Questione Crémant: vogliamo provare a fare chiarezza? Ci aiuta a farlo Sisto

CrémantAlsace

Incredibile come i lettori di questo blog possano e sappiano essere protagonisti del suo sviluppo e dei suoi contenuti! A seguito di un mio articolo, che potete leggere qui, dedicato all’ipotesi che i produttori californiani di sparkling wines potessero definire Crémant le loro bollicine, avevo ricevuto un interessantissimo commento al post opera di un misterioso lettore che si firmava Sisto.
Nel testo il mio interlocutore mi chiedeva: “ma è proprio sicuro che il termine “Cremant” sia proibito, per legge, utilizzarlo? A me risulterebbe di no, ma posso sbagliare. Se lei si riferisce alla vecchia normativa del 1989, quella che tutelava i vari Cremant francesi e quello del Lussemburgo, a me risulta che sia superata dal solito reg 607/2009”. Ho capito subito di avere di fronte qualcuno che di legislazione vitivinicola ne sapeva, un qualcuno da cui il sottoscritto ed i lettori del blog avevamo sicuramente qualcosa da imparare.
Cosa ho fatto dunque? Ho contattato via mail il lettore e dopo uno scambio di messaggi gli ho chiesto se avesse voglia di preparare un contributo su questa interessante e complessa materia da pubblicare su Lemillebolleblog. Detto fatto.
Il risultato lo trovate qui davanti ai vostri occhi. Pur continuando a non sapere esattamente, ma poco importa, chi sia il misterioso Sisto, posso oggi orgogliosamente proporre la sua coltissima ed informata divagazione, che credo rappresenti il più dettagliato testo sulla materia. Non è un testo semplicissimo da leggere e forse un blog non sarebbe la sede più adatta, ma tant’è, la cosa importante è che oggi gli appassionati, che non sono pochi, di questa che non è una questione di lana caprina, possano ora leggerlo e rifletterci sopra.
Un dubbio mi assale, che i produttori di metodo classico italiani, volendo, avrebbero potuto continuare a definire Crémant i vini che sino al 1994 erano stati definiti come tali. O mi sbaglio Sisto?
Buona lettura!

Antefatto: l’articolo apparso su questo blog ove, commentando le dichiarazioni del professore universitario Tyler Colman, apparse su wine blog Dr. Vino relativamente al nome da dare agli spumanti prodotti in California, l’autore ad un certo punto sottolinea come “l’ipotesi California Crémant non è sostenibile, perché trattasi di nome riservato ad una serie di AOC francesi (Crémant de Bourgogne, Crémant d’Alsace, ecc) e all’orribile Crémant du Luxembourg. Ed in Italia dove l’uso del termine Crémant è ovviamente proibito…”. Segue un post di un lettore che esprime perplessità (quasi certezze) che, invece, il termine Crémant non sia così “riservato” come si pensa.

Il lettore in oggetto prova ora a riassumere i dati in suo possesso, non senza precisare immediatamente che questo è un caso veramente confuso che richiederebbe una presa di posizione definitiva e autorevole. Diverse fonti consultate non riescono a dipanare completamente i dubbi. L’obiettivo è anche perciò quello di raccogliere pareri, contributi, elementi che possano aiutare a risolvere l’ingarbugliata materia. Un esperto di legislazione enologica potrebbe senz’altro aiutare, meglio se però i chiarimenti provenissero da enti ufficiali (consorzi, ministero, commissione/consiglio europei).

Cominciamo dalla “vulgata”, conosciuta da tutti gli appassionati di vino e, in particolare, di spumante (preciso, sinora, che utilizzerò unicamente il termine italiano, legale/ufficiale, utilizzato da tutti e insegnato a studenti e corsisti vari e che, oltretutto, mi piace: spumante, ben sapendo che è il termine generico che designa una tipologia merceologica di vino in cui c’è di tutto e di più).

I Crémant sono degli spumanti a metodo classico, prodotti in Francia, realizzati in 7 regioni (Alsazia, Borgogna, Loira, etc.) e in Lussemburgo, di tipo AOC (questa sottolineatura non è banale). Da dove nasce questa combinazione? Dal fatto che sino al 31 agosto 1994, il termine Crémant poteva essere utilizzato per designare un qualsiasi spumante prodotto nella comunità europea (compreso quindi lo Champagne) con una pressione minore in bottiglia (circa 4,5 atm). Infatti, in Italia (basta ricordare la Franciacorta) si produceva spumante Crémant con quelle caratteristiche.

Ora, siccome la regione vitinicola dello Champagne aveva ottenuto che l’espressione “metode champenoise” fosse riservato solo ai propri vini metodo classico, le altre regioni francesi insieme alle altre zone spumantistiche europee chiesero di poter almeno utilizzare il termine Crémant. Infatti, visto che l’art. 6, n. 5, del regolamento (CEE) del Consiglio 13 luglio 1992, n. 2333, vietava, all’infuori dello Champagne, l’uso del metode champenoise (in vigore dal 1994), ci si poteva ancora basare sul dettato del regolamento cee n.2045/89 che vietava viceversa l’utilizzo del termine Crémant ai produttori di champagne. Tale regolamento attribuiva la definizione agli VSQPRD (sigla che è stata recentemente abolita insieme alle altre simili, con l’introduzione della nuova OCM-vino), prodotti in Francia e in Lussemburgo, in conformità ad un testo legislativo dello stato membro che ne regolamentasse la elaborazione.

Si osservi anche che il Reg CEE 2045/89 parla genericamente, per i Crémant, di spumante non entrando nel merito della modalità di elaborazione (questo è lasciato ai disciplinari dei 2 stati membri che prevedono, praticamente, solo metodo tradizionale).

Anche in seguito a vari ricorsi (famoso quello di un produttore storico di Crémant spagnolo), la situazione fu rimessa in discussone. Infatti, il regolamento n. 2333/92 fu modificato in virtù della sentenza della Corte di giustizia nella causa C-309/89 che annullò l’articolo 6, paragrafo 6, lettera b) del regolamento in oggetto e, conseguentemente, le condizioni di utilizzazione della dicitura «Crémant ».

Il nuovo Regolamento (CE) n. 1429/96 del Consiglio del 26 giugno 1996, in modifica a quello rimesso in discussione dalla Corte, sostituì l’articolo emendato con il seguente:

“la dicitura “Crémant” ai v. s. q. p. r. d.:

– ai quali lo Stato membro in cui è effettuata l’elaborazione attribuisce questa dicitura, associandola al nome della regione determinata,

– che sono stati ottenuti da mosti prodotti mediante torchiatura di uve intere per quanto riguarda i v. s. q. p. r. d. bianchi, entro il limite di 100 litri per 150 kg di uve vendemmiate,

– che hanno un tenore massimo di anidride solforosa di 150 mg/l,

– che hanno un tenore di zucchero inferiore a 50 mg/l,

e

– che sono stati ottenuti rispettando le eventuali regole particolari supplementari stabilite per la loro elaborazione e designazione dallo Stato membro nel quale ha avuto luogo l’elaborazione.

CremantBourg

Tuttavia, in deroga al primo trattino, per i v. s. q. p. r. d. cui lo Stato membro interessato non attribuirà la dicitura “Crémant” secondo la presente disposizione, i produttori di tali v. s. q. p. r. d. possono utilizzare tale dicitura purché essi l’abbiano tradizionalmente utilizzata durante almeno 10 anni anteriormente al 1° luglio 1996. Lo Stato membro interessato comunica alla Commissione i casi nei quali fa ricorso a tale deroga”.

Come si può vedere la precedente attribuzione, non sono più presenti i riferimenti a certe regioni come, quella più antica, la limitazione sulla pressione in bottiglia. Rimaneva però certo un fatto: da diversi decenni, alcuni stati membri (cioè la Francia) avevano disciplinari di Crémant per molte loro regioni. Intanto, in Italia o meglio in Franciacorta, il consorzio registrò nel 1995 il marchio “Satèn” da utilizzare al posto dei vecchi “Crémant” (quelli previsti dalla legislazione europea per gli spumanti con minor pressione in bottiglia). Ecco perché, come Crémant ricorda la crema, saten ricorda la seta.

Si arriva così al reg (ce) della Commissione n. 607/2009 (quello in vigore), del 14 luglio 2009, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette, le menzioni tradizionali, l’etichettatura e la presentazione di determinati prodotti vitivinicoli.

L’articolo 66 alla sezione 5 recita quanto segue.

L’espressione «Crémant» può essere usata soltanto per vini spumanti di qualità bianchi o rosati a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica di un paese terzo a condizione che:

a)

le uve siano vendemmiate a mano;

b)

il vino sia prodotto con mosto ottenuto dalla pressatura di grappoli interi o diraspati; la quantità di mosto ottenuto non supera 100 litri per 150 chili di uva;

c)

il tenore massimo di anidride solforosa non sia superiore a 150 mg/l;

d)

il tenore di zuccheri sia inferiore a 50 g/l;

e)

il vino risponda ai requisiti di cui al paragrafo 4 e

f)

fatto salvo l’articolo 67, il termine «Crémant» sia indicato sull’etichetta dei vini spumanti di qualità insieme al nome dell’unità geografica che è alla base della zona delimitata di produzione della denominazione di origine protetta o dell’indicazione geografica del paese terzo di cui trattasi.

Il disposto delle lettere a) e f) non si applica ai produttori titolari di marchi commerciali che contengono il termine «Crémant» registrati anteriormente al 10 marzo 1986.

C’è anche da dire che in un allegato XII del reg. ce in oggetto, solo il Crémant de Luxembourg è stato rivendicato come protetto, quindi tutti gli altri Crémant a denominazione di stati membri (cioè quelli delle 7 regioni francesi) non sono più tutelati.

Pertanto, si evince che:

  1. non si parla di metodo di elaborazione;
  2. si parla di “paese terzo” che, nel linguaggio della legislazione europea, significa “extra UE” (quindi, la Svizzera, è un paese terzo, come è noto);
  3. pressione e colore delle uve non rilevano;
  4. l’importante è che sia un vino a denominazione protetta o a indicazione geografica;
  5. certamente, non vi più (definitivamente) alcun rimando alla Francia o al Lussemburgo (e ai loro Crémant;
  6. un produttore della comunità che da anni metteva (prima del 1986) in etichetta il termine Crémant può utilizzarlo senza problemi.

CremantBourgogne

Ergo, tornando, al punto da cui siamo partiti, in California si può etichettare tutto il Crémant che si vuole (anche in Canton Ticino, senza andare molto lontano, dove del resto si parla italiano e si producono anche ottimi vini).

Quindi, dalla norma in vigore, risulta che solo negli stati membri non si possa utilizzare il termine Crémant.

C’è anche da dire che non risulta abrogato (né dal reg. ce 607/2009 attuale né da altri) il mitico reg.2045/1989 e quindi per gli stati membri la dicitura Crémant è riservata ancora per gli spumanti francesi e lussemburghesi.

In buona sostanza appare che il reg ce in vigore abbia voluto normare solo i Crémant extra UE o, meglio, la loro importazione, dato che non si vede come la legislazione della comunità europea possa andare poi concretamente a sindacare su come in Argentina, in Giappone, nel Botswana (sì anche qui si produce spumante) si voglia produrre uno spumante etichettato poi Crémant. Per il resto, stando alle carte, sembra ancora valido il testo del 1989.

Peccato che però esiste, ad esempio, una denominazione italiana, dedicata solo al metodo classico, che preveda (disciplinare Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, edito nel 2007 e aggiornato nel 2011, si vedano gli articolo 6 e 7) esplicitamente la versione Crémant. Si potrebbe obiettare che nel 2007 le denominazioni erano ancora approvati a livello nazionale (mentre ora, da circa 3 anni, qualsiasi prodotto DOP o IGP è approvato solo a livello europeo). La cosa però non vale per l’aggiornamento del 2011 e quindi si potrebbe parlare di una svista, anche se sembra assurdo tenuto conto degli iter burocratici che presiedono tali procedure.

In conclusione sembrerebbe che (il condizionale è d’obbligo):

i Crémant francesi e quello del Lussemburgo sono protetti,

gli stati non UE possano produrre Crémant in conformità al reg. ce in vigore;

se uno stato membro ha una denominazione protetta o un’indicazione geografica al cui interno una tipologia Crémant di spumante nessuno, di fatto, ha nulla da ridire;

probabilmente e forse a maggior ragione, nessuno se ne accorgerebbe se un produttore lo facesse fuori da una denominazione o indicazione (occorrerebbe che qualcuno o qualcosa, dentro o fuori lo stato membro, facesse opposizione). Probabilmente, costui replicherebbe “in base a cosa?”.

Sisto

PER LA VERSIONE INGLESE LEGGETE QUI

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

una cosa mi pare certa da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per Fermare il declino!

9 commenti

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9 commenti

  1. Giovanni Palazzi

    febbraio 6, 2013 alle 1:09 pm

    Già in passato su questo blog si era cercato di fare chiarezza. Complimenti a Sisto per il “tentativo”. A tal proposito desidero far presente due particolari. Il primo riguarda la non abrogazione del mitico reg. 2045/89 , ho dato una rapida occhiata è ho visto che tale regolamento si limita semplicemente a modificare alcuni articoli del reg.3309/85, questo “sì” risulta essere abrogato , quindi se il 2045 sia abrogato o meno non ha alcuna influenza ; il secondo punto riguarda l’art. 66 del reg. n. 607/2009 ove si dice “L’espressione «Crémant» può essere usata soltanto per vini spumanti di qualità bianchi o rosati a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica di un paese terzo ” : leggendo quel che c’è scritto, l’assenza di punteggiatura e le modalità utilizzate anche per gli altri articoli, io interpreto che “Cremant” può essere utilizzato…. o per le DOP (tutte) o per le indicazioni geografiche dei paesi terzi, e questo spiegherebbe molte cose. Ovviamente il condizionale è d’obbligo. Con cordialità.

  2. Pingback: Questione Crémant: vogliamo provare a fare chiarezza? Ci aiuta a farlo Sisto | Il Prosecco

  3. Giovanni Palazzi

    febbraio 7, 2013 alle 12:12 pm

    A questo punto, in attesa di interventi chiarificatori quali quelli auspicati nell’articolo (consorzi, commissioni, ministeri etc. etc.), propongo un’interpretazione basata su quanto esposto da Sisto, sul contenuto di alcuni regolamenti e su quanto da me scritto in precedenza .
    L’espressione «Crémant» può essere usata, come indicazione facoltativa in etichetta , in qualità di termine che si riferisce a un determinato metodo di produzione (reg. 479/2008), soltanto per vini spumanti di qualità bianchi o rosati a denominazione di origine protetta (qui non è specificato di un paese terzo e quindi tutte le DOP) o a indicazione geografica di un paese terzo, a condizione che sia un “metodo classico” (il riferimento al paragrafo 4 art.66, del reg.607/09 –non “approfondito” da Sisto- nella definizione di cremant è proprio questo, ) ovvero :
    sia spumantizzato mediante seconda fermentazione alcolica in bottiglia,
    sia rimasto senza interruzione sulle fecce per almeno nove mesi nella stessa azienda a partire dalla costituzione della partita (cuvée),
    sia separato dalle fecce mediante sboccatura.
    Inoltre, come da art.66 par.5 del reg.607/09,
    le uve siano vendemmiate a mano;
    il vino sia prodotto con mosto ottenuto dalla pressatura di grappoli interi o diraspati;
    la quantità di mosto ottenuto non supera 100 litri per 150 chili di uva;
    il tenore massimo di anidride solforosa non sia superiore a 150 mg/l;
    il tenore di zuccheri sia inferiore a 50 g/l;
    Come già segnalato il fatto che il reg. 2045/89, quello che avrebbe sancito l’uso esclusivo di cremant alla Francia e al Lussemburgo, risulti o meno abrogato è ininfluente in quanto andava a modificare alcuni articoli in un altro regolamento il 3309/85 che risulta ora essere abrogato , quindi i vari cremant francesi e lussemburghese non mantengono l’esclusiva dell’uso del termine cremant, ma mantengono, in quanto DOP, la protezione del nome della denominazione. Non è corretto dire che il Lussemburgo, in base all’ allegato 12 del 607/09, ha rivendicato il suo cremant ed i francesi no, infatti in tale allegato la Francia ha rivendicato la menzione tradizionale nazionale AOC comprendendo in essa tutte le AOC francesi, così come l’Italia ha rivendicato l’uso del termine DOC-DOCG etc , probabilmente il Lussemburgo ha dovuto rivendicare specificatamente il suo cremant in quanto menzione tradizionale nazionale o qualcosa del genere , ma ciò non si riferisce al termine cremant in sé e per sé, bensi alla denominazione .
    Penso che questa interpretazione dovrebbe chiarire e in qualche modo spiegare parecchi dubbi sull’uso attuale del termine, in particolare la presenza del termine in alcuni disciplinari, il fatto che comunque fino al 2008 era espressamente previsto anche in quello del Franciacorta ed il fatto che alcuni produttori continuino ad utilizzarlo senza problemi, visto che i disciplinari non ne proibiscono l’uso. Ovviamente in attesa di autorevoli interventi. Con cordialità.

    • Sisto

      febbraio 8, 2013 alle 1:39 pm

      Buongiorno, prima di tutto ringrazio il dott. Ziliani per lo spazio autevole, il suo blog, che ha voluto concedermi.
      Giovanni Palazzi fa un’interessante osservazione “grammaticale” (ah questo siamo arrivati parlando di vino!). Inoltre, aggiunge altre note legislative di cui lo ringrazio.
      Io non sono convinto che questa sia l’interpretazione corretta (praticamente stiamo parlando della posizione di una virgola accanto al termine “Paese Terzo”). Basta vedere cosa dice un illustre accademico che avvalora la tesi del paese terzo (cioè extra UE) del reg 607 (prof. Fino in http://www.lemillebolleblog.it/2011/11/29/cremant-possibile-o-proibito-in-italia-il-punto-di-vista-del-consorzio-franciaocorta/).
      Devo però aggiungere all’articolo un’informazione (che ho potuto intercettare solo pochi giorni fa ben prima dell’elaborazione del materiale in mio possesso) che sembra dare credito alla tesi di Palazzi (che, francamente, era quella che io avevo inteso all’uscita del 607). Infatti, l’edizione 2012 del testo di I livello dell’AIS (Il Mondo del Sommelier) a pag 149 afferma testualmente che “con l’adozione del regolamento CE 607/2009, l’espressione Crémant è ammessa solo per vini spumanti di qualità bianco o rosati DOP o IGP prodotti in un PAESE COMUNITARIO…”.
      Pertanto, un’associazione autorevole come AIS ha interpretato (ovviamente sull’edizione precedente questo passaggio non c’era) il passaggio legislativo in un’altra maniera, rispetto al “dettato lessicale” e ad altre interpretazioni anch’esse autorevoli. E quindi sia DOP che IGP di “paesi terzi” e non solo (come dice Palazzi) DOP “di paesi comunitari” e IGP di “paesi terzi”. E poi questo non spiega perché il termine cremant fosse utilizzato ben prima del 2009 anche da altri VQPRRD metodo classico (basta leggere il vecchio disciplinare dell’Oltrepò che conteneva già le versioni cremant).
      E comunque, tutto ciò (sia che “paesi terzi” si riferisca ai soli IGP e quindi gli spumanti DOP di paesi conunitari possano utilizzare il termine cremant) non va d’accordo con l’interpretazione di gente che insegna legislazione enologica all’università e che, francamente, è quello che risulta ad una lettura “piana” del passaggio in oggetto.
      Quindi, il mistero si infittisce vieppiù.
      Sisto

      • Sisto

        febbraio 8, 2013 alle 2:26 pm

        Naturalmente sopra ho commesso una svista: volevo scrivere
        E quindi sia DOP che IGP di “paesi comunitari” e non solo (come dice Palazzi) DOP “di paesi comunitari” e IGP di “paesi terzi”.
        Mi scuso e saluto.
        Sisto

  4. Giovanni Palazzi

    febbraio 8, 2013 alle 9:32 pm

    Tanto per sdrammatizzare, sul valore di una virgola : http://comefosseantani.tumblr.com/post/13543667881/il-valore-della-virgola .
    Non solo AIS , come ha segnalato da Sisto, ma anche ONAV (pag. 257 ”Manuale dell’assaggiatore” di recentissima pubblicazione) e soprattutto le Camere di Commercio ( si veda ad es. http://www.rc.camcom.it/upload/file/620/310031/FILENAME/Etichettatura_vini.pdf a pag. 6) , riportano “la mia interpretazione”.
    Per quanto concerne l’autorevolezza delle affermazioni del professor Fino che per mia mancanza non conosco, in un primo tempo, come appare del mio commento di allora , ne avevo assecondato il senso, ma ad una verifica più attenta, stimolata anche dall’articolo di Sisto, ho iniziato ad avere forti dubbi. @Sisto, se ha tempo e voglia di verificare i riferimenti legislativi riportati nel mio precedente blog vedrà che quanto sostenuto da Fino, anche da lei ripreso nell’articolo iniziale , non corrisponde all’attuale situazione , mi riferisco in particolare all’effetto della mancata abrogazione del reg. 2045/89 e alla non rivendicazione dei cremant Francesi da parte della Francia : in base a quanto sostenuto da Fino, in relazione all’allegato XII, la Francia non avrebbe rivendicato i cremant : in realtà ha rivendicato tutte le Aoc (compreso quindi tutti i cremant Aoc) , come l’Italia le Doc , le Docg, Igt etc. . Per dirimere questo dubbio è sufficiente dare un’occhiata all’allegato 12, se fosse sostenibile quanto detto da Fino, Francia e Italia non avrebbero rivendicato niente visto che non compare alcuna designazione specifica, probabilmente il Lussemburgo ha dovuto rivendicare il suo cremant, specificandone la designazione specifica, in quanto non classificabile come Aoc (rivendicati in toto anche dal Lussemburgo), ma Marchio Nazionale. Da semplice appassionato, non ho la presunzione di aver ragione ma, per quanto mi riguarda, l’uso del termine cremant mi appare ora molto più chiaro, mentre ho forti perplessità sul complesso delle affermazioni e interpretazioni riferite dal prof. Fino tramite Ziliani, nutrendo il dubbio che siano state il risultato di un rapido parere espresso dopo una veloce lettura del regolamento, questo sia detto nel massimo rispetto della persona e della professionalità del professore .

    • Sisto

      febbraio 9, 2013 alle 11:13 am

      Gent. sig. Palazzi ha fatto bene a aggiungere anche l’interpretazione ONAV sul suo testo di I livello nuovo (esattamente come per quelli AIS ho quello dell’edizione precedente, ma colmerò subito la lacuna).
      Approfondirò senz’altro anche i passaggi da lei citati, che conosco, ma che non mi erano sembrati, ad una lettura sicuramente superficiale, dirimenti per la nostra “vexata quaestio” (per il motivo che leggevo il punto e) par.5 art. 66 ovvero il rimando al par 4, ove si utilizza l’espressione dibattuta “vini spumanti a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica di un paese terzo” nell’intepretazione giuridicamente “piana”), anche confermato dalle fonti citate.
      Ad ogni modo, proviamo a fare un passo avanti (adesso sappiamo che le 2 principali associazioni in materia di vino in Italia sui loro nuovissimi testi di I livello hanno definitamente ribaltato la “vecchia vulgata” cui facevo cenno nell’articolo. E non è poco.
      Posto che, non appena altri sperabili “alti” contributi verranno a risolvere l’inghippo, mi impegno fi da subito a revisionare l’articolo alla luce delle diverse considerazioni emerse, già una cosa appare chiara (che, peraltro, era uno dei passaggi delle mie conclusioni “de facto” se non “de jure”): al caro dott. Ziliani e a tutti quanti noi “vecchi” appassionati di cose enologiche, possiamo già dire al 95% di probabilità dal 2009, la menzione Crémant si può affiancare a vini spumanti di qualità (con certi requisiti di produzione) che non siano i soliti 7 francesi + 1 lussemburhese che avevamo imparato e anche divulgato.
      Ad ogni modo, non mi sento di scrivere 100% in quanto rimane il dubbio “lessicale” del passaggio incriminato.

  5. Tommaso

    aprile 16, 2013 alle 2:50 pm

    In Francia si possono produrre cremant fatti con metodo charmat o no?

  6. Sisto

    dicembre 24, 2015 alle 4:40 pm

    A distanza di più di 2 anni, la questione è ormai chiarita definitivamente: Crémant non è (più) un termine esclusivamente appannaggio di denominazioni francesi. Il termine è normato dal regolamento UE descritto nel lungo carteggio di allora, più che sufficientemente corredato dalle fonti.

    A ulteriore conferma (a parte l’esempio che feci per l’Oltrepò), eccone un altro, ancora più illustre. Infatti, da qualche tempo Mattia Vezzola, nella sua cantina di Moniga (Costaripa), etichetta Crémant un suo metodo classico.

    http://costaripa.it/cremant-s-a/

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