California Crèmant: un simpatico dibattito su quale nome per gli Usa sparkling sul blog Dr. Vino

DrVino-Colman

Anche negli Stati Uniti il dibattito sulle “bollicine” o meglio, sul nome da dare alle “bollicine”, metodo classico in particolare, che in Italia ha assunto tinte comiche oppure di assoluta malinconia, sta prendendo quota, anche se con sfumature che fanno pensare trattarsi di simpatiche “americanate”.

Lo dimostra un post di questi giorni, pubblicato sul seguitissimo, autorevole wine blog Dr. Vino (nessuna confusione con Doctor Wine, please) del professore universitario Tyler Colman il quale s’interroga su quale nome dare agli sparkling wines californiani. Colman esordisce sottolineando che “sparkling wine” tout court è un termine un po’ troppo anonimo e visto che ora chiamare, come si è fatto per troppo tempo, California Champagne i metodo classico californiani, è diventato – evviva! – improponibile, si chiede se non si possa fare come altrove. Come in Francia, dove “le altre bollicine sono conosciute come Crémant”, o in Spagna, dove hanno il Cava, in Germania con il Sekt, o nel Regno Unito, dove qualcuno dice che gli English Sparkling wines potrebbero chiamarsi Britagne.

Si tenga conto che ci è andata di “c..o”, visto che Colman non ha scritto che l’Italia ha già il suo Prosecco, oppure, peggio ancora, il suo Talento… Mentre il professore universitario americano non ha purtroppo, come sarebbe stato bello, ricordato che in Italia i nomi per i metodo classico ci sono già, ad esempio Trento o Franciacorta… Ancora molto lavoro da fare quindi per chi ha creato, non si sa bene con quale utilità, il sito Internet Franciacorta wines

Ciò detto, Colman, che è sempre molto lucido, ma in questo caso ha avuto un deficit di lucidità, ha tirato fuori dal “cappello del mago” una proposta: cosa ne direste di California Crémant? Doppiata da quella, già più sensata, di un acronimo tipo CSW, ovvero California Sparkling wine. Dimostrando di quale “creatività” siano capaci i nostri amici americani (una sola M please, e nessuna ironia o auto-ironia in stile Alberto Sordi) sono subito venute fuori, da parte dei lettori che sono intervenuti con commenti al post, una serie di proposte talvolta di lunare consistenza.

C’è chi propone di chiamarle California Stars (con la variante Oregon o Virginia, visto che anche in quegli Stati si producono sparkling), oppure California Bubbly, o ancora Calipagne, mettendo insieme (sono duri a mollare il riferimento allo/a Champagne) California e Champagne. O ancora American Effervescent Wines, “con un bel logo di bollicine” a sostegno, e “lasciando che sia la reputazione dell’azienda a determinarne il prestigio” oppure “una bella etichetta”.

CaliforniaChampagne

Ma c’è ancora chi propone “FizzUS o FizzAM” e qui siamo già nel campo del delirio, o di qualche talentosa influenza… Però, come ho fatto notare a Colman, intervenendo con un mio commento al suo blog, l’ipotesi California Crémant non è sostenibile, perché trattasi di nome riservato ad una serie di AOC francesi (Crémant de Bourgogne, Crémant d’Alsace, ecc) e all’orribile Crémant du Luxembourg. Ed in Italia dove l’uso del termine Crémant è ovviamente proibito (tranne che per qualche irriducibile nostalgico che lo usa ancora…) la regione metodoclassicista più sveglia, la Franciacorta, ha coniato il termine (ahimé di suono e ispirazione franciosi) Satèn per gli ex Crémant. E ho invitato Tyler Colman ed i suoi lettori born in Usa a finirla di ispirarsi alla Francia e di trovare, sono o non sono i maestri del marketing?, un bell’American name per le loro bubbles, californiane o di altro Stato.

Sicuramente questo dibattito su Dr. Vino dimostra una cosa: che ogni mondo è paese e che è dura fare capire che invece di perdere tempo ad individuare improbabili nomi collettivi per le “bollicine” o per i metodo classico, sia decisamente meglio, soprattutto quando si ha la fortuna di disporre di una denominazione specifica, fare opera di educazione e di cultura (quella che ad esempio cerca di fare questo blog) nei confronti dei consumatori abituandoli a chiamare i vini con il loro nome.

Cosa che ha già fatto, da vera maestra, la Francia, secoli fa, scegliendo di chiamare Champagne e non, che ne so, bulles françaises o mousseux de France o peggio ancora… Talent, i propri magnifici, ineguagliabili méthode champenoise… Ma quella è la patria della clarté, degli illuministi e di René Descartes, non il Paese “d’o sole”, dove “fatta la legge, trovato l’inganno” o dove ci s’ingegna, se così si può dire, a salvare capra e cavoli

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

una cosa mi pare certa da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fermare il declino!

 

4 commenti

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4 commenti

  1. Sisto

    gennaio 18, 2013 alle 7:40 pm

    Buonasera dott. Ziliani,
    Ma è proprio sicuro che il termine “Cremant” sia proibito, per legge, utilizzarlo?
    A me risulterebbe di no, ma posso sbagliare.
    Se lei si riferisce alla vecchia normativa del 1989, quella che tutelava i vari Cremant francesi e quello del Lussemburgo, a me risulta che sia superata dal solito reg 607/2009, quello in vigore, il quale non fa cenno alcuno a eventuali territori associati alla tipologia cremant dello spumante.
    Ai corsi ONAV, AIS e, soprattutto, nei corsi di laurea in enologia, non si insegna (almeno adesso, probabilmente prima era così) che il termine cremant sia, per legge, assciabile solo allo spumante con metodo dela rifermentazione in bottiglia della Borgogna, dell’Alsazia, etc.
    Ripeto, magari mi hanno dato un’informazione errata oppure c’è confusione/sovrapposizione tra i 2 testi se quello del 1989 non è stato ritirato.
    O forse è il cavillo del “paese terzo” (rispetto al territorio UE), citato nel reg. CE in oggetto, che non considero?
    Sisto

    • Sisto

      gennaio 20, 2013 alle 9:55 am

      Dopo qualche approfondimento, mi sento di confermare quanto sopra da me osservato. Prova ne é che esistono disciplinari in ambito UE, che quindi hanno superato tutte le verifiche e validazioni di legittimità e conformità, che prevedono la versione cremant dello spumante. Anzi, questi testi ovviamente sono conformi all’art.66 punto 5 del già citato reg. CE tanto vero che si riferiscono indifferentemente a spumante bianco o rosato (circola ancora il mito che il cremant sia solo blanc de blancs). Un esempio di disciplinare in ambito UE che prevede un cremant: Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, ed. 2007 e agg. 2011, art. 6 e art. 7.
      Pertanto, Cremant è, ai sensi della legislazione comunitaria vigente, una particolare tipologia di spumante elaborato con metodo della rifermentazione in bottiglia ma che NON ha (più) alcun legame con determinati territori (menzioni di origine protette).
      Le do atto, dott. Ziliani, che sul suo blog di questo tema si è già parlato, anche autorevolmente. Però, a meno di smentite con evidenza oggettiva da parte di un prof. universitario di legislazione enologica, appare che l’opinione diffusa sul termine cremant sia destituita (ora, prima non era così) di ogni fondamento.
      Saluti

      • Franco Ziliani

        gennaio 20, 2013 alle 10:49 am

        Sisto, mi piacerebbe entrare in contatto con lei per approfondire il discorso, che trovo estremamente interessante. Mi può contattare al mio indirizzo e-mail?

  2. Giacomo

    gennaio 21, 2013 alle 10:52 am

    Ciao Franco, inutile dirti che questa storia dei nomi mi fa un po’ sorridere, credo che, così come ha fatto la Franciacorta e altre denominazioni, sarebbe il caso di dare un nome e cognome alle zone dove si produce spumante. Il fatto che si produca spumante indica che il territorio (e i produttori) possiede alcune peculiarità che mettono in evidenza il fatto di produrlo. Ripescare vecchie diciture, permesse o no, non giova alla vendita crea solo confusione e ingannevoli sovrapposizioni, che fanno allontanare dal consumo.

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