La Franciacorta non la conosce quasi nessuno: parola del sommelier informatico Andrea Gori

logoconsorzio-franciacorta-300x181Cari amici delle “bollicine” che mi leggete da Firenze in giù e che magari dite di essere appassionati di quelle “bollicine” prodotte in provincia di Brescia che rispondono al nome di Franciacorta Docg, mettetevi bene in testa una cosa, voi e ancora di più quel vino non esistete!
Ristoratori di Bari, Brindisi e Palermo dove – l’ho visto con i miei occhi, ma forse vaneggiavo – nelle cui carte dei vini campeggiano fior fior di Franciacorta e non solo quelli della triade Bellavista – Cà del Bosco – Guido Berlucchi, ma molti altri, scelti con originalità e passione, smettetela di ostinarvi a credere in questa zona e riempite le vostre cantine esclusivamente di Champagne o di qualche metodo classico trentino delle solite aziende. Cosa cavolo perdete tempo a credere in una zona che nessuno o quasi conosce?
Dite che sto vaneggiando, che sto sparando c…..e? Niente affatto, sto solo riferendo l’illuminato (po fulminato?) punto di vista di un tizio che secondo una certa vulgata, che merita urgentemente un controllo da un punto di vista sanitario, ne capirebbe di vino. Tanto che, per opera dello Spirito Santo e di una serie fortunosa di circostanze irripetibili (partecipasse altre 10 volte non uscirebbe una sola altra volta il numero vincente che ha estratto con un culo gigantesco) ha addirittura vinto, due anni fa, il titolo di Ambasciatore italiano dello Champagne.
Sto parlando del “sommelier informatico” questo il nomignolo che si è dato, il fiore all’occhiello dell’Associazione Italiana Sommeliers nouvelle vague, e la punta di diamante della comunicazione dell’A.I.S. Toscana, che corrisponde al nome di Gori Andrea, che sul blog Intravino, in un post scritto in collaborazione con Jacopo Cossater, in un articolo infarcito dei consueti luoghi comuni e bagnato nel solito snobismo anti-franciacortino, se n’è uscito con questa eno-perla (scritto con la e, mi raccomando): “in Italia se si toglie la fascia che va da Milano a Verona, Franciacorta è un nome molto poco diffuso…”.
Non bastava, prendendo lo spunto da una bella occasione d’assaggio e di verifica organizzata sabato dall’eccellente azienda agricola Il Mosnel (cortesemente invitato ho dovuto dare forfait perché impegnato a discutere e degustare Amarone della Valpolicella a Verona) riempirsi la bocca parlando delle “tante paillettes di altri produttori” della “mancanza di appeal di Franciacorta all’estero (vero limite della denominazione)”, di “cantine che nascono e che hanno un successo quasi immediato grazie ad abili operazioni di marketing senza un prodotto ed una solida esperienza alle spalle”, e uscirsene affermando che “quasi nessuno riflette sul fatto che a livello varietale sono ancora pochi i pinot nero di eccellenza nella denominazione e che il pinot bianco è quasi del tutto assente”. Cosa che non è assolutamente vera.
Non ci si poteva “accontentare” di capire Roma per toma, ovvero che “si toglie un grande elemento di continuità tra annata e annata lasciando spesso il consumatore frastornato con vini che di anno in anno cambiano le loro caratteristiche in maniera forse eccessiva”, quando è la variabilità legata all’annata uno degli aspetti vincenti di queste “bollicine” bresciane.

Iachetti

Bisognava venire allo scoperto con l’eno-bischerata dal 2013, ovvero sostenere che il successo e la diffusione del Franciacorta è un fenomeno quasi esclusivamente “padano”. Cosa ancora più irreale se si pensa che il suo artefice è uno che la Franciacorta dovrebbe teoricamente conoscerla, che è addirittura stato invitato a parlare da “esperto” (di cosa non si sa bene…) ad una manifestazione sul Dosaggio Zero nel gennaio del 2012.
Domanda: ma certa gente prima di mettersi davanti ad un computer collega non la spina elettrica ma il cervello o spara così a caso pensando che nell’era della comunicazione diffusa, del Web, del perennemente connessi, quello che dice possa tranquillamente passare inosservato? Pia illusione.
Le nostre parole, quello che scriviamo, sono sotto gli occhi di tutti, sottoposti ad un vaglio continuo e impietoso che pesa non solo quello che viene detto, ma chi lo dice, quale autorevolezza abbia, quale capacità di fare opinione o di limitarsi all’esercizio dell’eno-blateramento.
Ecco perché chiudendo questo post sento di dire agli amici della Franciacorta che si trovano, e sono tanti, in Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia, Campania, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, persino Trentino, dove sono in tanti a non accontentarsi del solo Trento Doc d’ordinanza, di non prendersela troppo per queste sciocchezze. Giusto incavolarsi pensando, come dicono a Napoli, che non si mette “a’ fessa in mano alle creature”, ma con moderazione, perché in fondo, come avrebbe detto Enzo Iachetti, “so’ ragazzi”…

VERSIONE INGLESE QUI

___________________________________________________________

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

una cosa mi pare certa da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per Fermare il declino!

20 commenti

Condividi

20 commenti

  1. Ginevra

    gennaio 31, 2013 alle 6:05 pm

    non sia troppo cattivo Ziliani con questi ragazzacci e le loro enobischerate come le chiama lei 🙂

  2. Mario

    gennaio 31, 2013 alle 6:06 pm

    quanta foga nel difendere la Franciacorta! Sembra quasi di trovarsi di fronte ad un franciacortino. O sbaglio?

    • Franco Ziliani

      gennaio 31, 2013 alle 7:53 pm

      franciacortino non nato in Franciacorta, non residente in Franciacorta, senza collegamenti con alcuna azienda della Franciacota. Senza mogli, morose o amanti in Franciacorta, ma con tanti amici in Franciacorta, zona che frequento dal 1984, quando incontrai per la prima volta, entrambi più giovani, Maurizio Zanella per un’intervista per la Gazzetta di Parma. Quasi quasi chiedo a Maurizio se può fare qualcosa per farmi nominare franciacortino ad honorem, visto il nome e cognome che porto e la mia fedeltà alla causa…. 🙂

  3. Michela Muratori

    febbraio 1, 2013 alle 10:05 am

    mamma Franco mi fai morire dalle risate!! povero Andrea, però mannaggia è vero con tutto il lavoro che stiamo facendo a Napoli! E la mitica Pia Berlucchi grande ambasciatrice del Franciacorta in Sicilia, e per ultimo non dimentichiamoci che a dicembre su wine spectator e wine enthusiast erano recensite più di 10 aziende franciacortine con punteggi che andavano dagli 80 ai 95 punti, poi Tokyo, Shanghai… Il lavoro è lungo ma ragazzi abbiamo solo 50 anni di vita (che per una denominazione nel mondo del vino è adolescenza!) cosa volete da noi?!?

    • Franco Ziliani

      febbraio 1, 2013 alle 10:38 am

      Michela, da voi giovani franciacortini non voglio niente, solo che continuiate con la stessa grinta e con identico entusiasmo. Vorrei invece che i novelli comunicatori del vino via Web – non li chiamo giornalisti: non lo sono e non lo saranno mai, questione di testa e di maturità, non un semplice tesserino dell’Odg – evitassero panzane come quella di cui ha dato dimostrazione ieri il cosiddetto “esperto” di Firenze. Che, mi sembra di ricordare, qualche azienda franciacortina – le dice qualcosa Michela? – avesse scelto come esperto e relatore in occasione di una manifestazione sul Dosaggio Zero. Ognuno é libero di scegliere gli interlocutori che vuole, i Fede & Tinto, i sommelier rampanti più o meno “informatici”. Perciò pretendere che certe persone non dicano scempiaggini ogni tanto é come pretendere che la Juventus non perda il vizio di “rubare” gli scudetti..

  4. bevo_eno

    febbraio 1, 2013 alle 11:53 am

    L’Ambasciatore italiano dello Champagne può essere obbiettivo solo come un interista quando parla di Juve… relativamente al franciacorta, non so se mi capisce…

  5. Roger Marchi

    febbraio 2, 2013 alle 5:26 am

    Scusami Franco, in occasione della vittoria di Gori nel 2011 tu eri in giuria e raccontasti su questo blog di una “prova sostanzialmente brillante” grazie a una “buona conoscenza della materia e una certa dimestichezza nel comunicare e raccontare l’unicità e la grandezza della Champagne”. Adesso leggo di una vittoria ottenuta grazie all’ “opera dello Spirito Santo e di una serie fortunosa di circostanze irripetibili (partecipasse altre 10 volte non uscirebbe una sola altra volta il numero vincente che ha estratto con un culo gigantesco)”. Insomma, ma come andò esattamente questa vittoria di Gori? 🙂

    • Franco Ziliani

      febbraio 2, 2013 alle 8:40 am

      Come andò veramente lo sa lo stesso inopinato vincitore. Per una serie di circostanze a lui favorevoli si trovò praticamente senza avversari, perché uno, molto bravo, andò nel pallone dopo pochi minuti, con una prova sostanzialmente nulla e ingiudicabile. E l’altro candidato, molto in gamba, troppo in gamba, andò fuori tema. Quindi fu quasi “per disperazione” che la giuria, di cui facevo parte, dovette decretare, in assenza di alternative, la vittoria, assolutamente non annunciata e sulla carta quasi impossibile, del furbo “prezzemolino” fiorentino. Quanto alla mia cronaca di quella vittoria, assolutamente non annunciata e prevista, tu mi conosci e mi leggi: ti sembra che denoti entusiasmo e convinzione il mio definire “sostanzialmente brillante” (e il sommelier informatico sostanzialmente lo é, anche quando scrive eno-bischerate sulla Franciacorta sconosciuta) la prova del Gori? La lingua italiana mi permette ben altre espressioni quando voglio dire che qualcuno in un concorso ha vinto bene e si é imposto senza sé ne ma…

      • Roger Marchi

        febbraio 5, 2013 alle 1:18 am

        Grazie della risposta, Franco. Comunque, mi sa che hai ragione su Gori. Il sommelier fiorentino è poco informato, sennò avrebbe citato un’area dove il Franciacorta (insieme al Prosecco) gode di notevole popolarità: l’Oltrepò Pavese! 🙂

  6. Elisabeth

    febbraio 3, 2013 alle 4:51 pm

    Mi sento che devo fare un commento anche su questo blog.
    Anche se di origine….. non sono italiana …..ma mi sono guadagnata in Polonia il titolo di “ambasciatrice del Franciacorta”. E’ stato un percorso difficile ma grazie ad un prodotto valido, sono riuscita a presentarlo e ormai i piu’ noti produttori di questo vino sono conosciuti su quel mercato. Anche grazie al mio lavoro

  7. Pingback: Lemillebolleblog diventa A thousand bubbles su Webflakes | Il Prosecco

  8. Saverio Palmieri

    febbraio 11, 2013 alle 9:06 am

    Buon giorno Dott. Ziliani.
    Come ben Lei sa, l’ignoranza e la presunzione sopratutto nel nostro campo, la fanno da padrone, come pure la saccenza.
    E dire che i miei maestri Sommeliers, Nerio Raccagni e Franco Colombani in testa, che mi consegnarono nel lontano 1978 il diploma mi raccomandarono sempre, oltre a studiare e conoscere, l’arte dell’umiltà.
    Probabilmente il ‘soggetto’ cui si riferisce, il giorno che ha deciso di dimenticarsi della Docg ….bresciana, non aveva neanche aperto ….l’atlante geografico……
    Cordiali saluti nell’attesa di incontrarLa personalmente.

    Saverio Palmieri
    Sommelier

    • Franco Ziliani

      febbraio 11, 2013 alle 9:35 am

      caro Saverio, l’aver citato il nome, per me sacro, di Franco Colombani, la rende automaticamente simpatico.
      Eh sì, certi soggetti l’umiltà non sanno proprio cosa sia…

  9. Pingback: Enosnob antifranciacortini: ecco un nuovo iscritto al club | Blog di Vino al Vino

  10. andrea li calzi

    maggio 13, 2014 alle 2:29 pm

    ritengo semplicemente che la Franciacorta debba mantenere la stessa grinta nel proporre i suoi prodotti e la valorizzazione del marchio,ma debba imporsi di migliore la qualità media del suo prodotto nella varie aziende perchè nell’interesse del consumatore occasionale, non è giusto imbattersi 80 volte su cento in prodotti privi di carattere,personalità e sopratutto ruffiani che allontanano di molto il consuamtore dal concetto vero di ciò che è cmq sempre metodo classico anche se lo chiamano Franciacorta!cosa che invece avviene in Trentino dove la media della qualità è molto più alta,questo è innegabile.

    • Franco Ziliani

      maggio 13, 2014 alle 3:57 pm

      Andrea prendo atto del suo giudizio, della sua valutazione percentuale, della sua netta preferenza per i prodotti trentini.
      Mi sembra una valutazione un po’ tranchant e non so quanto attendibile, ma la registro, anche se le accuse che lei formula, e soprattutto quella secondo la quale i Franciacorta, (anzi l’80 dei Franciacorta) allontanerebbero di molto “dal concetto vero di ciò che é comunque metodo classico”, opinione peraltro non molto chiara, mi sembrano più sparate che giudizi ponderati.

  11. Paolo

    luglio 17, 2015 alle 3:45 pm

    Divertente leggere oggi questo post.

    • redazione

      luglio 17, 2015 alle 3:56 pm

      in effetti le cose che dice quel tale sono sempre fonte di divertimento assicurato… L’importante é non prenderlo sul serio…
      E se poi altre persone, in altri contesti, hanno espresso, in base a loro valutazioni, concetti simili, non vuole dire niente. Quando il fiorentino fece queste valutazioni non si poteva non considerarle come facezie, barzellette, chiacchiere da bar…

  12. renato

    luglio 23, 2015 alle 9:37 pm

    Se le dichiarazioni di Gori sono ancora oggi cosi ridicole, provi un po’ a richiamare questo articolo in cima al sito, dato che essendo vecchio ormai nessuno lo legge. E vediamo un po’ cosa ne pensano i suoi lettori….

    ps. I contesti non centrano nulla. Gori e il presidente del consorzio dicono esattamente la stessa cosa (anzi, il secondo e’ perfino piu’ draconiano). Il vetro e’ fatto x imbottigliare il vino, non per arrampicarcisi sopra.

    • redazione

      luglio 24, 2015 alle 6:12 pm

      le dichiarazioni di quel tale, a.g., sono ridicole a prescindere. Non aggiungo altro. Non mi arrampico su nessun vetro

Lascia un commento

Connect with Facebook