pm

      lo so, ma quando io degusto non guardo medaglie e diplomi… 🙂

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