Champagne per brindare a un incontro… con te che già eri di un altro….

ChampagnePeppinoCapri

Ancora Champagne in questo articolo che pubblico con grande piacere. Articolo che segna la ripresa della mia collaborazione, dopo tanti anni, con Wilma Zanaglio, gardesana di nascita e di spirito, sommelier professionista, un’esperienza di ristorazione compiuta a Tremosine sopra Salò, quindi presso l’Osteria del Naviglio a Pavia, e Armani Caffè in via Manzoni a Milano, poi presso il particolarissimo ristorante Le Carminacee di Brescia.
Era il 7 maggio del 2001, sembra ieri, ma sono passati quasi 12 anni, quando con questo bell’articolo su Roberto Voerzio, Wilma esordiva sul mio adorato sito Internet corsaro di Wine Report, dove pubblicherà in seguito diversi altri articoli (come questo ad esempio).
Il pezzo di esordio della gardesana Zanaglio prende lo spunto dal Salons des vins des Vignerons Independant che si è svolto al Palais des Expositions di Nizza dall’1 al 3 Febbraio scorso. Ora riprende il discorso con un suo excursus apparentemente distratto, disincantato, ironico, ma preciso, su una serie di ottimi Champagne degustati a Nizza. Cosa aggiungere se non rivolgere un bentornato a Wilma Zanaglio e augurare a tutti i lettori di Lemillebolleblog buona lettura?

Pochi si ricorderanno questo motivo del 1973, cantato da Peppino di Capri (guardate qui il filmato) e tra quei pochi, probabilmente, ancora meno saranno disposti a condividere gusti musicali così indecentemente pop… Inverosimili e rinnegati ricordi, eco di un’ “educazione sentimentale” melanconica e demodé. Le variazioni ossidate, color buccia di cipolla, di un mito enologico al servizio della canzonetta; Chaaampaaagne conferiva un’ambientazione chic, molto mondana all’alterna fortuna di piccole storie, e  ai miei occhi di allora -che associavano quel vino alle coppette basse e larghe che circolavano nelle cene natalizie della famiglia riunita e riservate al Moscato per il Panettone – quello Chaaampaaagne, dicevo, faceva tirare un sospiro d’aspettativa…. Quanto era lontana la mia immaginazione dalla realtà, anche e soprattutto, enologica.

E pure molto più tardi, da degustatore e sommelier, lo Champagne, è stata una conquista maturata e arrivata piuttosto in là, quasi che avesse bisogno di maggiore capacità e raffinatezza di gusto per venire goduta interamente. E’ arrivata dopo l’amore per i rossi importanti, dopo la folgorazione per Nebbiolo e Pinot nero.
Lo Champagne è il vino degli opposti, facile a creare dicotomie: Blanc de Blancs o Blanc de Noirs? Extra brut, Nature, Dosage 0 o Brut? Affinamento in acciaio o legno? Rosé di assemblaggio o da macerazione? Millesimati o Cuvee? Grand Cru,… Premier Cru…. si entra nel suo regno immenso di milioni di sfaccettature interpretazioni un gusto complesso, ragionato, evoluto.
Esistono Champagne di ogni tipo come dice Anselme Selosse: …”con la cravatta serio ed elegante, frivolo e evanescente come una ragazza a primavera, profondo e filosofo, pretenzioso, opulento, intellettuale, nervoso e scattante, i miei da quando nascono sono loro a decidere cosa devono essere, e ognuno fa la sua strada”….

E lo Champagne, lo sappiamo, è il vino della conquista, della festa e dell’avventura… e tutti partecipiamo al mito quando alziamo i calici nel brindisi…
Ma è anche traditore, illusionista, apparentemente fragile, disponibile, gioioso e gestibile, ma quando si appropria di te è finita. Io e una carissima amica, che condivide con me la passione enologica, ridiamo ancora per come finì quella degustazione di 60 marchi di Champagne cui partecipammo con troppo entusiasmo, dove per impossibilità di sputare – le sputacchiere erano assenti dai banchi d’assaggio – tranquillamente affrontammo l’intero parterre di campioni dividendoci le tipologie: rosé e blancs de noir o con preponderanza pinot noir per me, blanc de blancs o con preponderanza chardonnay per lei.

La follia prese me di colpo senza preavviso alla fine del pomeriggio, ancora farneticavo in modo disconnesso sul Salon non testato per eccesso di richieste al tavolo d’assaggio, quando Ewa mi trasse d’impaccio… – lei più savia – e mi trascinò quasi a forza a mangiare qualcosa. Intermezzo vergognoso per un professionista che si fa sorprendere per zelo e desiderio di conoscenza dalla euforia alcolica! Lo Champagne è così, sembra un gioco, le bolle svaniscono fini e leggere, appare poco serio il suo potere, ma quando arriva la stangata è un dolce naufragio senza scampo… Una randellata vestita di cipria! Del resto che ti puoi aspettare da un popolo che chiama chiffonnier lo straccivendolo… Solo inganni!

Però, per mantenere fede al mio inizio così nazional-popolare, non vi snocciolerò le indimenticabili emozioni che i grandi e blasonatissimi marchi e le loro ricercate selezioni ci portano nel bicchiere, per questa volta, vi parlerò  di una vera goduria alla portata d tutti e a prova di crisi: assaggiare gli Champagne dei vignerons,  capire l’altro volto di questa realtà produttiva caratterizzata da quantità limitate, sensibili ai terroir,  con gusti più personali e, meraviglia, prezzi contenuti.

Sono 7 i marchi di Champagne presenti alla manifestazione più friendly del mondo del vino: il Salons des vins des Vignerons Independant al Palais des Expositions de Nice che si è tenuta dall’ 1 al 3 Febbraio scorso.
Manifestazione che ha l’obiettivo di raggruppare produttori di tutte le zone di Francia, che condividono la missione d’interpretare in modo autentico, naturale e personale il loro territorio, sono dei veri vignerons, si dicono e si sentono, più liberi dei grandi marchi nell’esprimere vini di carattere. È  un’esperienza che vi consiglio, e che peraltro ho visto con piacere essere già riconosciuta e condivisa da molti italiani.

IMG_2518Ecco il carnet degli assaggi:

Champagne Benoit Cocteau, Montgenost. Comune nel dipartimento della Marna nella regione della Champagne-Ardenne.

Grande Reserve Chardonnay Brut
Cuvee Seigneur Genod mill. 2005
Prestige Rosè Brut

Sono vini non complessi, uniscono un’eccessiva semplicità ad una ristretta espansione di gusto e piacevolezza: sono verticali, non generosi.

Champagne Michel Gonet (qui) è di Avize,  come Selosse, De Sousa, Corbon,  un territorio di ottima fama e si sente. È il regno del 100% chardonnay, questi di Gonet sono vini personali, espressivi , pieni, freschi e longevi con una stoffa tesa, profumi ampi: fiori frutti pasticceria.

Blanc de Blancs 2008; 2005; 2002: dei 3 preferisco il 2008 per incisività precisa e complessa, un carattere minerale, fruttato e floreale; una stoffa elegante, setosa, tesa e persistente; e il 2002, emblematico per la sua matura e tonica complessità: il terroir e l’ annata si esprimono insieme in cremosa forza seduttrice, splendida la fine sensazione tattile del perlage!

Cuvée Prestige 2004 Brut nature: Tiglio e lieviti di pasticceria per questo Champagne più ampio dove si ricerca un bouquet e maturo, caldo con toni di arancia amara e mandorla, anche qui il perlage è così  fine e complesso da diventare quasi ‘gustativo’.

Cuvèe Èlevèe 2005 Pieno equilibrato spostato su sensazioni più esotiche meno, individualmente, apprezzate; non perde niente in tensione e stoffa, e quando la qualitá é così costante la scelta è dettata solo dal gusto personale.

Champagne Guy de Chassey.  (qui) Louvois.

Sono Champagne diretti senza mediazioni o fraintendimenti, vanno dritti alla sostanza, quasi violenti, sapidi, minerali e verticali. Grand Cru Brut Millèsimè 2002: espressivo, potente ma non completamente addomesticato; elegante ma non amichevole. Questa è la cifra dei vini di Chassey, sono solidi integri, puliti e mantengono sempre una dimensione di non facile accesso. Un lato oscuro, leggermente freddo, distante. Per poterlo meglio capire (!) me ne sono portata a casa 6 bottiglie, un enigma va studiato con dedizione!

Tra i miei preferiti Extra Brut Premier Cru 100% pinot nero netto deciso strutturato, si ha sempre l’impressione di berli troppo presto gli Champagne di Chassey, ma poi in accostamento al cibo diventano meno nervosi. L’assenza totale di liqueur d’expedition fa si che il prodotto sia completamente secco ed esaspera ulteriormente la tendenza aziendale all’acidità, ma la vinosa mineralità del pinot nero mi affascina sempre.

CapriChampagne

Champagne Lacroix-Triaulaire & fils. Merrey sur Arche.Vini minerali persistenti che presentano un olfatto pulito caratteristico e una bocca fresca e incisiva.

Mont Marvin 2008 un pinot meunier in purezza fruttato ed interessante spiccano note di lampone e forse ad occhi chiusi si direbbe rosé?…

Cuvèe Origine 2000, 2002, 2004, 2005. 100% pinot noir.

2002 é l’annata preferita presenta un equilibrio ed una struttura elegante, potente. Uno Champagne strutturato, corposo, con uno scheletro acido notevole e in equilibrio con la polpa.

Champagne Alain Navarre. Passy sur Marne.

Tradition Brut; Cuvèe de Rèsèrve: Uno stile semplice poco espressivo soprattutto al naso, in bocca risultano abbastanza persistenti ma senza quella sostanza che vorremmo ma che per altro, già il naso non aveva promesso, Liqueur d’expedition un poco troppo dolci e banalizzanti sono molto in evidenza su una stoffa non sufficientemente spessa da assorbirle. Forse una delle tappe meno interessanti della giornata.

Champagne Francois Secondè. (qui) Sillery.

Anche qui siamo di fronte ad un terroir importante, classificato. Un’azienda che lavora in modo molto personale, i loro prodotti trasmettono integrità e una connessione netta e precisa al territorio. I vini non sono né facili né immediati ma restano in memoria a lungo. Caratteristica trasversale: una sapida persistenza e un corpo pieno. Tesi diretti, champagne da pasto, accostamenti liberi, arditi, senza paura, non si può sbagliare! Basta essere coraggiosi: cotechino!

Il loro non dosato si chiama Integral, 70 pinot noir, 30 chardonnay. Interessantissimo, albicocca, spezia dolce, pasticceria, lunga la salivazione sapido acida.

Cuvèe Blanc de Blancs 2007 é più ampio setoso, perlage così fine che diventa un ‘aggregatore’ di sapori. Fiori e frutti generosamente miscelati, mineralità e dolcezza, bocca pulita lunga e piena.

Ancora una volta é un pinots noir 100% che mi lascia il segno La Loge Cuvèe Blanc de Noirs, vigne di 50 anni e più. Corpo, sapidità, armonia fruttata, e sale minerale. È stato messo alla prova una volta arrivati a casa con un Roccaverano maturo, accompagnato da una salsa di purea di ceci e aglio, quella sapidità e intensità con il grasso e violento sapore del formaggio è diventata crema.

Champagne Therrey Eric (qui ) Montgueux.

Millesime 2007 é uno chardonnay 100% espressivo e ampio, bocca persistente sapida e piena anche se esprime ancora una grande gioventù: pesca, albicocca, acacia. Bello solare interessante. Ma il mio colpo al cuore è per Diamant Noir 100% Pinot Noir potente fruttato virile, con note di buccia d’arancia, agrumi maturi e fiori. Notevole la freschezza e la persistenza. Quasi una nota di lampone sul finire mi riporta il pinot nero.

Tranquillo, umano, senza rivali in semplicità e organizzazione questo Salons des Vignerons Indipendant! Si arriva a Nizza, si parcheggia a pochi metri dall’esposizione, si assaggia, quello che piace si può acquistare … senza inutili prosopopee… (tutti gli Champagne che ho citato vanno da 15 a 22 € i millesimati e\o Grand Cru). Io non me la perdo mai.
Poi, prima di lasciare Nizza si passa a mangiare bulots e fines de claires n°2 al Cafè de Turin in Place Garibaldi (non fa un certo effetto Place Garibaldì?). Si contratta con camerieri poco gentili e sempre infastiditi dagli italiani che invariabilmente non conoscono il francese… I vini sono pessimi – ah! poter avere anche solo una coppa a caso di uno degli assaggi appena fatti! – le ostriche invece veramente buone.

Sulla strada di casa ci chiediamo sempre perché passato Mentone le città non sono più  così ordinate e pulite… si ritorna a casa! Con 60 bottiglie di felicità al giusto prezzo nel baule!

Wilma Zanaglio

PER LA VERSIONE IN INGLESE LEGGETE QUI

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

11 commenti

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11 commenti

  1. antonio sorrento

    febbraio 27, 2013 alle 1:25 pm

    Sig. Franco
    splendido servizio (27 Feb.) sugli champagnes (di cui sono grande estimatore purtroppo…)
    Continui così alla grande e grazie.
    Antonio Sorrento

    • Franco Ziliani

      febbraio 27, 2013 alle 1:30 pm

      merito di Wilma Zanaglio, non mio! E perché rammaricarsi di essere grandi estimatore degli Champagne? 🙂

  2. silvanovezzola

    febbraio 28, 2013 alle 10:37 am

    che bello sentire la voce libera e disincantata della Wilma emergere nel circo
    mediatico dei vinoscrittori. Bentornata, ci mancavi

    • wilma zanaglio

      marzo 1, 2013 alle 11:30 am

      grazie, Silvano! che bello avere degli amici!

      • Zakk

        marzo 1, 2013 alle 12:53 pm

        Ricordo anni fa, presso Le Carminacee in centro a Brescia un ottimo pranzo con qualche vino un po’ insolito per la monotonia bresciana.
        Wilma, lavora ancora nella ristorazione o ha completamento smesso? Nel caso, dove?

        • Franco Ziliani

          marzo 1, 2013 alle 1:46 pm

          A Madame Wilma la risposta

        • wilma zanaglio

          marzo 5, 2013 alle 10:51 pm

          La ristorazione è uscita dalla mia vita completamente dopo Carminacee! Non il vino quello non potrà mai! Ma caro Zakk non sai che piacere mi faccia che tu ti ricordi di Carminacee… grazie.

          • Franco Ziliani

            marzo 5, 2013 alle 11:15 pm

            in verità la tua esperienza delle Carminacee era doverosamente ricordata anche nella mia introduzione al tuo bell’articolo Wilma 🙂

  3. wilma zanaglio

    marzo 6, 2013 alle 11:13 am

    A Franco i ringraziamenti per la presentazione li ho fatti direttamente! Grazie soprattutto per il ‘bell’articolo’…

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