FAN FranciacortAppassionati: bollicine per l’Unità d’Italia il 17 marzo a Chiari

17 03 13 FAN festeggia l'Unit+á d'Italia
Informazione utile per i fans della Franciacorta ed in particolare per tutti coloro che pur vivendo in terra “padana” sono persuasi, al di là di qualsiasi credo politico, che l’Unità d’Italia sia un valore fondante e fondamentale al quale non si può assolutamente rinunciare.
Tranquilli, non la sto buttando in politica, ma voglio semplicemente annunciare che domenica 17 marzo 2013 i FAN FranciacortAppassioNati si troveranno per il consueto appuntamento BORN TO BE FAN al Paradosso di Chiari per festeggiare l’Unità d’Italia con un aperitivo targato Franciacorta Docg.
Come annunciano in un loro comunicato “le vicende politiche che hanno animato gli ultimi periodi non ci hanno fatto dimenticare che il 17 marzo si festeggia l’Unità della nostra nazione. Checché se ne dica siamo ragazzi orgogliosi e fieri del nostro Paese. L’enogastronomia made in Italy è ambita ed ammirata in tutto il mondo e con consenso unanime abbiamo voluto dare come tema della nostra prossima serata BORN TO BE FAN proprio i festeggiamenti per l’Unità”.
Pertanto domenica 17 marzo il locale Il Paradosso enobar+gelato a Chiari (in via XXVI Aprile, 10-12 tel. 030-713453) sarà addobbato e colorato con il tricolore. La serata partirà dalle 19,00 e sarà possibile acquistare la solita BORN TO BE FAN Card, che con dieci euro darà diritto a tre calici di Franciacorta e ad un ricco buffet.
A chiunque si presenterà alla festa sarà richiesto di indossare un accessorio tricolore e si proporrà di brindare a questa importante data che segna un momento storico importante che non andrebbe mai dimenticato.
Come annotano, “il Franciacorta è un’eccellenza della nostra nazione e dunque quale miglior modo per festeggiare tra noi giovani italiani questo momento? Tanti Auguri Italia!!
Per informazioni consultate la pagina Facebook dove troverete l’evento: facebook.com/FanFranciacortAppassioNati
Oppure scrivete alla mail: fan.franciacorta@gmail.com”.

14 commenti

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14 commenti

  1. Champagnista

    marzo 15, 2013 alle 7:29 am

    Buongiorno dott Ziliani,

    Riprendendo le prime righe del suo post e la stuzzico un po’ in campo politico dove mi pare lei essere molto ferrato.

    Che senso ha festeggiare un unità nazionale che di fatto non esiste?

    Tutti i ben pensati e buonisti di natura, o per convenienza (avere un blog nazionale potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per sfoggiare il più sentito sentimento nazionalista) quando toccano l’argomento si mettono le fette di salame sugli occhi e si riempiono la bocca di frasi patriottiche, di discorsi e preconcetti degni della miglior propaganda “Sabauda post unità”.

    Io che sono per il libero pensiero e per l’utilizzo del proprio senso critico, stento veramente a credere che una persona intelligente e culturalmente preparata come lei, rispetto la sua opinione sia ben chiaro, possa confondere una deliberata azione militare, come è stata quella dei Savoia nei confronti del resto degli stati sovrani che in quell’epoca regnavano sulla penisola italica, con un motto rivoluzionario popolare (come se le rivoluzioni effettivamente venissero dal basso… tzé pecoroni!) spinto da un sentimento d’unità nazionale vibrante nei cuori degli abitanti di tutta la penisola italica, da Massina a Torino passante per Bergamo, di metà 800.

    Io non mi sento ne Napoletano ne Sardo ne tanto meno Bolzanino, non morirei per nessuno di questi e tanto meno per una patria che dopo più di 150 anni mantiene al suo interno tutte le sue bellissime e diversissime eterogeneità culturali, perché è di questo che si parla quando si parla di unità nazionale, nonostante tutti gli sforzi che lo stato centrale (ladro! Ma questo è un altro discorso) abbia fatto per omogeneizzare e avvicinare i cittadini di questo paese.

    Di tutta questa vicenda la cosa che mi amareggia particolarmente è che molti, sempre per scelta o più ragionevolmente per convenienza, tolta la giubba patriottica si mettono la populistica veste anti europea, ma anche questo è un altro discorso.

    La prego non mi zittisca additandomi come il solito leghista ottuso perché non lo sono… forse ottuso ma leghista no di certo.

    Mi scuseranno, lei e i suoi lettori, se mi sono allontanato dal tema enoico ma una manifestazione di soli Franciacorta base credo che si commenta da sola.

    Buona giornata

    C.

    • Franco Ziliani

      marzo 15, 2013 alle 7:55 am

      e bravo Champagnista! Questo si chiama gettare il sasso, ma che dico sasso, una fitta sassaiola, nello stagno. E che lancio! Ma poiché capisco al volo dall’acutezza delle sue argomentazioni che lei non é un becero leghista “ignurant”, ma una persona che ha cultura e sensibilità, mi permetta di risponderle con calma più tardi. Dopo aver preso un caffé e sistemate le idee ancora un po’ scombiccherate dal sonno e dalla degustazione di 12 vini della Vallée d’Aoste (come vede la chiamo in francese non in italiano e non é un caso) ieri sera a Milano. 🙂
      P.S. una degustazione di soli Franciacorta ha per me tutta la dignità possibile. Sperando che siano quelli buoni. Cosa che non sempre accade… Ce ne sono di decisamente non buoni, ma poiché oggi mi sento buono e felice non estorcerà mai i loro nomi

    • Franco Ziliani

      marzo 15, 2013 alle 10:24 am

      bevuta la mia spremuta di tre arance e due limoni rigorosamente siciliani posso provare a rispondere. Forse la sede adatta di questa discussione non enoica sarebbe piuttosto Vino al vino ma siamo qui e non se la prendano i lettori che vogliono che qui tratti esclusivamente di “bollicine”. Premetto che sono nato a Milano e vivo a Bergamo da anni 46. E che ho un po’ di sangue pugliese, da parte dei genitori di mia mamma. E premetto che amo il Sud, che oggi che non scendo in Puglia dopo due venerdì di seguito che non ci andavo sento che mi manca qualcosa. Ma premetto anche che anche se più che padano mi sento pagano, ogni volta che passo sul Po’, allargo, paganamente, le braccia cercando una sorta di abbraccio con qualcosa che sento appartenere alle mie radici. Il Grande Padre Po’, come lo chiamava un grande padano, ante-lega, Gioann Brera fu Carlo, nativo di San Zenone Po e morto, in un incidente stradale, in quel di Codogno, di ritorno da una cena al Sole di Maleo di un altro grande padano, Franco Colombani.
      Ha ragione lei, pur non auspicando secessioni, pur non pensando che quella della Padania sia un’idea praticabile, anche se egoisticamente da lombardo penso che una Lombardia da sola farebbe impallidire la Sguissera… , non credo che esista una vera Unità d’Italia, che l’Italia sia unita.
      Non lo è per niente. E’ un insieme, piuttosto incasinato, di culture, tradizioni, abitudini, mentalità, forme mentis, economie, completamente diverse tra loro e molto difficilmente riconducibili ad unità.
      Questo lo penso soprattutto quando scendo al Sud, dove ho tanti amici e dove mi sento magnificamente a mio agio. Un Sud che adoro ma che spesso mi fa incazzare, e qui sbaglio io, perché applico al Sud, che é cosa diversa, schemi mentali che valgono al Nord, in Lombardia, Piemonte, Veneto. Forse meno in quelle terre di confine che sono la Valle d’Aosta e l’Alto Adige (che amo chiamare così e non Süd Tirol). Decisamente meno in Trentino, che é un universo, per me spesso incomprensibile, a sé stante.
      Ciononostante mi sono rassegnato all’idea che l’Italia sia questa macedonia di cose, questo insieme variopinto di geografie, climi, cucine, enologie, situazioni e modi di vivere. E penso che ritornare all’Ottocento, con diversi staterelli, sia solo un’utopia, irrealizzabile.
      Amo questa Italia che mi tanto incazzare, questa Italia, dei vini anche, irriducibile ad unità, meravigliosa e unica così com’é…
      E non vorrei essere nato (anche se quando sono incazzato vorrei tanto essere tedesco, polacco, spagnolo, francese, inglese non tanto…) altro che in questo Enotria tellus, da amare, da capire, da abbracciare e sostenere. Non chiudo dicendo Forza Italia, perché non vorrei che si pensasse che lo sto buttando in politica partitica, ma il sentimento e l’augurio é proprio contenuto in quella esclamazione che viene dal cuore

      • Champagnista

        marzo 15, 2013 alle 3:49 pm

        Buon pomeriggio dott. Ziliani,

        Complimenti e grazie per la risposta.

        Sposo tutto ciò che ha scritto, vedo che ci siam capiti e che siamo in piena armonia sull’argomento.

        Aggiungo solamente che mi altero profondamente quando, come faccio spesso per lavoro, mi trovo ad operare con e sul territorio Germanico: infrastrutture stradali adeguate e capillari ben tenute e funzionali, uffici statali e parastatali efficienti e collaborativi, ordine e funzionalità in ogni ambito in cui mi trovo ad operare e un senso di aggregazione collettiva, la loro ovviamente, che non si riduce solo alla partita di calcio della nazionale ma sempre, sopratutto in ambito lavorativo.

        Nulla di strano ma semplicemente lo specchio di un paese civile e moderno.

        Qualcuno mi zittirà con la solita battuta: ” loro sono troppo inquadrati, noi siamo estrosi!” Ecco appunto… Che magra consolazione.

        Anch’io penso spesso che vorrei essere nato in un altro paese europeo, ma non solo quando sono incazzato ma anche quando bevo un grande Bordeaux 😉 .

        Cordialmente

        C.

        • Franco Ziliani

          marzo 15, 2013 alle 4:20 pm

          eh, no vorrei essere francese unicamente quando bevo un grande Champagne oppure un grandissimo Pinot noir borgognone o un grande vino della Cote du Rhone. Poi stappo una buta di Barolo e sono orgoglioso di essere italiano e mi metto a canticchiare questa canzone: http://www.youtube.com/watch?v=-p_fMmxHt7I

          • Champagnista

            marzo 15, 2013 alle 9:45 pm

            Buona sera dott. Ziliani,

            Domineddio! La sua eno-considerazione mi ha spettinato!

            Cos’ha contro i Bordeaux?
            Non mi dica che non ha trovato grandi soddisfazioni enoiche in queste terre!

            Ma sul Barolo, e aggiungo anche Barbaresco, ritorno di gran cariera dalla sua parte!

            La mia zona enoica italica preferita, non a caso è la più Francese.

            Lei ha menzionato Champagne e pinot nero, ma vogliamo parlare di Châteauneauf du Pape, Hermitage e Sauternes?

            I clos de la culeé de Serrant di N. Joly ? Il Silex di Diddier Daguenea (pace alla sua buon anima) ? Tanto per menzionare le primissime cose che mi hanno tanto emozionato da farmi venir la voglia di Francia.

            Dimenticavo uno dei miei vini preferiti in assoluto: pochi giorni fa ho bevuto una delle primissime annate, 1983, di questo piccolo miracolo enoico targato Françe: Mas de Daumass Gassac (rouge)…. Tappo perfetto e un turbinio di emozioni, progressione di profumi impressionante, dal sottobosco alla marmellata, non finiva più!

            Spezzando una lancia in onore di Franciacorta, poco tempo fa ho bevuto Pinero 1984, una favola! Un vino perfetto! Sfido chiunque sotto stagnola a distinguere questo pinot nero da un grande della côte de Nuites, detta così sembra una volgarità gratuita ma veramente mi ha lasciato di stucco.

            Della stessa casa vitivinicola Erbuschese si aggiunge alle altre anomalie di vere eccellenza che ho bevuto recentemente: Maurizio Zanella 85 e 86, Chardonnay 93, dosaggio zero 93 e Annamaria Clementi 96….

            Qualcuno mi deve spiegare, e forse lei è la persona più indicata, come si riesca ad avere prodotti di assoluta ed inarrivabile qualità a livello mondiale, emozionali, sinceri e vivi, in un territorio dove in genere si fanno prodotti poco più che mediocri.

            Cordialmente

            C.

          • Franco Ziliani

            marzo 15, 2013 alle 10:01 pm

            Quando parla di Châteauneauf du Pape, Hermitage e Sauternes, mi invita a nozze.
            Può leggere qui due articoli che scrissi oltre 10 anni fa
            http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=15&IDNews=1415

            http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=13&IDNews=1315

            Mas de Daumas Gassac? Quanti ricordi: una mia visita con verticale di tutte le annate fatta nel 2000, 13 anni orsono:
            http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=95

            Tornando in Italia, in Franciacorta, Pinero 1984 e 1985 li ho visti nascere e ho ancora una bottiglia del secondo in cantina. A Ca’ del Bosco ho messo piede per un’intervista a Maurizio Zanella per la prima volta nel 1983, trent’anni fa, e l’ho vista crescere e diventare la cosa splendida che é…

            Non sono d’accordo con lei quando afferma: “Qualcuno mi deve spiegare, e forse lei è la persona più indicata, come si riesca ad avere prodotti di assoluta ed inarrivabile qualità a livello mondiale, emozionali, sinceri e vivi, in un territorio dove in genere si fanno prodotti poco più che mediocri”.
            Cà del Bosco é un gioiello assoluto di questa zona, ma in Franciacorta sono numerosi altre le aziende che fanno vini, “bollicine” e non, di grande qualità, assolutamente non “mediocri”…

  2. Champagnista

    marzo 15, 2013 alle 8:13 am

    La ringrazio per aver colto i miei “sassi costruttivi” (e non demolitori) concedendmi una risposta aperta, quella che scriverà e che già pregusto, ad un argomento, quello dell’unità nazionale, che interessa noi tutti, o meglio che dovrebbe interessare, perché è a mio avviso la base e la fondamentale premessa su cui si regge tutto il sistema Italia… Forse è per questo che non si riesce a trovare un assetto politico istutuzionale e quello che più importa governativo esecutivo stabile?

    La bellissima e affasinantissima francofona e francofila, come lei giustamente sottolinea , Val d’Aosta è un ottimo esempio di come l’Italia sia in realtà una “puzzle” , concedetemi l’allegoria, con tante tessere colorate molto diversamente tra loro.

    La ringrazio ancora sopratutto per i graditissimi complimenti

    C.

  3. Champagnista

    marzo 16, 2013 alle 8:48 am

    Buon giorno dott.Ziliani,

    Leggendo i suoi bellissimi articoli su Hermitage e Mas de Daumass, mi emoziono non poco conoscendo bene la zona e sentendo il bisogno di tanto in tanto di andare in quei bellissimi luoghi, di fare un viaggio in automobile e perdermi tra le viuzze camperesti, tra i profumi , i colori , i sapori e tra i dispersi villaggi arcaici dove il tempo pare essersi fermato ed usciti da un romanzo di Zola, di Maupassant o di Dumas. Una sorta di “mal di Francia” insomma.

    Discorso Franciacorta, mi son fatto l’idea che CdB sia la miglior cantina del consorzio, escludendo il couvée Prestige che non amo per nulla, hanno fatto nel tempo vini straordinari, longevi, emozionanti e soprattutto atipici per la zona vitivinicola in cui nascono.

    Chi si aspetterebbe mai in territorio Franciacortino uno Chardonnay degno di Beaune?
    O un taglio bordolese comparabile a la Mission di Haut-Brion?

    Guardi, se non li avessi assaggiati non ci avrei mai e poi mai creduto; immagino lei abbia capito cosa intendo dire.

    Alla luce di codeste mie riflessioni, le chiedo, mi risponda con tutta l’onesta intellettuale che può avere, esiste un’altra cantina in Franciacorta che è riuscita a creare dei vini con le peculiarità sopra citate?

    Se mi dirà di si, mi piegherò al suo immenso sapere e mi farò portatore del verbo!

    Se mi vuol dare qualche nome, anche via e-mail se preferisce utilizzare un mezzo più discreto, glene sari molto molto grato!

    Non vorrei che lei pensasse che il mio è un discorso sterile, veramente mi piacerebbe molto approfondire l’argomento.

    Cordialmente

    C.

    • Franco Ziliani

      marzo 16, 2013 alle 9:41 am

      non ho nessun problema a risponderle pubblicamente che concordo con lei, che non esiste in Franciacorta un’altra azienda del livello qualitativo complessivo di Cà del Bosco. Bellavista, che pure propone Franciacorta ottimi, é ad un livello inferiore. Penso che nessuno possa contestare questa affermazione o attribuire questa valutazione al fatto che mi onoro di essere amico (da 30 anni) del deus ex machina di Cà del Bosco, Maurizio Zanella. Che ha solo un enorme difetto per me: é milanista. Ma nessuno é perfetto. Quanto alla Francia, restiamo in contatto via mail, magari possiamo programmare un viaggio insieme in quelle zone.

  4. Champagnista

    marzo 16, 2013 alle 12:48 pm

    Sapere che un esperto di vino come lei, a livello mondiale, è d’accordo con me mi da’ grande soddisfazione.

    Molto spesso mi trovo a parlare con eno-appassionati che bistrattano a prioroi CdB perchè basano il proprio pregiudizio sulla degustazioe di Prestige…

    Non entro nel merito delle scelte
    commerciali.

    Per il viaggio in Francia sarebbe un vero onere.

    Buona domenica

    C.

    • Franco Ziliani

      marzo 16, 2013 alle 1:01 pm

      onere o onore? Guardi che alle mie spese di viaggio baderò io 🙂
      Quanto all’esperto “a livello mondiale” lasciamo perdere… Diciamo a livello di Bergamo e dintorni, massimo Brescia 🙂

  5. Champagnista

    marzo 17, 2013 alle 8:55 am

    Buongiorno Ziliani,

    Ovviamente intendo onore, scusi l’errore.

    Quando ho scritto a livello mondiale forse ho esagerato, ma veramente, lo scrivo senza servilismo, il suo blog è un punto di riferimento per gli eno-appasionati di tutt’Italia.

    buona Domenica

    C.

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