Franciacorta Satèn 2008 Barboglio De Gaioncelli

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


SatenBarboglioGaioncelliFaccio seguito alla promessa, espressa qui parlando del Rosé, di scrivere di qualche altro Franciacorta della storica azienda franciacortina Barboglio De Gaioncelli, trenta ettari vitati e il nome che richiama quello di una famiglia, i Barboglio, presente in zona dal XV secolo, parlandovi positivamente, come del resto avevo nella mia rubrica sui vini rosati che conduco sul raffinato sito Internet Il cucchiaio d’argento, di un altro valido Docg, il Satèn millesimato 2008.
Vino che ho avuto modo di vedere superare la prova abbinamento a tavola nell’ottimo ristorante (ambiente molto elegante, con soffitti a cassettoni e pietre a vista e un’ottima cucina da abbinare al migliore e più ampio assortimento di Franciacorta Docg (con ricarichi bassi) che si possa trovare nella Franciacorta tutta), quando l’ho gustato su un Gambero rosso con mozzarella di bufala e chips nonché su Animelle panate con fontina d’alpeggio e funghi in bigné.
Questo Satèn, nasce da uve Chardonnay provenienti dal vigneto denominato Chiesa, 4700 ceppi ettaro, 90 quintali di resa, raccolte in casse e vinificate in acciaio e conosce un affinamento sui lieviti intorno ai 40 mesi. Generalmente, è noto, non amo molto i Satèn, tipologia di Franciacorta al cui interno trovo troppi vini, o smaccatamente legnosi e pseudo importanti oppure morbidoni e dolcioni tanto da ricordare un Prosecco, che mi danno letteralmente sui nervi.
Invece questo Satèn, agevolato anche dall’assaggio a tavola, mi ha convinto senza esitazioni. Sarà anche merito della buona annata, di una cucina, quella dello chef Lorenzo Tagliabue, che vi invito a mettere alla prova, e soprattutto della mano ispirata di un enologo – agronomo, il giovane Andrea Costa, che ha ridato smalto a questa azienda. Però, però… il vino è buono in sé e si fa bere alla grande.
Bella l’intensità di colore, un bel paglierino dorato splendente, sottile e continuo il perlage, e un naso che quasi non ti aspetteresti da un Satèn, ricco, composito, giustamente maturo, con frutta esotica e cioccolato bianco e agrumi a dettare i tempi, e una notevole freschezza aerea e bel “sale”.
E ancora più bello, lontano da stupide smancerie, compiacimenti e rotondità estenuate, l’attacco in bocca, deciso, di bellissima setosità carnosa, largo, pieno, ma salato, con una bella vena acida ben calibrata che spinge e una vena minerale molto precisa. Un Satèn di grande piacevolezza, otto i grammi di zucchero per litro, che nell’edizione 2009 spariranno perché non ci sarà dosaggio, ma ricco di nerbo.
Uno di quei Satèn che potrebbero far nuovamente interessare alla tipologia Satèn non dico degli anti-satènisti, ma uno di quelli che anche senza Satèn (magari non questo) potrebbe tranquillamente vivere…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

1 commento

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Un commento

  1. Daniele

    marzo 19, 2013 alle 10:51 am

    Franco,
    perchè tirare sempre dentro il Prosecco?
    E’ un bel pezzo che non ne beve di buoni comunque no?
    Secondo me sbaglia se pensa di ridurre il tutto a “morbidoni e dolcioni tanto da ricordare un Prosecco”.

    Da uno come Lei sempre così attento e preciso, non mi aspettavo una banalizzazione tale.

    Facciamo così, le propongo una revisione della frase in “morbidoni e dolcioni tanto da ricordare moltissimi Prosecco”.

    ; )
    Daniele

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