Alta Langa Cocchi: portabandiera e fiore all’occhiello della denominazione

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8


TococordeCocchiHo più volte scritto dell’Alta Langa Docg e dei suoi vini, trovandone alcuni decisamente convincenti e buoni ed altri meno, e ora, confermando la mia fiducia in questa denominazione piemontese, che deve ancora compiutamente trovare una propria identità ed una giusta dimensione (la produzione, affidata ad una decina di aziende, è intorno alle duecentomila bottiglie) voglio nuovamente parlare dopo due anni, l’avevo già fatto proprio all’inizio dell’avventura di questo blog, dell’azienda che a mio avviso più di qualsiasi altra merita di essere definita la cantina leader dell’Alta Langa. Quella che produce i metodo classico che nettamente a me piacciono di più.

Sto parlando della Giulio Cocchi di Cocconato d’Asti, casa sorella della Azienda vitivinicola e di invecchiamento Bava, produttrice di eccellenti vini, base Barbera e non, di Langhe e Monferrato. Come si legge sul bel sito Internet aziendale, “la Giulio Cocchi, con i suoi centoventi anni di storia è tra le imprese astigiane inserite nel Registro nazionale delle Imprese Storiche istituito dall’Unione italiana delle Camere di Commercio” e prende nome da Giulio Cocchi “un personaggio creativo e intraprendente di origini fiorentine dove sembra abbia lavorato nel bar più noto in piazza del Duomo. A fine Ottocento si trasferì ad Asti ed aprì una attività artigianale di liquorista e spumantista con una propria produzione di vini aromatizzati speciali dei quali due ricette in particolare, il Barolo Chinato e l’Aperitivo Americano, divennero subito famose”.

Dalla fine degli anni Settanta  la Cocchi è di proprietà della famiglia Bava, che ha modernizzato la produzione aziendale ed ha rilanciato e fatto del Barolo Chinato Cocchi un prodotto di culto in tutta Italia”.

Alla Giulio Cocchi credono moltissimo nell’Alta Langa e nella sua forte identità piemontese, tanto che per due dei loro metodo classico, il Bianc d’Bianc ed il Rösa, utilizzano toponimi piemontesi piuttosto che i termini francesi Blanc de Blanc e Rosé. Mentre per il terzo vino, il Totocorde, utilizzano un avverbio latino che incia un’adesione cordiale e completa.

Regista dell’operazione Alta Langa è l’enologo di famiglia Giulio Bava (coadiuvato dai fratelli Roberto e Paolo, che come lui hanno appreso l’arte dal babbo Piero) che è un raffinato cultore delle “bollicine” e si sta davvero spendendo come pochi per far sì che Alta Langa Docg diventi un’espressione importante e conquisti un numero sempre maggiore di appassionati.

Nella non lontana mia degustazione onnicomprensiva di Alta Langa, fatta lo scorso ottobre presso la Locanda Gancia di Santo Stefano, opera del geniale architetto Tobia Scarpa, tutti e tre gli Alta Langa della Giulio Cocchi mi hanno pienamente convinto e conquistato.

Ecco quindi il racconto delle mie impressioni di degustazione partendo dall’Alta Langa Totocorde 2006, blend di Pinot nero (70%) e Chardonnay (30%), affinato 48 mesi sui lieviti. Notevole intensità di colore, un paglierino oro leggermente ramato, naso maturo, agrumato, con frutta secca in evidenza, con vene speziate e una bella sgranatura aromatica che richiamo il pompelmo. Bocca ricca, piena, salda, ben strutturata, larga e succosa, gusto molto consistente, ma ha freschezza, una bellissima acidità nervosa, allungo e dinamismo, buon equilibrio e persistenza.

BiancdbiancCocchiProseguiamo con l’Alta Langa Bianc d’Bianc 2006, con il quale “Cocchi vuole esaltare la “razza” del territorio e l’espressione dello Chardonnay in purezza. La cuvèe è composta dalle uve bianche di una sola vigna posta a 320 metri di altezza, dal terreno marnoso-calcareo e il biotipo coltivato è quello di Borgogna. Il dosaggio è particolarmente contenuto”.
La vinificazione prevede che “i torchi vengono caricati con 4.500 kg di uva da cui si ottengono 2450 litri di mosto fiore di Chardonnay. La prima fermentazione alcolica avviene in piccoli tini di acciaio per quasi tre settimane, al termine delle quali il vino viene raffreddato per favorire il deposito dei fondi. La formazione della cuvée avviene a fine inverno, incorporando il vino dei piccoli tini, tutti rigorosamente della stessa vendemmia. La presa di spuma avviene nelle bottiglie accatastate e si completa con una lunga maturazione al fresco e al buio per 36 mesi”.

Colore paglierino oro brillante molto luminoso e splendente, perlage fine e continuo, naso ricco, maturo, solare, con una buona prevalenza di frutta gialla, mandorla e accenni di miele. Bocca ricca e piena, ben strutturata con grande ampiezza e materia succosa, gusto lungo di buona persistenza equilibrio e complessità, con finale lungo e vivo.

Ci sarebbe poi da parlare, battendo le mani perché lo merita, all’Alta Langa Rösa, un Rosé interamente a base di Pinot nero, affinato 40 mesi sui lieviti, ma permettetemi di rimandare il discorso su questo vino ad un altro momento e forse, chissà, ad un’altra sede, dove di rosati con “bollicine” o senza, parlo diffusamente. Ai Bava e alla Giulio Cocchi i miei complimenti più sinceri per il loro eccellente lavoro…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

una cosa mi pare certa da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per Fermare il declino!

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  1. Pingback: Alta Langa Rösa 2007 Giulio Cocchi | Il Prosecco

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