Champagne Cuvée n°736 Jacquesson: trionfante nonostante un bicchiere da…oggi le comiche

BottigliaJacquesson736

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Ci sarà tempo e modo qui e magari anche altrove di celebrare e magnificare la grandezza, assoluta, indiscutibile, di un’evidenza fiammeggiante e solare della nuova cuvée di quella esemplare Maison che è Jacquesson, distribuita in Italia dalla Pellegrini Spa di quel grande conoscitore di vini e raffinato “négociant” che è Pietro Pellegrini.

Parlo della stupenda, non trovo altre definizioni per ora, Cuvée n°736, con uve della vendemmia 2008 spina dorsale della Cuvée, con “i vini di riserva, in particolare delle annate 2007 e 2006 ai quali si aggiunge una parte dell’assemblaggio della Cuvée n° 735 conservata a tal fine, costituiscono il 34% dell’assemblaggio. Avize e Oiry nella Côte des Blancs, Ay, Dizy e Hautvillers nella Grande Vallée de la Marne, la Cuvée proviene dai vigneti dei Grands e Premiers Crus di proprietà della Maison, ed è composta dal 53% di Chardonnay, 29% di Pinot Noir e 18% di Pinot Meunier”. Uno Champagne già ottimamente introdotto da Alberto Lupetti sul suo sito “sciampagnoso” a fine 2012.

Gli happy few (tra i quali anche il sottoscritto) che hanno avuto modo di partecipare ieri alla presentazione che si è svolta presso l’Hotel Armani, Sala Lounge, a Milano in Via Manzoni 31, alla presenza di Jean-Hervé Chiquet, patron della Maison ricorderanno a lungo questa bella mattinata.
Uno Champagne letteralmente profumato di mare e dalla freschezza e mineralità fuori misura, dalla complessità incredibile, una “location” di rara eleganza, la lounge con annesso ristorante al settimo piano con una vista su Milano, sul Duomo e la Madunina che ha letteralmente commosso un milanese orgoglioso di esserlo come me. E poi l’incontro con vecchi amici, come il direttore di Spirito di vino Andrea Grignaffini, l’Ambasciatrice del Franciacorta (e di tanti altri vini italiani di qualità) in Polonia Elisabeth Poletti, enotecari come Antonella di quell’Enoteca Ronchi cui mi legano ricordi indelebili.

C’erano tutti gli ingredienti per un incontro memorabile, considerato che la Cuvée n°736 è stata abbinata al Culatello di Zibello fuoriclasse di Massimo Spigaroli Chef e Patron del Relais Antica Corte Pallavicina. Eppure… Eppure c’è stato un qualcosa che non ha rovinato, ma ha intaccato la perfezione del momento, qualcosa di strano e difficilmente concepibile visto che ci trovavamo in un luxury hotel che viene definito “a word of sophisticated beauty”, e che a coordinare la presentazione era stato chiamato l’immancabile (ormai lo si trova in ogni dove: è sempre lui oppure ha un doppio o un sosia?) Luca Gardini, Miglior Sommelier del Mondo 2010 secondo la W.S.A.

Jacquesson-bicchiere

Questo qualcosa, come potete vedere nella fotografia (perdonate la qualità non strepitosa: è stata scattata con il mio smartphone) è il bicchiere in cui è stato servito lo Champagne. Un bicchiere, brutto, inadatto, perfetto per annullare e azzerare ogni forma di perlage, adatto per un vino bianco fermo, che non mi sarei mai aspettato di veder utilizzato nella lounge dell’Armani Hotel. E ricevere la “benedizione”, il “visto, si usi”, del super sommelier planetario Gardini junior. Dico junior per distinguerlo dal vero grande sommelier della famiglia Gardini, suo padre Roberto. Da cui Luca ha imparato tutto e ricevuto l’imprinting.

La stragrande maggioranza delle persone intervenute a questa presentazione hanno condiviso la perplessità (eufemismo) che ho espresso a chiare lettere intervenendo nel dibattito che ha fatto seguito alla degustazione e rivolgendomi, in francese, a Jean-Hervé Chiquet. Che ha risposto con l’eleganza, il savoir faire, e lo stile dell’uomo di mondo, ricordandomi che ogni grande Champagne è soprattutto un grande vino e invitandomi a gustare la Cuvée n°736 a prescindere dal contenitore, per me inadatto, in cui è stato servito.

Cuvée736Jacquesson

L’interrogativo di fondo però resta e lo rilancio qui: com’è possibile che in luogo che à la Baudelaire potremmo definire luxe, calme et volupté”, nonché charme, possano utilizzare per il servizio dei grandi Champagne che hanno in carta, nonché dello Jacquesson a noi presentato, un bicchiere così bruttarello e capace di neutralizzare ogni traccia di perlage? E possibile che il super sommelier Gardini Luca non abbia avuto nulla da dire e, forte del suo potere e del suo prestigio planetario, non abbia chiesto di sostituire il caliciotto tozzo con un bicchiere (ovviamente non una flûte) all’altezza di un campione del mondo degli Champagne come la Cuvée n°736 di Jacquesson?

Ho apprezzato tantissimo che da Signore qual’è Pietro Pellegrini abbia accettato le mie critiche (fatte non per rompere i corbelli da bastian contrario, ma perché avrei voluto godere il “suo” Champagne in ogni suo aspetto, olfattivo e gustativo, ma anche visivo, perché uno Champagne lo gustiamo anche con gli occhi, con lo spettacolo delle “bulles”), ma accidenti, perché non pensarci prima, perché permettere ad un bicchiere di pregiudicare la perfetta riuscita di una presentazione altrimenti da standing ovation, pardon, chapeau?  

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  2. Vittorio Vezzola

    marzo 20, 2013 alle 8:50 am

    In effetti il bicchiere è ignobile per uno champagne. Comunque 736 è uscita veramente bene, chiaramente la base 2008 aiuta, ma l’interpretazione di Jacquesson, dosata a 1.5 g. senza risultare estrema è magistrale.

    • Franco Ziliani

      marzo 20, 2013 alle 9:02 am

      Monsieur Chiquet ha difatti sottolineato che si tratta a tutti gli effetti un Extra Brut. A quanto la vendi tu questa cuvée su Vendite Champagne?

      • Vittorio Vezzola

        marzo 20, 2013 alle 2:18 pm

        Dai 38 ai 41 euro, dipende dalle promozioni. Grosso modo come si paga in Francia.

  3. Paola

    marzo 20, 2013 alle 9:54 am

    da come l’ha tirato in ballo e da quello che ha scritto mi sembra che non abbia in gran simpatia Luca Gardini… O mi sbaglio?
    E in caso affermativo si può sapere cosa le ha fatto?
    grazie

  4. Franco Ziliani

    marzo 20, 2013 alle 10:23 am

    si sbaglia Paola, Gardini junior mi é simpaticissimo… ma preferisco senza alcun dubbio, sa, questione anche generazionale, il suo babbo Roberto.
    E al ristorante preferirei trovarmi di fronte a sommelier come Ivano Antonini o Nicola Bonera che il performante inarrestabile campione planetario di una sommellerie più da concorso che da servizio…
    Luca Gardini non mi ha fatto nulla. Pensi che ieri, fresco vice direttore o qualcosa del genere, di Spirito di vino, mi ha offerto, dopo averlo pubblicamente rimbrottato, di condurre una rubrica su Spirito. L’ho ringraziato. Peccato che quella rubrica l’avessi già concordata con il direttore storico di Spirito di vino, il vecchio caro amico “Gnaffone” Andrea Grignaffini…
    Ma basta il pensiero, grazie lo stesso Luca… 🙂

  5. mia cantina

    marzo 20, 2013 alle 12:19 pm

    Eccellente champagne, certamente il migliore della serie 700, concordo pienamente con Franco.

  6. Paolo torchio

    marzo 20, 2013 alle 6:25 pm

    …ah, non sapevo che Grignaffini fosse succeduto alla carica di direttore di Spirito di Vino a Franz Botré, novità del’ultima ora?

    • Franco Ziliani

      marzo 20, 2013 alle 6:36 pm

      nessuna novità: Grignaffini é e resta direttore, Botré é l’editore

      • Paolo torchio

        marzo 20, 2013 alle 6:48 pm

        Botrè ne è anche direttore, ad ogni modo smanio di leggere il suo pezzo su Spirito

        • Franco Ziliani

          marzo 20, 2013 alle 7:04 pm

          anch’io, visto che devo ancora scriverlo… 🙂 Ma non si aspetti niente di speciale, da un piccolo artigiano quale sono e resto…

  7. Champagnista

    marzo 21, 2013 alle 8:38 am

    Buo giorno dott.Ziliani,

    Jaquesson è uno dei miei produttori preferiti, probabilmente il mio preferito tra quelli di media grandezza.

    Ho assaggiato la cuvée 736, devo ammettere un’unica bottiglia, ed a mio gusto è meno importante in bocca ma più “beverino”, pulito e godibile della 735. Delle ultime cuvée commercializzate da Jacquesson la mia prediletta è la 734.

    Approfitto della sua sacro santa polemica sul bicchiere utilizzato nella degustazione in oggetto di post per chiederle qual’è secondo lei il miglior o il miglior gruppo di bicchieri per degustare lo Champagne?

    Cordialmente

    C.

    • Franco Ziliani

      marzo 21, 2013 alle 12:36 pm

      Innanzitutto, rimandando il discorso sui bicchieri ad un momento in cui avrò più tempo, ci tengo ad informare che in un dialogo su Twitter un grandissimo esperto di Champagne inglese, l’amico Michael Edwards http://www.aisitalia.it/intervista-a-michael-edwards-autore-di-the-finest-wines-of-champagne-.aspx#.UUrzRFeyKQg concorda con il mio giudizio molto positivo su questa Cuvée: “So agree with you about Jacquesson no 736. ’08 base: cream, minerals, energy. If we must have scores, 18.5?”.
      In seconda battuta registro con piacere che a differenza da qualche amico, che privatamente mi ha scritto accusandomi di “buttare benzina trasversalmente” (espressione che andrebbe tradotta anche se é divertente), lo spirito del mio intervento é stato perfettamente capito, oltre che da Pietro Pellegrini, da Roberto Di Pierno Food and Beverage Operations Manager Armani Hotel Milano, che mi ha dapprima scritto “Buonasera Sig. Ziliani, ho letto con attenzione le sue riflessioni sulla presentazione di Jacquesson Cuvée 736 nella nostra lounge di ieri. Concordo pienamente con Lei che la scelta del bicchiere non è stata tra le più felici, Lo spazio è stato gestito in esclusiva per questo evento, anche se mi rendo conto che tutto poi per assimilazione viene ricondotto alla location. Mi dispiace e sono rammaricato del risultato e di certo ad una prossima occasione sarò io per primo a garantire che ogni singolo dettaglio sia in linea con la nostra filosofia anche per eventi gestiti in esclusiva”.
      E poi, con grande professionalità, mi ha telefonato ripetendo lo stesso concetto e usando espressioni di grande cortesia nei miei confronti che non é il caso ripeta qui ora.
      Insomma quel bicchiere non andava bene, ma qualcuno, che per il suo ruolo professionale avrebbe dovuto mettere semaforo rosso, ha lasciato correre. Spero solo per superficialità non per carenza di professionalità…

      • Champagnista

        marzo 21, 2013 alle 2:22 pm

        Bongiorno dott.Ziliani,

        Vede che ho ragione io nel sostenente che lei è un eno-blogger a livello mondiale.

        Cuvée 736, mi tengo il mio giudizio, so che sono contro corrente, molti ne parlano come l’assemblaggio meglio riuscito degli ultimi anni in casa Jacquesson, ma preferisco la 734 e la 735.

        Discorso bicchieri, questo è un tema che può sembrar superficiale ma è a mio avviso di fondamentale importanza; un cattivo bicchiere può rovinare un buon vino.

        Attendo quindi con ansia “direttive” o meglio suggerimenti su qual bicchiere è usare.

        Buona giornata

        C.

  8. mario falcetti

    marzo 25, 2013 alle 9:59 am

    franco buongiorno e buongiorno anche ai tuoi fans.
    permettimi di intervenire distinguendo in maniera assoluta gli argmenti: jacquesson e bicchieri.
    il primo, lo champagne, è da tempo immemore il mio preferito nella categoria (l’amico pietro lo sa): la pulizia, la franchezza, il carattere, la freschezza solo solo alcuni degli elementi che contraddistinguono questo champagne di razza. ne seguo le cuvée dalla 72… non ricordo più la terza cifra. ma a parte questa cuvée mi onora l’amicia dei fratelli Chiquet che più di una volta mi hanno ospitato in azienda offrendomi la sublime degustazione di cru (AY, DIZY, AVIZE) e millesimati (2000 e più datati). la vinificazione e gli affinamenti, nella più assoluta tradizione, sono poi illuminanti soprattutto per chi come me si cimenta nella stessa materia.
    detto ciò, e vengo al secondo punto: il bicchiere, è inammissibile che le “condzioni di servizio” debbano limitare l’espressione di un vino, qualunque esso sia. ma se chi è preposto a garanzia di ciò, il sommelier, non se ne fa carico chi potrà mai farlo? purtroppo l’inadeguatezza da te registrata non è isolata, anzi direi è la costante, salvo rare eccezioni, dell’hotellerie nostrana e non. e allora mi domando com’é possibile che tra i criteri per l’attribuzione di giudizi di merito di un esercizio pubblico, una cantina possa essere valutata a prescindere dagli strumenti che dovrebbero valorizzarla? non lo capirò mai! buon lavoro e alla prossima. ciao

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