Franciacorta Extra Brut riserva 2004 Bersi Serlini

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
7


Passano gli anni, sicuramente la vita ci cambia e ci fa, almeno si spera, evolvere, e magari diventare migliori, ma quello che non cambia, soprattutto ad una certa età che l’anagrafe si incarica di definire “matura”, sono i nostri gusti, soprattutto a tavola e riguardo al vino.
C’è poco da fare, parlando di metodo classico, ed in questo caso di Franciacorta, il mio gusto più passano gli anni, più mi fa prediligere i vini più secchi. Quelli che per alcuni sarebbero anche i vini “più estremi”, quelli meno “ruffiani”, che non ricorrono alla lusinga furbetta della morbidezza favorita da un dosaggio degli zuccheri più abbondante, e che mantengono quasi il grado di dolcezza, naturale, espresso dalla qualità dell’uva utilizzata.
Insomma, tenetevi pure il 90% dei Satèn e dei Brut più facili e immediati, e lasciatemi per favore Extra Brut e Dosaggio Zero a profusione.
Fatto questo mio convinto “outing” eno-bollicinaro, non posso che confermare, anche se è cambiata l’annata, e si tratta ora del 2004 e non del 2002, quello che ebbi a scrivere nel novembre di due anni fa. Quando dopo una visita in cantina fatta in compagnia di due bravi colleghi polacchi, Mariusz Kapczynski, alias Vinisfera, e Wojtek Bonkovski, ovvero Polish wine guide e Winicjatywa, invitati dalla “ambasciatrice” del Franciacorta e di altri vini di qualità in Polonia, Elisabeth Poletti, dissi che l’Extra Brut riserva prodotto nella bella cantina di Provaglio d’Iseo, situata in un sito cluniacense fondato dai monaci benedettini che, intorno all’anno 1100, si insediarono in tutta la Franciacorta, dall’azienda agricola Bersi Serlini, produttrice di Franciacorta, da 35 ettari di vigneti di proprietà, da oltre trent’anni, merita attenzione e rispetto.
Alla Bersi Serlini prediligono lavorare con lo Chardonnay, che definiscono “il vitigno per eccellenza che dona eleganza e finezza, finissimo perlage e profumi floreali nel bicchiere. Emozioni e piaceri sensoriali”, ma nel loro Extra Brut accanto ad una predominanza di Chardonnay c’è anche una quota del 20-30 per cento di Pinot bianco, che contribuisce a dare complessità e nerbo al vino e a caratterizzarlo.
Uve provenienti da vecchi vigneti a guyot con 4300 piante ettaro e da impianti più recenti, dove la densità arriva a 5000 piante, con un numero ridotto di gemme per pianta resa possibile da una viticoltura di precisione applicata.
Un vino, questo Franciacorta Extra Brut riserva, che riposa molto lungamente, ben sette anni, sui lieviti, e che nonostante questo periodo di affinamento molto prolungato rimane fresco e vivo. Forse anche merito della giacitura particolarmente felice e vocata, dove si trovano i vigneti e di questa particolare area di produzione, che regala vini che hanno un’indubbia serbevolezza.
Da un esemplare con sboccatura dichiarata del febbraio 2012 ho ricavato queste note: naso abbastanza maturo ed evoluto, che inizialmente mostra qualche segno di stanchezza, ma che progressivamente fa emergere note sapide e fresche e una certa mineralità.
Bocca piuttosto fresca e viva, sorretta da una bella acidità che spinge e da una certa energia. Un Franciacorta più verticale e sottile che ampio, che si fa ancora bere piuttosto bene nonostante i suoi annetti…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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